Brunetta e la riforma della Pubblica Amministrazione
Pensate i nomi di cinque ministri dell’attuale governo in carica. Se tra loro è comparso un certo Renato Brunetta, allora è giusta l’intuizione di chi afferma che il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione è comunque rimasto nella mente degli italiani.
Certo, negli ultimi tempi l’economista veneto è sparito un pò dalle scene mediatiche, eccezion fatta per qualche apparizione a La7 e sulle radio più istituzionali, dove il ministro s’è lasciato andare a qualche sfuriata contro i conduttori, Rei di non aver nemmeno letto il suo libro, Rivoluzione in corso, edito da Mondatori.
Brunetta intanto progetta una riforma della Pubblica Amministrazione basata su una maggiore trasparenza e un contatto diretto coi fruitori del pubblico servizio. Esso andrà di pari passo al perfezionamento del Codice delle Autonomie, il testo che si pone l’obiettivo di ridurre il numero delle province, delle comunità montane e di altri enti statali, oltre che degli organici ad esse assegnati. Recente ospite della trasmissione di La7, Omnibus, Brunetta ha rilasciato a proposito alcune anticipazioni.
Perno della rivoluzione dovrebbe essere l’istituzione di una Authority per controllare l’efficienza della PA, sul modello inglese, centralizzata e indipendente, con il compito di mettere online e monitorare prestazioni, stipendi e rendimento delle Aziende Pubbliche. Ma sarà davvero così? Sarebbe un pò un mezzo miracolo, nel senso che essendo un’Authority nella formazione delle nomine risentirà inevitabilmente della maggioranza parlamentare del momento, e difficilmente questo aiuterà l’imparzialità dei suoi membri.
L’Authority nelle ipotesi di Brunetta dovrà rilevare l’attuale efficienza dei servizi forniti e realizzare una sorta di standard “territorio per territorio” da rendere pubblico. Ad esempio, fuori dall’anagrafe ci dovrà essere scritto quanto ci vuole in media per ottenere una nuova carta d’identità, con lo scopo di arrivare ad un riavvicinamento alla media nazionale.
E gli enti locali che violano questi standard ? Potranno venire segnalati alle autorità competenti, ma niente rimborso economico, precisa Brunetta. E’ un discorso che si ricollega a doppio filo con la questione della Class Action, che non è prevista per le cause contro il settore pubblico e sarà portata in Parlamento verso Settembre.
Ma questi non sono gli unici interventi annunciati o messi in atto dal Ministro nel corso della legislatura. Nel mese di Maggio è stato approvato il Decreto Legge Brunetta, che promette una radicale riforma della PA. Gli enti non economici con meno di 50 unità di organico vengono affidati in capo ai rispettivi ministeri. Ogni PA dovrà ridurre gli oneri amministrativi del 25%. Ci sarà l’obbligo di pubblicare sul proprio sito Internet le retribuzioni annuali, i curriculum vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici dei dirigenti per ogni singola PA.
I premi non saranno più concessi per anzianità ma attraverso il superamento di prove selettive. Particolarmente spinto questo meccanismo nel settore giuridico, in cui gli avanzamenti di carriera potranno avvenire solo tramite concorso pubblico. Possibili licenziamenti per il singolo dipendente che manifesta scarso rendimento, che falsifica attestati di presenza e certificati medici. E se il medico che falsifica il certificato è a libro paga pubblico potrà anche essere licenziato.
Alcuni punti si rivelano dirompenti: ai più alti livelli di dirigenza si arriva per concorso e non più per nomina politica (finalmente primari non nominati dai partiti?) e non ci potranno essere retribuzioni di risultato se non si è adottato il nuovo sistema di valutazione.
Tuttavia, alcuni interrogativi sono legittimi. Perché il governo ha bloccato la realizzazione della Spending Review (controllo programmatico della spesa degli enti del servizio pubblico), che il Ministro Padoa Schioppa aveva chiesto di realizzare alla Commissione tecnica per la finanza pubblica insediatasi nel marzo 2007? Eppure nel tanto decantato sistema inglese, dal 2007, anno di prima istituzione, ha ottenuto non pochi risultati. Evidentemente Brunetta ha in mente qualcosa di migliore.
Il Decreto si occupa anche dell’università. Viene ripresa la possibilità di farle diventare “Fondazioni Private”, già annunciato in parte nella Finanziaria 2008. Conosciamo le critiche a riguardo, sulla necessità di mantenere pubblica l’istruzione e via dicendo. Qualcuno sentenzia che è meglio la fondazione che l’attuale “mafia universitaria”, almeno sono i privati a tirar fuori i soldi e a chiedere risultati competitivi. D’accordo, ma in un paese come l’Italia, che conosce solo per sentito dire il fenomeno dell’associazionismo e del finanziamento volontario agli enti privati (se si eccettua quel 5 per mille imposto per legge) questo meccanismo funzionerà per davvero?
Scritto da Walter Paiano in data 13 giugno 2009.

3 Responses to “Brunetta e la riforma della Pubblica Amministrazione”
Ho pensato per anni che l’assenteismo, i nullafacenti, i furbetti e i finti malati fossero un grosso peso sulle casse dello Stato. E’ inevitabile dover intervenire per controllare meglio come vengono spesi i soldi e come funzionano gli uffici dei migliaia di enti pubblici del paese. Da lavoratore di un’azienda privata ho sempre guardato con rabbia gli sprechi e i ritardi del servizio pubblico. Brunetta mi è antipatico (mi ricorda un nano suo amico), ma sono conscio che ciò di cui si deve occupare è materia che scotta, radioattiva, e per alcuni versi perfino scandalosa.
Si spera che il buon senso sia prioritario, dato che quando si colpisce pesantemente si rischia di far pagare anche a chi fa seriamente il proprio lavoro e si vede delle restrizioni ingiuste.
Commento by Diego Tomasoni on 13 giugno 2009 at 20:22
Mi rendo conto che la materia di cui si sta occupando Brunetta sia molto complessa e molto difficile da gestire e sono pienamente d’accordo col fatto che i nullafacenti, gli assenteisti, i furbetti e tutta questa gente che si fa i fatti propri invece di fare il proprio lavoro vadano ridimensioanti e puniti.
Brunetta, però, credo sia uno dei ministri che odio di più più ancora di quell’altro omino di bassa statura che lo ha designato come ministro.
Su di lui ho scritto moltissimo sul mio blog, criticando le sue scelte e le sue affermazioni come quella sugli “studenti guerriglieri”, sul “sommerso grande ammortizzatore sociale”, sull”abolizione dell’antimafia”. Potete trovare tutto a questo link: http://windofchangevb.blogspot.com/search/label/Brunetta
Vi consiglio di guardare soprattutto il video-inchiesta de l’Espresso in cui si spiega come lo stesso ministro che oggi si scaglia contro le consulenze abbia vissuto di esse e di come anch’egli al tempo del suo mandato europeo sia stato un po’ fannulloncello: partecipare a poco più del 42% delle sedute è un po pochino, non trovate?
Uno statale che lavora solo x il 42% del tempo che dovrebbe lavorare verrebbe licenziato in tronco…e lui???
Commento by Giorgio Rapetti on 13 giugno 2009 at 20:40
infatti,pensasse prima al parlamento… faccio mia la frase di quello che secondo me è un genio,matteo salvini(lega):
«La sinistra ha fatto ostruzionismo alla Camera dei Deputati, e ha parlato per cinque ore filate. Le alternative erano il suicidio o il computer. E quindi io sono stato lì, ad ammazzare il tempo, smanettando con la mail e con Facebook».
Commento by V3N0M on 14 giugno 2009 at 01:01
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