Il ritorno della Monnezza
Sembrerebbe che in quel di Napoli i problemi riguardanti la spazzatura stiano tornando, se non addirittura, non se ne siano mai andati. Nella zona di Marano e Quarto si riscontrano i maggiori accumuli, e nella stesso capoluogo partenopeo, davanti ai giardinetti di via Ruoppolo, si vedono le aiuole colme di rifiuti di ogni genere, dai televisori spaccati alle batterie d’auto. Come sempre il problema ha come causa principale l’inciviltà cittadina e le disfunzioni nella raccolta, peggiorato ora dall’aumento delle temperature che amplificheranno gli odori ed i rischi di intossicazione.
Ad Ercolano si parla addirittura di sessanta tonnellate depositate ogni giorno. L’entrata degli scavi archeologici di questa città, patrimonio UNESCO dal ‘97, è ad esempio assediata dai rifiuti. Il sindaco comunque parla al massimo di 48 ore di deposito, anche se ammette che la situazione è in peggioramento, anche per colpa di ”comitati illegali” che combattono contro la differenziata, favorendo il più proficuo traffico di rifiuti nelle discariche abusive. Nella zona di Aversa si sono verificate delle situazioni critiche dovute al crack finanziario dell’amministrazione che ha determinato la riduzione del servizio igienico per la città. Incentivare lo sviluppo della raccolta differenziata è vitale, ma secondo gli ultimi dati i risultati non sono molto positivi, con 45 comuni su 91 ancora sotto il livello minimo del 35%. Un soglia che era stata indicata come limite già dal 2003. L’immondizia intanto continua a sposarsi e a circolare per il territorio campano. Il mese scorso un gruppo di Legambiente ha scovato a Ferrandelle una montagna di rifiuti.

Il terreno, confiscato al boss Schiavone, doveva diventare una fattoria ma è stato usato probabilmete a causa dell’emergenza come discarica a cielo aperto. Secondo i dati del Professor Tonziello (Legambiente), in questa sito vi sarebbero depositati 1 milione di metri cubi di rifiuti, per giunta non destinati a nessun inceneritore, perché considerati “tal quale”, cioè rifiuto non selezionato. Il prof. Tonziello è molto critico:
«Forse il vero miracolo di Berlusconi è quello di aver messo a tacere tutto e tutti. Qui, lasciatemi usare il paradosso, è tutto fuorilegge per legge. Se queste cose le avessero fatte i privati, si sarebbero aperte sicuramente le porte del carcere».
Molto probabilmente anche questa scoperta ha accentuato i dubbi del pm Giuseppe Noviello, che ha aperto un indagine per lo stoccaggio di rifiuti in zone poste sotto sequestro. Si parla di balle di spazzatura (“tal quale”) che andrebbero rimosse e stoccate a spese della società Fibe, una delle maggiori imputate per il disastro di Napoli. Interpellato in questi giorni, il capo della protezione civile Bertolaso nega il ritorno all’emergenza, ribadendo che le colpe di questa nuova ondata di rifiuti sia da attribuire ai singoli comuni (203 diffidati per mancata raccolta). Il sottosegretario parla anche dell’inceneritore, confermando il suo attuale rodaggio, ma aggiungendo che fin’ora sono già state bruciate 15.544 tonnellate di rifiuti, con una produzione di energia pari a 829 mila chilowatt.
Che in parte funzioni lo confermano anche i dati sull’inquinamento, dove purtroppo si riscontrano troppi giorni con emissioni pm10 superiori ai limiti consentiti. Secondo l’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania, dal 27 marzo (giorno dell’inaugurazione) al 28 maggio, si sono registrati già 15 giorni di sforamento. Molti in prospettiva dei 35 annuali consenti per legge, ma ancora di più se consideriamo che l’impianto attualmente non è ancora a pieno regime. Lo stesso premier il giorno dell’inaugurazione parlava di un inquinamento pari a quello di 3 auto di media cilindrata. Un dipendente dell’Asl di Napoli, un certo Pio Russo Krauss si è preso la briga di fare un paio di conti, stabilendo che il numero delle auto utili per raggiungere l’inquinamento prodotto dall’inceneritore sia circa di 116 mila unità.
In questi giorni una nuova emergenza è scattata a Palermo, dove già si preannuncia l’arrivo della protezione civile. Il premier accusa la sinistra, in specifico l’ex sindaco palermitano Leoluca Orlando (Idv), di cattiva gestione e sprechi. Berlusconi però non dice che negli ultimi 8 anni, il comune del capoluogo siciliano è stato presieduto da un uomo del suo partito, Diego Cammarata, mentre Leoluca Orlando ha concluso il suo mandato già nel 2000. Le elezioni si avvicinano e questa immagine di mal governo locale di uomini vicini al governo nazionale nuoce gravemente all’immagine di perfezione che era stata pubblicizzata dopo l’insediamento del Governo Berlusconi. Evidentemente il rischio è che gli elettori si accorgano che il problema non era stato risolto, ma solo nascosto “sotto il tappeto”, facendo sparire le telecamere da Napoli invece che il vero problema: la monnezza. L’on. Enzo Bianco (PD) nota anche un diverso trattamento mediatico della faccenda:
«Stupisce poi profondamente come la stampa, e segnatamente le reti Mediaset, stiano trattando questo preoccupante problema in maniera superficiale e marginale. Evidentemente se ricordiamo i toni usati durante la crisi a Napoli, si usano due pesi e due misure» .
Non me ne voglia male l’On Bianco, ma la questine del diverso trattamento mediatico in Italia “stupisce profondamente” soltanto lui.
Altre fonti: ” La Repubblica” di Napoli (foto) ; Blogeko ;
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