Iran. Arresti tra i riformisti, in carcere anche un giornalista del Newsweek
Sono accusati di «attività contro la sicurezza nazionale» ai danni dell’Iran. Mentre il mondo guarda al G8 e all’offensiva statunitense nella regione afghana dell’Helmand, nel Paese degli ayatollah si continua a morire e a venir arrestati. È di ieri, infatti, la notizia dell’incriminazione di alcuni tra i maggiori riformisti iraniani e di un giornalista del Newsweek, a seguito delle proteste scoppiate dopo le elezioni del 12 giugno scorso.
Il corrispondente si chiama Maziar Bahari ed ha doppia cittadinanza, iraniana e canadese. È stato arrestato dopo aver scritto delle manifestazione di protesta contro il regime. La stessa accusa è rivolta ad almeno uno degli impiegati iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran, Hossein Rassan, incarcerato il 26 giugno scorso. Come ha confermato Mohammad Saleh-Nikbakht all’agenzia di stampa Ansa, «l’accusa di attività contro la sicurezza nazionale prevede pene che vanno da un anno di reclusione fino alla pena di morte». Si va da reati come la «propaganda contro il sistema», all’accusa di spionaggio o di essere «nemici di Dio», per cui è prevista la pena capitale.
Tra i riformisti in carcere ci sono l’ex vicepresidente della Repubblica e il portavoce del Governo Khatami, Mohamed Ali Abtahi e Abdallah Ramazanzadeh, l’ex viceministro degli Esteri, Mohsen Aminzadeh, l’ex viceministro dell’Economia, Safay Farahani, l’ex vicepresidente del Parlamento Behzad Nabavi e l’ex capo della commissione Esteri del Parlamento, Mohsen Mirdamadi.
Quale sia la situazione in Iran, l’ha spiegato ieri in poche battute l’iraniana Shirin Ebadi, avvocato e premio Nobel per la pace 2003: «L’Iran sta passando giorni difficili: adesso la contestazione è diminuita ma il fuoco cova sotto la cenere. Il paese è come una polveriera sul punto di esplodere, ed è nostro compito evitare che ciò accada. Dopo la prima manifestazione in cui non era stato rotto neanche un vetro – ha continuato la Ebadi – venne aperto il fuoco sulla folla dall’alto di un palazzo governativo e 8 persone vennero uccise. Questo è stato l’inizio della repressione violenta contro il popolo. Il giorno dopo c’è stata l’irruzione al dormitorio degli studenti all’università di Tehran e a seguire una escalation di arresti e di repressione».
All’Occidente il prossimo passo: non stare a guardare.
-
V3N0M
-
Diego Tomasoni
-
V3N0M
-
Diego Tomasoni
-
V3N0M
-
Diego Tomasoni
-
V3N0M
-
V3N0M
-
Diego Tomasoni
-
Alessio Fratticcioli
-
Diego Tomasoni
-
Alessio Fratticcioli
-
Diego Tomasoni

