L’Italia rischia il cartellino rosso
Forse ci siamo tutti illusi che il recente quanto rovinoso tracollo della reputazione del Premier Berlusconi, travolto da numerosi scandali e vicende giudiziarie, potesse restare solo come una delle tante note di demerito da allegare alla già fragile reputazione dell’Italia. Ciò che ha invece pronosticato ieri mattina il Guardian, giornale britannico, è qualcosa che crea davvero perplessità, soprattutto dopo i recenti botta e risposta tra palazzo Chigi e i giornali stranieri: «Crescono le pressioni all’interno del G8 per espellere l’Italia, mentre i preparativi per il summit scendono nel caos». Con questa forte apertura il giornale londinese propone un articolo molto critico che attacca soprattutto l’organizzazione del G8 all’Aquila, giudicato caotico, con alto rischio di gaffe e rivelazioni sugli scandali del premier italiano oltre che potenzialmente utile per raccogliere le legittime proposte per chiedere l’espulsione dell’Italia dai paesi membri del G8. Insomma, il summit che si apre oggi all’Aquila veste già un abito di criticità e di preoccupazione che dall’estero alla penisola crea parecchi grattacapi al Cavaliere e al suo entourage.
Non poteva mancare la rapida quanto rumorosa replica del governo, direttamente dal ministro degli Esteri Franco Frattini in visita a Bucarest: «Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo». Una replica che però getta semplicemente benzina sul fuoco, non delegittimando di fatto l’accusa mossa all’Italia che resta comunque nell’occhio del ciclone. Più categorico è stato il ministro della Difesa La Russa: «Basta non comprare il quotidiano inglese. Io non leggo i giornali stranieri, né le notizie riprese dai giornali stranieri». Evidentemente al ministro italiano non interessa la reputazione dell’Italia all’estero ne ritiene necessario ascoltare anche l’opinione di chi non fa parte dei tg o dei media di proprietà del capo del suo esecutivo.
Un editoriale della redazione del Financial Times di questi giorni ha rincarato la dose affermando che: «Da settimane le notizie sulla vita privata del 72enne leader italiano sono stato un totale imbarazzo, ma la sua reputazione è calata per ragioni che vanno al di là dei recenti titoli di giornale». Il Financial Times afferma infatti che la reputazione del Premier italiano è sempre stata molto controversa e che gli scenari internazionali che si stanno andando a creare taglieranno fuori l’Italia dalle relazioni che contano, in particolar modo dal rapporto diretto con gli USA. Infatti «oggi tutto è cambiato, Francia e Germania hanno leader fortemente pro-americani, sicché Obama non ha bisogno di essere tollerante verso Berlusconi come il suo predecessore». Obama quindi non ha bisogno di Roma per dialogare con l’Europa.
E se tutto ciò non bastasse, oggi è il New York Times a criticare fortemente il governo italiano: «se questa sessione non vuole essere uno spreco di tempo e impegno, il Presidente Obama dovrà assumerne la guida». Ciò alla luce di «una programmazione imperdonabilmente negligente da parte del governo ospite, l’Italia, e la debolezza politica di molti dei leader presenti che lascia poco spazio all’ottimismo».
Inoltre è giusto ricordare che l’ultimo G8 italiano, quello a Genova, aveva generato forti scontri con la polizia e diverse problematiche come la morte di Carlo Giuliani e l’episodio ancora irrisolto della scuola Diaz. Per ora le uniche proteste registrate, a parte qualche manifestante preventivamente arrestato, sono quelle degli sfollati dell’Aquila che hanno esposto in un campo la scritta «Yes we camp», per ricordare ai grandi e al mondo che loro vivono ancora nelle tende in una situazione di forte disagio.
E mentre l’Italia rimbalza malconcia sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, perlomeno il premier italiano avrà l’opportunità di riconsiderare le affermazioni che fece la redazione del Giornale (quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi) il 22 aprile scorso: «Sondaggi Il Cavaliere è il leader più amato al mondo».
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