Il valzer dei direttori: un grande classico che ritorna



feltriUn ritorno a casa che ha dell’incredibile, se si pensa ai motivi che lo spinsero all’abbandono del 1998 («Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare»), ma che non sorprende se si guardano le cifre dell’operazione e la necessità che ha la squadra di un fuoriclasse del suo calibro.

Non è di calciomercato estivo che parliamo, ma poco ci manca. Il clamoroso ingaggio di Vittorio Feltri nuovamente alla direzione de Il Giornale di Paolo Berlusconi ha il fragore di un faraonico acquisto da Real Madrid, più che di un’operazione da mercato editoriale. L’ormai ex direttore di Libero ha ricevuto, infatti, un’irrinunciabile offerta di 12 milioni di euro per rescindere il contratto con la famiglia Angelucci (editori di Libero) e di 3 milioni di euro l’anno come stipendio che lo proiettano al primo posto tra i direttori italiani (nel 2007 il record-man era Paolo Mieli con 1,5 milioni) e presumibilmente d’Europa (Le Monde, 150mila; Libération, 100mila;  Nouvel Observateur, meno di 100mila; tutti i giornali britannici, meno di 250mila).

Le capacità editoriali di Feltri, aldilà del giudizio personale dei suoi contenuti, sono note da oltre 15 anni e la sua stella nel firmamento dell’intellighenzia della destra italiana brilla di continuo («Di Feltri si può dire tutto, ma il prodotto lo sa vendere come pochi» M. Travaglio).  Il crollo delle vendite de Il Giornale, pur in un periodo di fisiologico calo per i quotidiani (si parla di 165mila copie a fronte delle 250mila a cui lo stesso Feltri lo portò nella scorsa direzione) è stato sicuramente un fattore importante per il siluramento di Mario Giordano da parte dei Berlusconi (si parla di suo spostamento verso il TG5).

Il momento di caduta verticale del Premier dal punto di vista della comunicazione, e quindi per il suo sistema di potere e di consensi, fanno però pensare ad altri motivi. Quest’ultimo cambio di direttore con un uomo di fiducia ne ricorda infatti un altro. Era la fine 2004, quando un Berlusconi sempre più in crisi come Presidente del Consiglio, che perderà nel 2005 gran parte delle elezioni regionali e poi nel 2006 le elezioni politiche, sorprendentemente rimosse lo storico fondatore del TG5 Enrico Mentana, dopo 13 anni di carriera e un continuo braccio di ferro con Confalonieri, a favore del fedelissimo Carlo Rossella, direttore di società, giornali e telegiornali vicini al Premier da ormai 10 anni. L’affaire Feltri appare quasi una necessità, presumibilmente, di comunicazione di massa e quindi politica, in mesi di continui scandali a danno di Berlusconi, legati a escort e festini a luci rosse.

Per sopperire alla mancanza del suo responsabile, gli editori hanno deciso di affidare le redini di Libero, altrettanto clamorosamente, a Maurizio Belpietro, altro uomo forte berlusconiano (fino al 2007 direttore de Il Giornale e successore proprio di Feltri), oggi direttore di Panorama (Mondadori), con un’altra maxi offerta di 5 milioni di euro.

Con Belpietro (ex Panorama) a Libero, Feltri (ex Libero) a Il Giornale, Giordano (ex Il Giornale) al TG5 e Mimun (ex TG5?) verso Rai Fiction, resta vacante il solo posto di direttore di Panorama. Si aprirà un altro ritorno, ovvero quello di Rossella? Una cosa è certa: Kakà ormai è del Real Madrid, ma le piste che portano a Cesc Fabregas o Luis Fabiano sono ancora calde.

Scritto da Gianvito Rutigliano in data 6 agosto 2009.



Biografia di Gianvito Rutigliano.

Gianvito Rutigliano, classe 1984, laureato in giurisprudenza d’impresa c/o Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" da ottobre 2009. Giornalista pubblicista dal maggio 2008.


17 Responses to “Il valzer dei direttori: un grande classico che ritorna”

  1. Faccio una classifica in stile calcio mercato :

    Vittorio Feltri: Onestamente l’ho sentito poche volte, e non posso giudicarlo appieno. Non mi fa impazzire e ho un ricordo sbiadito di qualche orticaria causata da qualche sua difesa di Berlusconi. Ingiudicabile (per ora)

    Belpietro: l’ho sentito parlar di Berlusconi come il miglior Fede. Agghiacciante.

    Mimun: potrei dire di non saper chi sia. Non pervenuto.

    Mario Giordano: il golden boy. Sempre imbarazzante ad Annozero, scandaloso nella direzione dd Il Giornale con articoli (anche citati da questo blog) al di la della realtà. Se va al TG5 c’è da aspettarsi veline, gnocche, e servizi stile Studio Aperto. Un pericolo per l’informazione.

    Commento by Diego Tomasoni on 6 agosto 2009 at 09:54

  2. Feltri è il più irriverente di tutti, ma essendo di destra per davvero si adatta. Secondo me sa di non vivere nel migliore dei mondi possibili, ma si adatta e ostenta l’anti-sinistra ogni secondo. Questo è davvero una macchina da guerra, per quanto antipatico e schierato tanto da non potersi manco sentire. Piuttosto che chiedere scusa per un suo errore è capace di trovare una magagna giustificativa ancora più grossa. In qualcosa – parola di Lerner – somiglia al Montanelli classico (quello degli ultimi anni è un’altra cosa rispetto al direttore Montanelli come tutti l’hanno conosciuto)

    Commento by Gianvito Rutigliano on 6 agosto 2009 at 10:16

  3. Spero che Giordano non vada al TG5, sarebbe la fine per un tg che in fondo è il migliore in casa Mediaset. Quanta mediocrità…

    Commento by Emilio Fabio Torsello on 6 agosto 2009 at 11:31

  4. Fa informazione. Il padrone non vuole informazione, vuole che quando lui va a puttane tutti parlino della vita modaiola in romagna, o dei cani abbandonati, o dei flirt della Canalis… come studio aperto…

    Commento by Diego Tomasoni on 6 agosto 2009 at 11:54

  5. Senza dubbio, Feltri è forse l’unico dei tre ad avere ancora un briciolo di coscienza e dignità. Quando Libero attaccò Di Pietro e questi rispose colpo su colpo dimostrando che era tutto falso, Feltri scrisse: “Scusa, hai ragione”. Impensabile per Belpietro e Giordano, che avrebbero continuato a negare l’evidenza (e a rimpinguare le casse di Di Pietro a suon di risarcimenti staccati dall’editore).

    Commento by Tooby on 6 agosto 2009 at 12:27

  6. Feltri tra tutta la banda è il migliore…e l’esempio di Tooby è uno dei più recenti. Ho paura però che tutti ì soldi che prenderà serviranno a far recuperare questo gup agli altri

    Commento by pomi simone on 6 agosto 2009 at 13:46

  7. Lo stesso sbirro con un’immagine più “telegenica” (comparato all’altro)>>> per la massa di cretini che gli danno credito !

    Questi quando parlano difendono il loro stipendio, dal quale sono schiavizzati.

    E poi come si fa a “nominare” – e a parlare- di questi organi di partito spudorati ? Ma è una farsa terribilmente disgustosa.

    l’indipendenza della stampa quale contro-potere (e non di schieramento) sembra un’otopia in Italia.

    Bah !

    Commento by simona cuneo on 6 agosto 2009 at 15:14

  8. PS : mi scuso per diritto di critica e gli altri organi indipendenti, chiaramente

    Commento by simona cuneo on 6 agosto 2009 at 15:16

  9. Sono d’accordo con te. L’ho detto fin dal primo articolo in questo blog :)

    Commento by Diego Tomasoni on 6 agosto 2009 at 15:37

  10. io per tagliare la testa -e anche le balle- al toro metterei rossella e belpiero ai lavori forzati mentre per feltri si potrebbe riesumare il corriere dei piccoli a scopo rieducativo.
    giordano invece spero sia soppresso da un manipolo di estremisti di destra che,credendolo gay,infieriscono su di lui fino ad avvenuto decesso.

    @emilio
    il tg 5 non è il migliore tg di mafiaset, è semplicemente l’unico tg del biscione e fa pure pena.vince per mancanza di alternative.

    in ogni caso sono meglio spesi 80 milioni per kaka -che è pure un bel ragazzo- rispetto ai 12 per feltri che di solito non fa divertire nessuno e spesso dice stronzate–come me del resto, però io i 3 testoni all’anno me li sogno.

    Commento by V3N0M on 6 agosto 2009 at 20:55

  11. Il problema dei “Valori”.
    Si parla spesso di “valori morali” come fine da raggiungere per realizzare una società civile giusta e democraticamente compiuta, senz’altro migliore di quella in cui viviamo ai giorni nostri. Il fine dunque rappresenta l’insieme dei mezzi che rendono possibile la realizzazione effettiva di questi valori. Ecco entrare in campo la massima machiavellica “fine che giustifica i mezzi”, un assunto che personalmente ritengo falso. Sandro Pertini, un politico d’incrollabile fede socialista, quando lasciò il Quirinale e ritornò nel suo partito, chissà se si sarà accorto che oramai molti “mariuoli” occupavano posti nelle istituzioni…. In effetti da lì a poco nacque la stagione delle “mani pulite Oggi come in passato vi sono personaggi politici che nel nome di “valori morali” da far ritornare nella politica Italiana, hanno perseguito il loro disegno in modo spregiudicato, e soprattutto contro quei principi etici di cui si dichiaravano portatori, lasciando delusi molti elettori “ingenui” speranzosi in un “risorgimento morale” della politica. Partiti fondati con le migliori intenzioni si sono trasformati in luoghi di malaffare, e chi nel partito, ha mantenuto salda la propria coscienza morale, si ritrova inconsapevolmente emarginato, e considerato da taluni addirittura un “eretico”. Costoro vivono nel partito come visse negli ultimi tempi Sandro Pertini, convinti che il partito saprà riparare i guasti interni e recuperare quei valori per cui era nato. Nella realtà effettuale ciò è impossibile da realizzare, Non basta quindi sentirsi a posto con la propria coscienza, non basta fare il proprio dovere, occorre comprendere che in quella comunità politica in cui crede ancora di sentirsi parte, come per un processo genetico irreversibile, non sarà più possibile “ritornare ai bei tempi andati”, può essere che localmente alcuni riescano, ma sul piano generale NO.

    Commento by Tullio on 7 agosto 2009 at 06:24

  12. L’ultima del Berluschifo : parlando del TG3 ! 8O

    “Non dobbiamo più sopportare, non possiamo più sopportare che sia l’unica tv pubblica del mondo che con i soldi di tutti attacca il governo”.

    Peccato che la MALAFEDE non uccida, perché questo sarebbe morto già dal 94.

    La sveglia, a che ora la mettiamo ?

    Commento by simona cuneo on 7 agosto 2009 at 17:09

  13. [edit]
    Più che valzer, il cambio di direttori si rivela una tarantella o un gioco dei quattro cantoni.
    Mario Giordano lascia la direzione de Il Giornale, per far spazio a Vittorio Feltri, e assume quella non del Tg5 (come si supponeva), ma di Studio Aperto, segnando il suo grande ritorno in una testata che l’ha visto affermarsi al grande pubblico.
    Il direttore di Studio Aperto, Giorgio Mulè, è spedito invece alla testa di Panorama, occupando il posto vacante di Maurizio Belpietro.
    Tutto in attesa di un nuovo posto in Rai per Clemente J. Mimun, nel qual caso si aprirebbe la caccia a qualcuno per il Tg5.
    Cambio dame!

    Commento by Gianvito Rutigliano on 8 agosto 2009 at 13:40

  14. Grazie per l’aggiornamento Gianvito.

    Commento by Diego Tomasoni on 8 agosto 2009 at 14:58

  15. Il valzer dei direttori: un grande classico che ritorna…

    Un ritorno a casa che ha dell’incredibile, se si pensa ai motivi che lo spinsero all’abbandono del 1998 («Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere …

    Trackback by diggita.it on 10 agosto 2009 at 22:27

  16. Il valzer dei direttori: un grande classico che ritorna…

    Un ritorno a casa che ha dell’incredibile, se si pensa ai motivi che lo spinsero all’abbandono del 1998 («Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere …

    Trackback by upnews.it on 10 agosto 2009 at 22:28

  17. [...] Il valzer dei direttori: un grande classico che ritorna   di Redazione BNotizie 11 August 2009 No Comment Il valzer dei direttori: un grande classico che ritorna Scritto da Gianvito Rutigliano – 6 agosto 2009 Un ritorno a casa che ha dell’incredibile, se si pensa ai motivi che lo spinsero all’abbandono del 1998 («Quando capii che la famiglia Berlusconi aveva bisogno del direttore di un quotidiano di partito, non potei più rimanere. Non è un mestiere che so fare»), ma che non sorprende se si guardano le cifre dell’operazione e la necessità che ha la squadra di un fuoriclasse del suo calibro. Non è di calciomercato estivo che parliamo, ma poco ci manca. Il clamoroso ingaggio di Vittorio Feltri nuovamente alla direzione de Il Giornale di Paolo Berlusconi ha il fragore di un faraonico acquisto da Real Madrid, più che di un’operazione da mercato editoriale. L’ormai ex direttore di Libero ha ricevuto, infatti, un’irrinunciabile offerta di 12 milioni di euro per rescindere il contratto con la famiglia Angelucci (editori di Libero) e di 3 milioni di euro l’anno come stipendio che lo proiettano al primo posto tra i direttori italiani (nel 2007 il record-man era Paolo Mieli con 1,5 milioni) e presumibilmente d’Europa (Le Monde, 150mila; Libération, 100mila; Nouvel Observateur, meno di 100mila; tutti i giornali britannici, meno di 250mila). Le capacità editoriali di Feltri, aldilà del giudizio personale dei suoi contenuti, sono note da oltre 15 anni e la sua stella nel firmamento dell’intellighenzia della destra italiana brilla di continuo («Di Feltri si può dire tutto, ma il prodotto lo sa vendere come pochi» M. Travaglio). Il crollo delle vendite de Il Giornale, pur in un periodo di fisiologico calo per i quotidiani (si parla di 165mila copie a fronte delle 250mila a cui lo stesso Feltri lo portò nella scorsa direzione) è stato sicuramente un fattore importante per il siluramento di Mario Giordano da parte dei Berlusconi (si parla di suo spostamento verso il TG5). Il momento di caduta verticale del Premier dal punto di vista della comunicazione, e quindi per il suo sistema di potere e di consensi, fanno però pensare ad altri motivi. Quest’ultimo cambio di direttore con un uomo di fiducia ne ricorda infatti un altro. Era la fine 2004, quando un Berlusconi sempre più in crisi come Presidente del Consiglio, che perderà nel 2005 gran parte delle elezioni regionali e poi nel 2006 le elezioni politiche, sorprendentemente rimosse lo storico fondatore del TG5 Enrico Mentana, dopo 13 anni di carriera e un continuo braccio di ferro con Confalonieri, a favore del fedelissimo Carlo Rossella, direttore di società, giornali e telegiornali vicini al Premier da ormai 10 anni. L’affaire Feltri appare quasi una necessità, presumibilmente, di comunicazione di massa e quindi politica, in mesi di continui scandali a danno di Berlusconi, legati a escort e festini a luci rosse. Per sopperire alla mancanza del suo responsabile, gli editori hanno deciso di affidare le redini di Libero, altrettanto clamorosamente, a Maurizio Belpietro, altro uomo forte berlusconiano (fino al 2007 direttore de Il Giornale e successore proprio di Feltri), oggi direttore di Panorama (Mondadori), con un’altra maxi offerta di 5 milioni di euro. Con Belpietro (ex Panorama) a Libero, Feltri (ex Libero) a Il Giornale, Giordano (ex Il Giornale) al TG5 e Mimun (ex TG5?) verso Rai Fiction, resta vacante il solo posto di direttore di Panorama. Si aprirà un altro ritorno, ovvero quello di Rossella? Una cosa è certa: Kakà ormai è del Real Madrid, ma le piste che portano a Cesc Fabregas o Luis Fabiano sono ancora calde. Diritto di Critica [...]

    Pingback by Il valzer dei direttori: un grande classico che ritorna | BNotizie Magazine on 11 agosto 2009 at 21:46

Leave a Comment