Ddl Alfano sulle intercettazioni: critiche da magistrati, giornalisti e intellettuali
In questi giorni, prima e dopo l’approvazione alla Camera del disegno di legge sulle intercettazioni, si sono scatenante contro il ddl numerose associazioni ed enti colpiti dalle modifiche introdotte dall’Esecutivo. Data la dimensione del problema abbiamo raccolto le osservazioni più autorevoli su questa legge che stravolgerà il sistema giudiziario e la libertà della stampa nazionale.
L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) giudica il ddl un colpo «mortale per la giustizia penale in Italia». Le norme contenute nel provvedimento, secondo l’Anm, favorirebbero i delinquenti e spunterebbero le armi alla magistratura: «ci chiedono di tutelare la sicurezza dei cittadini uscendo disarmati e con un braccio legato». Sarebbe stato meglio, continua ironicamente l’Anm, abrogare del tutto le intercettazioni. Anche il presidente, il magistrato Luca Palamara, ha usato parole molto dure contro questo decreto: «Si tratta di un duro colpo allo svolgimento dell’attivita’ investigativa. I delinquenti non verranno scoperti e puniti soprattutto quelli che commettono i reati piu’ insidiosi e che mettono a repentaglio la sicurezza nelle città, quali rapinatori e stupratori ». Ma le voci fuori dal coro non sono solo queste.
Spataro, procuratore aggiunto di Milano, intervistato ieri da Repubblica, definisce il ddl «incostituzionale» , riferendosi ai privilegi riservati agli 007 e alla compromissione del diritto di cronaca:
«Gli evidenti indizi di colpevolezza a carico dell’indagato è quanto la legge richiede perché il pm possa chiederne la cattura”. Giuridicamente, “grave” equivale ad “evidente“. Ma se dispone già di “evidenti indizi” che bisogno avrebbe il pm di intercettare l’indagato? Ne chiederebbe la cattura e basta».
E riguardo alla parte su mafia e terrorismo aggiunge:
«Spesso si arriva a scoprire l’esistenza di associazioni mafiose o terroristiche indagando sui reati che mafiosi e terroristi commettono (estorsioni, usura, omicidi per i primi; emigrazione clandestina, falso di banconote e documenti per i secondi). Ma per questi reati le intercettazioni si potranno fare solo per due mesi e le ambientali solo nei luoghi ove sia in corso l’attività criminosa. Cioè posso intercettare se stanno sgozzando qualcuno, non se stanno parlando di farlo domani. Dunque, l’eccezione è solo fumo negli occhi».
Si ribellano anche gli organi sindacali dei giornalisti, come la Fnsi e Fieg, che si sono dette disposte allo sciopero e alla disobbedienza civile, e dopo l’approvazione della legge hanno diramato questo comunicato .
«Quella del voto alla Camera sul Ddl Alfano, è una brutta notizia per l’informazione, la sua autonomia e il suo valore non meramente materiale . La Fieg e la Fnsi si uniscono ancora per rinnovare al Parlamento, e in particolare al Senato, e a tutte le forze politiche, l’appello a scongiurare l’introduzione nel nostro ordinamento di limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e di sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori. Le previsioni del Ddl approvato oggi con ricorso al voto di fiducia violano il fondamentale diritto della liberta’ d’informazione, garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’ necessario – concludono – salvaguardare il diritto di cronaca e di libera informazione, tutelare la funzione della stampa e del giornalista, assicurare il diritto dei cittadini a sapere».
Oltre al sindacato, anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per voce del presidente, Lorenzo Del Boca e del segretario Enzo Iacopino , condanna duramente l’approvazione del provvedimento sulle intercettazioni:
«Il legittimo desiderio di evitare il ripetersi di episodici atti di barbarie, per colpa di una qualche leggerezza nell’informazione, ha generato un mostro. Senza enfasi e senza autoassoluzioni, si punta a colpire i giornalisti, i loro asseriti privilegi usando come alibi gli errori che alcuni commettono. L’obiettivo è palese: impedire ai giornalisti di onorare il loro dovere costituzionale. I cittadini sono consapevoli che ad essere violato è un loro diritto: quello di sapere per capire, di conoscere per giudicare, di informarsi per poter operare scelte consapevoli. Occorrerà ipotizzare misure di disobbedienza civile con la speranza che la Corte costituzionale, che ha certamente ben presente la sentenza della Corte europea di Strasburgo, possa e voglia stabilire qual è il valore sociale dell’informazione. Per i cittadini, non per i giornalisti» (fonte)
Le opposizioni , sia per la questione incostituzionalità , che per l’effettiva azione che avrà sulla giustizia, hanno anche scritto una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo un suo intervento per riportare ad un livello democratico il dibattito parlamentare, screditato in questi ultimi mesi dal continuo ricorso al voto di fiducia. Ieri il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori, Massimo Donadi, nella sua audizione in Parlamanto ha aspramente critica l’approvazione del Ddl, attaccando con parole durissime il Ministro Alfano, La Lega e il Presidente del Consiglio. Un intervento lungo che non ha fatto sconti alla maggioranza:
«Ministro Alfano, mi rivolgo a lei con grande forza e con grande chiarezza: ogni morte che resterà impunita in questo Paese per colpa di questa legge, lei la porterà sulla coscienza. Ogni ladro che resterà impunito in questo Paese per colpa della sua legge, lei lo porterà per sempre sulla sua coscienza! Ogni stupro di cui sarà vittima una donna italiana e che resterà impunito per colpa della sua legge, lei lo porterà per sempre sulla sua coscienza. E insieme a lei lo porterà anche la Lega, che, per mesi, ha ingannato gli italiani, raccontandogli frottole sulle ronde e quant’altro e che, poi, per un piatto di lenticchie – cioè, la promessa di Berlusconi di affossare il referendum – ha venduto la sicurezza degli italiani. Come avete potuto scambiare per questo l’interesse, la sicurezza, la vita di tanti milioni di italiani? Ma insieme a voi risponderà anche il Presidente del Consiglio. Risponderà non certo la sua coscienza, questo non lo chiediamo e non ce lo aspettiamo, ma risponderà la storia. Egli, finalmente, ha vinto la sua battaglia contro la giustizia ed ormai è impune a tutto, a ogni processo, a ogni indagine, anche alle possibili intercettazioni e, soprattutto, è sopra la legge, è sopra la morale, è sopra l’etica di questo Paese, ma lo fa a costo di aver distrutto la giustizia e di governare in un Paese coperto di macerie. Di questo risponderà e risponderete tutti voi davanti alla storia. Non serve a niente quel velo di menzogne e di bugie che state stendendo, da anni, sopra il Paese, un velo fatto di controllo dell’informazione, di controllo delle televisioni, di bugie e di menzogne sistematiche. La verità prevarrà: questo velo verrà squarciato e la verità vi travolgerà. La verità travolgerà questo Presidente del Consiglio che, alla fine, entrerà sì nei libri di storia, ma con poche righe, tutte scritte con il colore rosso, il colore rosso della vergogna»
Le ultime critiche sono giunte infine dalla Rete. Nel DDL si parla anche di internet. Come già riportato nel precedente post, il testo introduce nel nostro Ordinamento l’obbligo di rettifica di qualsiasi articolo su richieda della persona “offesa” entro 48 ore, pena una sanzione pecuniaria , da 7.500 a 12.000€ per tutti i titolari di “siti informatici”. Si reintroduce anche il reato di istigazione alla disobbedienza civile, con il quale sarà possibile, senza l’intervento della Magistratura, intimidire e zittire qualsiasi voce di dissenso.
Guido Scorza , avvocato, giornalista, blogger ed esperto di diritto di informazione e nuove tecnologie, spiega che con questa norma verranno toccati social network come My Space o Facebook , ma anche sito video e di ricerca come Youtube e Google, senza contare poi i milioni di blog rimanenti e collegati ad essi . L’avvocato spiega che nel Ddl Alfano si vuole ampliare la Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 e, in particolare, il suo art. 8 (l’obbligo di rettifica) a tutti i siti informativi, come già avviene per gli organi di stampa e TV. Scorza ne da un’ampia lettura , facendo anche notare la grande differenza tra la carta stampata e la rete dove, ad esempio, grazie ad un commento, ad un link o ad un video, si più subito dare istantanea rettifica ad opera del lettore, senza bisogno obblighi o cavilli burocratici. Il giornalista la considera un atto intimidatorio, volto a spaventare, a colpi di multe esorbitanti, i milioni di internauti e blogger che scrivono, diffondono o anche solo condivido notizie e video in rete, costringendoli di conseguenza a chiudere. Anche Beppe Giulietti, parlamentare, giornalista e fondatore del sito Articolo 21, ne da una lettura molto simile, trovando però delle scappatoie create grazie alle leggi che il decreto infrangerà:
1. La norma proposta è in violazione di uno dei principi fondamentali espressi dalla nostra carta costituzionale (art. 21 Cost.) che autorizza la libera manifestazione di pensiero in tutte le sue forme salvo che non si tratti di attività contrarie al buon costume.
2. In caso di informazione veicolata attraverso siti informatici “non tradizionali”, la norma in vigore (art. 16, D.Lgs. 70/2003) dichiara che il prestatore del servizio (hoster) non è responsabile dei contenuti memorizzati salvo che non sia a conoscenza dell’illiceità dell’informazione. Con “informazione illecita” si intende una informazione contraria alla legge: le informazioni non veritiere o lesive della persona non sono sempre illecite.
3. L’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali sancisce che il diritto alla libertà di espressione, tra cui si menziona la libertà di ricevere informazioni (dalle fonti della notizia), è tutelato senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche.
Giuletti continua criticando in oltre altri due punti molto controversi come la definizione e identificazione di siti di informazione, norma, secondo il giornalista, «molto difficile da applicare nel caso di piattaforme identificabili solo con un indirizzo e-mail, come Youtube, Facebook, ecc». e di conseguenza la vigilanza che «è soggetta ad eccessiva discrezionalità, o che rischierebbe di creare facili discriminazioni tra alcuni siti, probabilmente i più diffusi o gestiti da utenti “scomodi” rispetto all’intero universo dei blogger presenti in rete». Un punto a favore lo trova anche guardando all’estero, come negli Stati Uniti, dove l’apporto di utenti e credibilità di siti informativi non ufficiali è veicolata alla realtà dei fatti riportati, e in Francia dove la legge sul web è stata bloccata proprio ieri, ribadendo di fatto la validità del diritto fondamentale di libertà di espressione e comunicazione.
Per concludere, un aneddoto interessante è arrivato proprio ieri dalla Cina, dove per luglio è un programma l’istallazione nei PC di un programma che bloccherà una serie di siti sgraditi al Governo. Sembra che i cinesi internauti non l’abbiano presa bene e si siano ribellati a questa decisione del governo, valutandola come una violazione della privacy. In Italia, invece, la privacy vale solo per le foto a Villa Certosa e gli sms di Anna Falchi. Possiamo star tranquilli. La Cina è lontana, no?
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Simone Pomi
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Diego Tomasoni
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