Il premier vuole più poteri e attacca i “giudici estremisti di sinistra”
I processi nei tribunali. Una frase che banalmente individua un atto della giustizia e la sua naturale collocazione. Fino ad oggi. Da quanto si evince in questi giorni, dopo che i giudici di Milano hanno confermato con un documento di 400 pagine la condanna all’avvocato inglese David Mills, il luogo più adatto per difendersi dalle accuse è diventato il palco di un convegno, piuttosto che una conferenza stampa o un salotto televisivo.
«Il signor avvocato Mills che io non ho mai conosciuto riceve per le prestazioni da un armatore italiano una parcella da 600mila dollari, così per non pagare tasse dice che è una donazione. E quando viene messo sotto pressione e gli si chiede da dove arrivi quel denaro, decide di chiamare in causa un dirigente Fininvest morto… Poi si accorge di quello che ha fatto e finalmente dice la verità»
Con queste parole Silvio Berlusconi da la sua versione dei fatti, poi rincara la dose annunciando un ddl per ridurre a 100 il numero dei parlamentari. «La giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. I giornali oggi dicono che non è possibile criticare i giudici, ma criticare i giudici è un diritto di ogni cittadino. I giudici hanno deciso il contrario della verità, perchè sono estremisti di sinistra. E’ come se Mourinho arbitrasse Milan-Inter. Basta con un Csm dove i giudici si assolvono sempre. Non ci fermeremo fino a quando non sarà separato l’ordine dei magistrati dall’ordine degli accusatori». Criticare è sempre legittimo, e questo blog lo sa bene. Mi si consenta: la giustizia penale è una patologia?
Il diritto penale è il complesso delle norme che descrivono i reati e le conseguenze (pene) da essi derivanti. E’ un ramo dell’ordinamento giuridico, e precisamente del diritto pubblico interno. Lo Stato proibendo determinati comportamenti umani (i reati), per mezzo di una minaccia di una specifica sanzione afflittiva (la pena), tutela i valori fondanti di un popolo. (Wikipedia)
Ancora una volta il vero rivale di Berlusconi non è un leader d’opposizione intransigente o qualche critica internazionale, ma la tanto odiata magistratura, fortemente attaccata negli anni all’emergere di nuovi processi a suo carico.
«Avete un governo – ha aggiunto il premier rivolgendosi alla platea – che per la prima volta è retto da un imprenditore e da una squadra di ministri che sembrano membri di un Cda per la loro efficienza. Dobbiamo però fare i conti con una legislazione da ammodernare perchè il premier non ha praticamente nessun potere e dovremo arrivare ad un ddl di iniziativa popolare perchè non si può chiedere ai capponi e ai tacchini di anticipare il Natale». Il premier di fatto «non ha nessun potere perchè la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier».
Le parole del premier lasciano qualche interrogativo anche sui volti dei meno dotti in materia politica. Il parallelismo che definisce “i membri del governo come quelli di un cda” fa storcere il naso, poichè i timori e le accuse secondo le quali i membri dell’esecutivo si comportano come “dipendenti” del Presidente del Consiglio prendono forma. La seconda parte delle dichiarazioni del premier è molto più chiara. Egli vuole più poteri per poter approvare più velocemente (e forse con meno seccature) decreti legge e quant’altro. Lui stesso evidenzia che ciò non è più possibile proprio perchè è stato chiaramente previsto nella Costituzione dopo il drammatico ventennio fascista. Ma allora perchè riproporlo se era uso del Fascismo? Perchè proporre cose tanto pericolose nei giorni seguenti alla condanna di un suo avvocato che di fatto lo identifica come corruttore? Berlusconi non ha problemi di fondi per pagarsi dei legali, ma anzi, in Parlamento risiede uno dei sui migliori avvocati, Nicolò Ghedini. Perchè mai un uomo tanto potente dovrebbe temere una sentenza, se non ha commesso alcun reato? Chi non teme nulla si fa serenamente processare. Si dice molto preoccupato Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm: «Tutti coloro che hanno a cuore le regole della convivenza democratica e il principio di separazione dei poteri, dovrebbero intervenire per fermare questo metodo distruttivo del confronto democratico. Registriamo un crescendo di toni e di invettive che non vorremmo mai ascoltare da chi ha responsabilità di governo. Questo non è un problema dei magistrati, è un problema dei cittadini e del Paese». Il paese è diviso tra chi ammira il premier e vorrebbe tanto aver affrontato i propri processi con la possibilità di mutarne l’esito o esserne immuni per legge (lodo Alfano), e chi è basito, umiliato e ferito nel vedere il sistema della giustizia che arranca e il proprio premier, rappresentante della nazione, che sfugge alle sue responsabilità e incolpa fantomatici “comunisti” di volerlo fare fuori. Non v’è dubbio che da questa vicenda gli unici sconfitti saranno i cittadini.
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