Non è un Paese per giornalisti
Il 19 febbraio scorso fu un duro colpo leggere la sentenza nel processo per l’omicidio di Anna Politkovskaia, la giornalista russa uccisa a colpi di pistola il 7 ottobre 2006 nell’ascensore della sua abitazione a Mosca. La sentenza assolveva tutti gli indagati: l’ ex dirigente della polizia moscovita Serghei Khadzhikurbanov, accusato di essere l’organizzatore del delitto per conto di un mandante non ancora identificato; i fratelli ceceni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, considerati dall’accusa i “pedinatori’” della giornalista e l’ex colonnello dei servizi segreti Pavel Riaguzov. Le reazioni in Russia, ma anche in molte parti del mondo, furono di totale sdegno nei confronti di questa sentenza. Il presidente dell’Unione dei giornalisti russi, Vsevolod Bogdanov ebbe parole molto dure a riguardo:
«E’ una vera vergogna. Che razza di investigazione era se i giurati hanno approvato il verdetto all’unanimità? Di fatto, le forze dell’ordine sono incapaci di dire perché o chi è responsabile per l’uccisione di qualsiasi giornalista in Russia».
In effetti in Russia, dal 2000 al 1 settembre 2008 i giornalisti uccisi sono stati 106. Un numero altissimo in un paese che si definisce democratico. Proprio ieri dalla Russia è arrivata la notizia che la Corte Suprema ha annullato le assoluzioni del processo Politkovskaja per vizi procedurali, ordinando di fatto la riapertura del processo . Il ricorso della procura (ma non dei figli della vittima , che invece avevano rinunciato) parla anche delle quotidiane “violazioni verificatesi durante il processo”. L’inchiesta e il dibattimento furono continuamente minati da depistaggi e fughe di notizie. Il tentativo del presidente di tenere il processo a porte chiuse, il continuo cambio di giurati, la sparizione delle prove e le contraddizioni e incongruenze investigative hanno trasmesso l’impressione di un vero e proprio processo farsa. Anche Reporters sans Frontières ha scritto che l’assoluzione è stata ”la conseguenza di una inchiesta incompleta e trasmessa prematuramente alla giustizia“. Sempre i figli, che nel processo erano parte civile non si sono detti d’accordo con l’annullamento della sentenza di assoluzione . L’avvocato della famiglia, Anna Stavitskaia ha dichiarato:
«Il verdetto di assoluzione è una decisione del tutto ragionevole e logica, mi pare che gli inquirenti devono criticare se stessi perché con queste prove non ci si poteva aspettare una sentenza diversa, ma sono a favore della prosecuzioni delle indagini per raccogliere prove supplementari».
Anna Stepanovna Politkovskaja lavorava al giornale liberale Novaja Gazeta , battendosi per il rispetto dei diritti umani. Denunciò , attraverso i suoi reportage dalla Cecenia, le violazioni e le violenze dell’esercito russo, criticando di conseguenza anche molto apertamente il presidente, Vladimir Putin.
Un collegamento nostrano a tutto ciò lo abbiamo ripensando alla visita di Putin in Italia, lo scorso anno. Fece il giro del mondo la scena in cui il premier italiano, Silvio Berlusconi, mimò il gesto del mitra nei confronti di una giornalista russa che si permise di fare una domande “privata” al presidente russo. Lei si mise a piangere, lasciando anche il dubbio in molte delle persone che avevano visto questa scena, del perchè di questo sfogo. Il motivo è ben chiaro. Ed è ancora una volta la Politkovskaja, con una sua frase, che ci fa comprendere il senso di questo tipo di intimidazioni:
«Viviamo in uno stato di polizia, siamo arrestati e uccisi, le nostre radio e i nostri giornali vengono chiusi, poi arriva Berlusconi a Mosca, va in televisione e ci spiega che siamo in una splendida democrazia e che Putin è un sincero democratico»(fonte)
Fonti: ansa; Ticinoonline; wikipedia
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Simone Pomi
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Diego Tomasoni
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V3N0M
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