Massacri in Cina, da Berlusconi un silenzio che vale miliardi
Nella regione cinese dello Xijang, lunedì scorso, almeno 156 persone di etnia uyghura venivano trucidate proprio mentre in Italia il premier Silvio Berlusconi incontrava il leader cinese Hu Jintao. Sorrisi, strette di mano e pacche sulla spalla, nessuno – se non il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano – sollevava esplicitamente il problema dei diritti umani in Cina. Ecco per quale motivo Berlusconi (ma non solo), ha taciuto. Un silenzio che valeva quasi due miliardi di euro in accordi economici.
Mentre nello Xinjian oltre un centinaio di Uyghuri venivano trucidati nelle strade di Urumqi, dunque, in Italia la cricca di imprenditori venuti dalla Cina stringeva accordi – 38 in tutto – con i loro omologhi italiani, per un totale di due miliardi di dollari (qualcosa in più in euro).
Tra le aziende firmatarie primeggia il gruppo Fiat, con un totale di 8 accordi da 625 milioni di dollari.
Le diverse intese sono state illustrate dal viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, e dal viceministro al Commercio estero cinese, Gao Huceng. Oltre a Fiat c’è anche Ansaldo Breda che ha firmato un memorandum off-understanding da 42 milioni di dollari per la commercializzazione sul mercato cinese dei componenti elettrici ed elettronici dei veicoli metropolitani. Siglati anche due accordi istituzionali tra il ministero dell’Ambiente, della tutela e del territorio italiano e il ministero del Commercio con l’estero cinese, e tra Medio banca e China Development Bank.
Dei 38 accordi, sette sono stati firmati a Villa Madama. Tra questi il programma di collaborazione italo cinese in campo culturale 2009-2012, un protocollo di cooperazione agricola e fitosanitaria, un memorandum di intesa di cooperazione turistica di cooperazione nel campo della tecnologia e uno sullo sviluppo degli investimenti cinesi, un memorandum tra assicurazioni Generali e Guotai asset management e la join venture tra Fiat e Gac da 400 milioni di dollari.
E mentre in Italia una firma valeva diverse decine di milioni di euro, in Cina decine e decine di persone morivano sotto i manganelli, gli spari e i veicoli delle forze dell’ordine. Al telefono con Diritto di Critica, un autorevole esponente dello Uyghur World Congress europeo (di cui per sicurezza non diffondiamo le generalità), ha dichiarato:
«Nella zona di Nimmen, nella città di Urumqi, almeno 70 persone sono rimaste schiacciate dai mezzi della polizia che pressavano la folla. Mentre ero al telefono con una persona – ha continuato – sentivo gli spari attraverso il cellulare e il mio interlocutore mi ha raccontato di aver visto due persone morirgli davanti, sotto i colpi della polizia».
Di seguito una galleria di immagini selezionabili dallo Xinjian.
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Una vera e propria carneficina consumata negli stessi minuti in cui in Italia Hu JinTao e gli imprenditori italiani coordinati da Berlusconi, firmavano accordi finanziari e commerciali. Un silenzio, quello del nostro premier, che valeva circa due miliardi di euro.
Ma non è stato il solo a non aver aperto bocca. Emma Marcegaglia, presidente degli industriali italiani, ha così commentato la sottoscrizione degli accordi: «E’ stato un incontro molto importante, erano presenti piu’ di 500 imprenditori italiani e circa 300 imprenditori cinesi a seguito del presidente Hu Jintao. La volontà è quella di migliorare ancora di più questo rapporto. Oggi c’è un interscambio di oltre 35 miliardi di dollari, l’idea è di migliorare ancora di più con investimenti italiani in Cina e investimenti cinesi in Italia». E i diritti umani? Polverizzati davanti ai miliardi. L’unico a citare brevemente il problema è stato il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
La ciliegina sulla torta, però, è la giustificazione (o coda di paglia che dir si voglia) data dal comunicato stampa diffuso a fine giornata da Palazzo Chigi: «Il tema dei diritti umani era stato già affrontato dal Capo dello Stato e per questo motivo il presidente del Consiglio, durante i colloqui a Villa Madama con il presidente cinese, Hu Jintao ha preferito concentrarsi sui temi del G8». Come dire: il troppo storpia. Ma 150 morti non sono ancora abbastanza per discuterne.
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