Fitto bifronte: la clonazione
Raffaele Fitto è uno degli enfant prodige nel nuovo centrodestra italiano. Ministro a quasi 40 anni, a coronamento di un cursus honorum di tutto rispetto fatto di un mandato da consigliere regionale della Puglia (a 21 anni), da un biennio da vicepresidente prima (a 26 anni) e un mandato da presidente poi della stessa regione (a 31), intervallati da una passeggiata all’europarlamento, per poi arrivare ai primi due mandati da deputato, col secondo costellato dall’assegnazione del ministero degli affari regionali.
Una carriera bruciante, caratterizzata da un profilo del personaggio piuttosto rigoroso, nell’aspetto fisico, la serietà nel viso e, a volte, dall’irascibilità spiccata (nella campagna elettorale che lo vide sconfitto alle regionali del 2005, Nichi Vendola lo fece andare fuori dai gangheri più volte). Ma accompagnata dal suo essere figlio d’arte: del papà Salvatore prima, esponente DC e anch’egli governatore della Puglia prematuramente scomparso, e del presidente Berlusconi poi, che non ha esitato più volte a definirlo suo “delfino“, col tragi-comico soprannome de “la mia protesi“, manna dal cielo per i suoi detrattori di centrosinistra.
Non dimenticherò mai la risolutezza con cui affrontò le telecamere al momento della sconfitta con Vendola nel 2005, in elezioni che nessuno credeva potesse perdere. Posa degna, parole ferme, la promessa di volersi dedicare solo agli affetti personali: un 36enne rampante che prendeva atto della debacle, senza imputarla ai comunisti o all’11 settembre. E lì la promessa di Berlusconi di non dimenticarsene.
Serietà, dicevamo. Giudicate voi. Aldilà dell’insofferenza e dell’argomento, tipici del neo centrodestra pidiellino, della sconfitta elettorale come sinonimo di azzeramento della libertà di espressione, sembra sempre una persona seria.
httpv://www.youtube.com/watch?v=nRtcz2tL5zc
Fino alla sua consacrazione definitiva col dicastero, però. Lì la mutazione, nei costumi politici e nell’aspetto fisico. La “protesi” che assume i caratteri dell’organismo ospite.
httpv://www.youtube.com/watch?v=eoTkXl4mOy0
Osservatelo bene. Apparente voglia di ascoltare l’interlocutore, ricerca del consenso anche dai sassi modello “sono al 71%” e soprattutto il sorriso magico. Avrò visto sorridere Fitto, da Governatore, un paio di volte in cinque anni. Ora sorride in continuazione. È la facciata di una terribile berlusconizzazione dell’uomo, che non si limita al profilo pubblico esteriore.
Fitto cannibale, che senza apparenti meriti da statista, ha mangiato totalmente la politica regionale pugliese diventandone unico tiratore di fili. Decide lui i candidati alle varie cariche, gli altri si limitano a ballare attorno.
Fitto vendicativo, come il presidente del Consiglio, che promette (e ottiene) la peste per quella regione che gli ha voltato le spalle, con il taglio dei fondi FAS e quotidiane angherie, magari meno eclatanti, ma altrettanto pesanti per le spalle dei pugliesi.
Fitto controllore degli affari propri che, con la preziosa collaborazione dell’altro principe ereditario al regno di Berlusconia (il ministro Alfano), riesce a ricevere l’arrivo, presso la Procura che indaga su di lui, degli ispettori del ministero della giustizia.
Fitto sorridente, ormai, in ogni occasione, che non accetta più le sconfitte.
Berlusconi sa di non essere eterno. E sa che il rinnovamento è una delle chiavi per il cuore degli elettori. Ha affidato due ministeri a due under40, e ora li sta facendo crescere a sua immagine e somiglianza, così che al momento della sua rinuncia (a favore del Quirinale?) possano continuare, per lui, il lavoro iniziato dal 1994. Fitto è uno dei due rampolli. E gli effetti, oggi, sono sempre più evidenti.
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