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Diritto di critica | August 18, 2017

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La critica, linfa vitale per la democrazia

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art. 1). Non è mai banale citare il primo articolo della nostra Costituzione, perchè in esso è racchiusa l’essenza di questo Paese. Chi è nato sullo “stivale” ha ereditato libri di storia che ampiamente raccontano quanti sacrifici e quanto sangue sono stati donati per costruire una nazione libera, democratica e moderna. Nonostante ciò, le generazioni nate dopo decenni di proteste e conflitti sociali, sono abituate a godere delle libertà e del benessere senza avere una reale consapevolezza di quanto è costato, umanamente parlando, raggiungere queste conquiste. Spesso questo stato di cose rende meno interessanti i dibattiti politici e gli scandali nazionali, poichè vengono considerati distanti dalla quotidianità e quindi meno invasivi  nella vita dell’individuo. Il disinteresse dilagante rende i cittadini spesso incapaci di esprimere un’opinione informata su episodi politici che dovrebbero interessare l’opinione pubblica. La disinformazione spalanca la strada a potenziali manipolazioni da parte dei gruppi di potere, che possono attingere dal bacino elettorale gli adeguati consensi per perseguire i loro fini talvolta extra-programmatici. Dall’estero giungono considerazioni ed osservazioni poco confortanti in merito al nostro paese. L’Italia viene vista come una democrazia atipica, dove la criminalità organizzata, il razzismo e gli scandali sono ingredienti troppo spesso presenti nella vita politica del paese.

http://freedomhouse.org
Scarica il rapporto 2009 (ENG) della freedomhouse.org

Secondo quanto reso noto dalla Freedom House, un istituto di ricerca americano dedito al monitoraggio della libertà nel mondo, l’attuale stato di salute della stampa italiana è talmente malandato da meritarsi l’appellativo di “partially free” (parzialmente libero), unica nazione europea occidentale. Il declassamento del nostro livello di libertà è, secondo quanto riportato dal documento dell’istituto stesso, direttamente riconducibile alla recente vittoria elettorale della coalizione di centro destra, guidata da un imprenditore che possiede un ingente numero di televisioni e giornali, ed influenza direttamente i media concorrenti. Peggio di noi troviamo Corea del nord, Turkmenistan, Birmania, Libia ed Eritrea. Un fatto profondamente grave. A pagina 8 del documento generale liberamente diffuso si può leggere quanto segue: «L’Italia è scivolata nell’area dei Parzialmente Liberi grazie all’uso accresciuto delle corti di giustizia e di leggi contro la diffamazione per limitare la libera espressione, all’aumentata intimidazione di tipo fisico ed extralegale da parte della criminalità organizzata e di gruppi di estrema destra e a preoccupazioni relative alla proprietà dei media. Il ritorno del magnate dei media Silvio Berlusconi al governo ha risvegliato timori sulla concentrazione dei mezzi privati e posseduti dallo stato sotto il controllo di un unico leader». Nel 2005 la Freedom House aveva già redatto un documento che classificava l’Italia come una nazione parzialmente libera, non suscitando però particolari polemiche e passando inosservato agli occhi dei media nazionali. Sicuramente tutto ciò è motivo di profonda vergogna per tutti quei cittadini italiani che vivono onestamente e che hanno particolarmente a cuore la libertà di espressione. Questo stato di cose, congiuntamente ai recenti episodi di censura nei confronti di giornalisti, comici e presentatori che hanno criticato il governo, mi esorta a ricordare l’importanza della libertà di esprimere il proprio dissenso.

La politica è lo strumento attraverso il quale la collettività esercita, in maniera prevalentemente indiretta, quella sovranità che l’art. 1 della Costituzione le attribuisce espressamente. La critica politica ha lo scopo di provocare una reazione, una risposta sul modo di gestire la cosa pubblica. Attraverso di essa viene attuato un controllo sull’esercizio della sovranità che l’art. 1 della Costituzione affida al popolo. Si può scorgere nella collettività un generale interesse alla critica politica, poiché il suo esercizio stimola un dibattito sull’esercizio della sovranità. Interesse pubblico alla critica politica significa che la collettività considera costruttivo per l’esercizio della sovranità che un personaggio venga attaccato nelle sue posizioni, o per i suoi comportamenti politici, proprio per stimolare una reazione, alimentando così il dibattito democratico su una questione politica di interesse pubblico (difesadell’informazione.com).

Alla luce del fatto che l’informazione di questo  non è più libera, emerge urgentemente la necessità di utilizzare le risorse ancora indipendenti come la rete per esercitare il proprio diritto di critica in merito alle scelte del governo, dell’opposizione, e di tutti coloro che si occupano della cosa pubblica. Auspico che le pagine che verranno pubblicate su questo blog servano quei principi di libertà che ritengo fondamentali per mantenere in buona salute la democrazia nel nostro paese.

Fonti: Libertà di stampa: l’Italia fa un passo indietro, unica nazione in Europa (Corriere.it) ; E l’Italia scivolò tra i paesi semi-liberi (Repubblica.it)
Documenti: Bozza del documento della Freedom House sull’Italia (PDF 2009)

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