Lampedusa, porta d’Europa. I dati di Frontex sull’immigrazione clandestina



Si chiama Nautilus IV ed è la nuova missione europea per contrastare l’immigrazione clandestina nel Canale di Sicilia. Pattugliatori dell’agenzia europea Frontex che quotidianamente incrociano nel Mediterraneo per bloccare i barchini carichi di migranti, in partenza dalla Libia e dalla Tunisia. Piccole formiche nel mare che quasi sfuggono ai binocoli delle marine europee.

«Quando approdano a Lampedusa ti chiedono subito “Train? Station?” Sono convinti di essere arrivati in Sicilia», mi ha raccontato un pescatore durante il mio ultimo viaggio a Lampedusa. «Arrivati a metà del tragitto che divide Lampedusa dalla Libia, lo scafista dà il timone in mano ad uno dei passeggeri e gli dice “vedi quel faro? Quella è la Sicilia, dirigiti lì”, ma non sanno che in realtà questa è solo un’isola». Un inganno nell’inganno che costa ad ogni “passeggero” dai 1.500 ai tremila euro. E se anche un’imbarcazione costa al trafficante di esseri umani 15mila euro, bastano appena sei o sette migranti in partenza per rientrare dei costi e iniziare a guadagnare. Se si calcola che su ogni imbarcazione salgono anche un centinaio di persone, i conti sono presto fatti.

Non a tutti però va così bene. Non sempre uno scafista assiste i migranti che anzi spesso partono da soli, con indicazioni sommarie del punto verso cui far rotta. «E’ capitato che diverse imbarcazioni abbiano finito il carburante a metà strada e siano rimaste in balìa delle onde – racconta Simona Mascarelli, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) - Per risparmiare, i trafficanti non forniscono la benzina sufficiente ad arrivare sull’isola e confidano nel fatto che una qualche nave dell’Unione Europea prima o poi soccorrerà i mgiranti».

Allargando lo sguardo all’Unione Europea, secondo i dati presentati nei giorni scorsi dall’agenzia Frontex, sono stati 129.500 i cittadini non comunitari respinti negli aeroporti e alle frontiere terrestri, a cui si aggiungono i 92.200 intercettati nelle acque del Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico e gli 82.600 intercettati – ma non respinti – alle frontiere terrestri. A fornire i dati alla Commissione Libe del Parlamento europeo, è stato lo stesso direttore dell’agenzia, Ilkka Laitinen. Nello specifico,  il 46% dei circa 300mila cittadini non comunitari intercettati o respinti nel 2008 è stato trovato lungo le frontiere terrestri, il 32% in mare, e il 22% negli aeroporti. Le forze coordinate da Frontex hanno intercettato 82.600 persone in ingresso via terra in Grecia (da Albania, Macedonia e Turchia), Bulgaria (dalla Turchia) e a Cipro (dalla parte turca dell’isola). E ne hanno respinte 56.300, sempre via terra, alla frontiera svizzera, al confine tra Slovenia e Croazia, al confine tra Ucraina e Polonia, Slovacchia e Ungheria, e alla frontiera tra Moldova e Romania.

Negli aeroporti sono stati respinte 66.500 persone. Sotto controllo gli scali di Lisbona, Madrid, Londra, Dublino, Parigi, Roma e Berlino, con una particolare attenzione – sottolineano le raccomandazioni di Frontex – ai cittadini di nazionalità del Brasile, Marocco, Bolivia, India e Algeria.

Contrastanti i dati sull’immigrazione via mare. Secondo i numeri forniti al Parlamento europeo da Frontex, infatti, l’agenzia avrebbe intercettato 92.200 persone nelle acque del Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico. E ne avrebbe respinte 6.700. Ma Spagna, Italia, Malta e Grecia, hanno dichiarato che nel 2008 sono entrate in Europa, via mare, 67.000 persone.

Aumenta anche il budget per il pattugliamento dei mari e delle frontiere, passato dai 70 milioni di euro per il 2008 agli 83,5 per il 2009, che potrebbero raggiungere la cifra di 102 milioni di euro per il 2013. Attualmente, infine, a disposizione dell’agenzia comunitaria ci sono 25 elicotteri, 22 aerei, 24 navi e 89 motovedette.

Scritto da Emilio Fabio Torsello in data 5 maggio 2009.



Biografia di Emilio Fabio Torsello.

Giornalista professionista, 29 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore (Salute24, Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore “Roma”). Scrivo, inoltre, sulla rivista di cultura Tempo Presente, collaboro con Roma Sette (Avvenire) e con la redazione dell’Agenzia Giornalistica Italia (AGI) dell’Aquila. In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress


4 Responses to “Lampedusa, porta d’Europa. I dati di Frontex sull’immigrazione clandestina”

  1. Il problema dell’immigrazione clandestina è ormai consolidato e sempre più allarmante. Vengono messi in mare senza benzina, con indicazioni sommarie, spesso con bambini e donne gravide a bordo. Questa è una crudeltà che lascia basiti. Vien da pensare al fatto che, se queste persone sono così disperate da rischiare la loro vita in un viaggio alla cieca, le problematiche nei loro paesi sono ancora più grandi. E’ un problema mondiale questo, che andrebbe affrontato al G8, invece che preoccuparsi solo dei paradisi fiscali a rischio.

    Commento by Diego Tomasoni on 6 maggio 2009 at 09:38

  2. Il problema dell’immigrazione si conosce ormai da tempo ma sembra che nessuno sia in grado di alzare la voce al riguardo…Stiamo forse diventando dei mostri a causa della nostra scarsa umanità?

    Commento by bonny on 6 maggio 2009 at 17:02

  3. La recente vicenda della nave Pinar, che ha visto anche la morte di una giovane donna incinta, ha messo in luce la freddezza e il disinteresse delle istituzioni che cercano solamente di scaricare le responsabilità sulle autorità straniere invece che affrontare il problema. Serve un radicato piano di gestione dell’immigrazione clandestina e integrazione culturale. Io sento parlare solo di odio e di leggi con un sapore “retrò”.

    Commento by Diego Tomasoni on 6 maggio 2009 at 17:09

  4. il problema dell’immigrazione è irrisolvibile, al massimo si può cercare di limitare i danni (per tutti). non è quest’ultimo il caso dell’italia.

    Commento by V3N0M on 8 maggio 2009 at 19:25

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