Elezioni Europee: il voto non cambierà i rapporti di forza all’interno dell’Europarlamento
Non ci sarà nessuna rivoluzione a Strasburgo. La sera del 7 giugno i rapporti di forza tra le principali formazioni politiche europee resteranno pressochè immutati.
I conservatori del Partito Popolare Europeo (PPE) rimarranno il primo partito, anche se il loro gruppo potrebbe sgonfiarsi di qualche punto percentuale, dal 37 al 34%, soprattutto per l’annunciata decisione del leader dei conservatori inglesi David Cameron di ritirare il suo appoggio al PPE e formare una nuova formazione “euroscettica” insieme a un partito ceco e uno polacco. Per il resto, il PPE gioverà dei buoni risultati del PDL italiano, dell’UMP francese, dei conservatori polacchi e della Fidesz ungherese, mentre la CDU tedesca e il PP spagnolo faranno peggio rispetto al 2005.
Il Partito Socialista Europeo (PSE), di centro-sinistra, dovrebbe eleggere piu’ o meno la stessa percentuale di europarlamentari del 2005: il 27%. Nelle file socialiste ci saranno meno eletti inglesi (puniti in quanto giudicati dagli elettori responsabili della crisi finanziaria), spagnoli e francesi.
Anche per i liberali dell’ALDE non ci saranno grossi stravolgimenti: resteranno il terzo partito europeo, anche se dovrebbero scendere dal 13 all’11,5%. Otterranno un buon risultato i liberal-democratici inglesi e il partito centrista francese Modem.
In rialzo i Verdi, forti soprattutto degli eletti tedeschi e francesi, che dovrebbero passare dal 5 al 7%.
Anche “Sinistra Europea – Sinistra Verde Nordica” si manterrà stabile intorno al 5%. Tra le sue fila si assisterà al successo di varie liste scandinave e della nuova Lista Anticapitalista francese, che otterrà un risultato opposto rispetto a quella italiana.
A destra, l’“Europa delle Nazioni” e gli euroscettici di “Indipendenza e Democrazia” dovrebbero avanzare, assumendo un peso sempre maggiore. Il buon risultato sarà favorito da alcuni exploit locali, come quello del « Partito della Libertà » dell’islamofobico Geert Wilders in Olanda, che andrà ad ingrossare le fila di chi si oppone all’ingresso della Turchia in Europa per pure motivazioni religiose.
Conseguenze.
Visto che nessun partito otterrà la maggioranza dell’emiciclo, assisteremo probabilmente a un’ennesima “Grosse Coalition” in salsa europea. Ci sarà cioè un nuovo accordo PPE-PSE per dividersi la presidenza europea. L’accordo favorirà anche la ricerca di consenso sui singoli testi di legge. Nella legislatura uscente, l’esempio piu’ noto di una coordinazione riuscita fu nel caso della tanto discussa “Direttiva Bolkenstein”, che scatenò proteste popolari in vari paesi dell’Unione e fu pesantemente criticata e emendata dagli europarlamentari di estrema destra come da quelli di Sinistra Europea e dei Verdi perchè giudicata eccessivamente liberista e antisociale. (Nel PSE solo i francesi votarono contro.) L’accordo PPE-PSE dovrebbe portare alla riconferma alla guida della Commissione Europea,del conservatore portoghese José Manuel Barroso, nonostante le critiche fioccate da più parti per il suo eccessivo liberismo e la sua relativa passività durante la crisi. Rimane però la possibilità che per bloccare l’elezione di Barroso si formi una coalizione di maggioranza alternativa, “progressista”, formata da Liberali, Socialisti, Verdi e Sinistra Europea.
Ma la sorpesa piu’ brutta potrebbe arrivare dalla percentuale di votanti, che sembra destinata a continuare la sua discesa inesorabile che dal 66% del 1979 è arrivata al 48% della scorsa consultazione. Una netta maggioranza di astenuti sarebbe una percentuale decisamente elevata e preoccupante. In parte potrebbe essere il risultato della campagna elettorale in tono minore svoltasi in parecchi paesi. Mentre in molti paesi europei nel 2005 dominavano infiammati dibattiti sul progetto di Costituzione europea, la campagna elettorale appena terminata è stata un pò ovunque dominata da tematiche nazionale, cioè dall’indifferenza per le grandi questioni europee e dall’ignoranza rispetto al ruolo sempre più importante del parlamento europeo.
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