Art°1 della Costituzione, l’Innse è salva



«E’ una grande vittoria e mi auguro che, nell’autunno caldo che si annuncia, con migliaia di licenziamenti, si allarghi la lotta: l’effetto emulazione c’è già stato. In tutti questi giorni non abbiamo mai perso la speranza. Passavamo il tempo discutendo. Questa vicenda ha dimostrato che abbassando la testa non si va da nessuna parte»

E’ con  queste parole che Roberto Giudici, sindacalista della Fiom, ha commentato  a caldo la  vittoria su chi dava l’Innse per spacciata. Con altri 4 operai domenica scorsa era salito su una gru della Innse per protestare contro i licenziamenti e lo smantellamento della fabbrica. Ieri, dopo 8 notti sul carroponte e 15 mesi di battaglia, è arrivata la svolta. Una cordata di imprenditori, in tipico stile Alitalia, capeggiati dalla Comazzi di Brescia, ha raggiunto un accordo con l’ormai ex proprietario Silvano Genta.

Dopo 15 ore di tira e molla si è arrivati a un compromesso: 4 milioni di euro . Questo il costo dell’operazione che darà in mano alla cordata bresciana la ditta di Lambrate e i suoi  49 operai. Nell’accordo ci sono alcuni punti importati come  «l’impegno a portare avanti lo sviluppo industriale in quell’area fino al 31 dicembre 2025» (che servirà anche come la clausola anti speculazione edilizia). Attilio Camozzi spiega che la produzione riprenderà il 1 ottobre e  che  inoltre «questa ditta farà parte di un polo industriale che comprenderà la nostra Innse Berardi di Brescia e la nostra Ingersoll americana». L’accordo servirà anche come clausola anti speculazione edilizia. Un punto purtroppo ancora critico è quello con la Aedes, la società proprietaria dei terreni che pretende «l’adeguamento dello strumento urbanistico esecutivo esistente». In parole povere, si tratta della possibilità di ottenere una variante urbanistica sull’area.  Il motivo di ciò è un’ulteriore richiesta del nuovo proprietario, che nell’accordo ha ottenuto  altri 15 mila metri quadrati di terreno per un ulteriore allargamento della ditta. L’ Aedes vuole questa variante urbanistica cosi da poter «mantenere il suo attuale valore patrimoniale»  e ha definito questa richiesta, avanzata sia al gruppo Camozzi alle istituzioni, «imprescindibile» al raggiungimento dell’accordo. La Aedes ha stabilito anche un limite di tempo per l’approvazione: il 30 settembre prossimo, giorno non scelto a caso e vigilia del probabile ritorno al lavoro. La palla adesso passa alle  istituzioni che entro 2 mesi dovranno decidere.

Come ha dichiarato l’assessore all’urbanistica Missiroli «non è possibile che l’accordo dipenda da una variante urbanistica» e che anche «nel caso venga decisa, dovrà essere votata dal Consiglio comunale». L’assessore comunque si dice «disponibile a trovare insieme un percorso amministrativo che renda l’investimento sostenibile purché ci siano degli interlocutori seri, intenzionati a investire sulla fabbrica» perche «l’area è fortemente degradata ed è anche nell’interesse del Comune la sua riqualificazione».

Silvano Genta, per voce  del suo avvocato ha dichiarato di «uscire di scena facendo cosi anche un sacrificio» però ritenuto dallo stesso avvocato non vano,  perchè grazie ad esso,  la Aedes ritirerà ogni richiesta di risarcimento danni. Come raccontato molto più dettagliatamente da Diritto di Critica in un articolo di pochi giorni fa, Silvano Genta acquistò la Innse nel 2006, per una cifra che girava in torno ai 700 mila euro, e dopo aver incassato più del quintuplo con questa cessione, è difficile adesso capire cosa intenda l’industriale quando parla di “sacrificio“.

Un altro uomo che al contrario non è finito su tutti i giornali ma che probabilmente è stato uno dei punti cardine di questo accordo è Maurizio Zipponi. Ex sindacalista della Fiom e ex di Rifondazione, Zipponi è il responsabile del Welfare e del Lavoro nell’ Italia dei Valori. Secondo quanto si è appreso è stato proprio l’ex sindacalista a telefonare a Camozzi (anche suo conterraneo n.d.r.) , invitandolo ad acquistare la Innse. Ecco le sue dichiarazioni a Radio Popolare:

«Quando ho parlato con la famiglia Camozzi e ho portato gli elementi industriali a sostegno della mia tesi, hanno guardato dentro e abbiamo impiegato poco tempo per strutturare un progetto, perchè la Innse di Milano è un anello industriale che si aggiunge alla loro catena. Le diverse parti, che legittimamente pensavano ai loro interessi, chi a vendere bene l’area, chi a comprare bene i macchinari, ad un certo punto hanno rilanciato su tutti i tavoli. Allora ho comunicato al Prefetto di Milano, alla Presidenza del Consiglio e a tutte le parti che a mezzanotte avrei ritirato la proposta fatta a nome della Camozzi. Poi il via libero definitivo».

Sembrerebbe che per una volta rileggere l’articolo N°1 della nostra Costituzione non provochi né quel senso di triste ironia né lasci quell’amaro in bocca tipico di chi si sente tradito. Sicuramente oggi possiamo dire che le fondamenta di questo paese, anche se in una sua piccola realtà, sono state rinvigorite dalla lotta di questi 49 cittadini.

Scritto da Simone Pomi in data 14 agosto 2009.



Biografia di Simone Pomi.

Classe '81. Cresciuto a Primaluna, in provincia di Lecco ma da più di 10 anni residente nel capoluogo lombardo. Cuoco e blogger autodidatta, autore del sito 2PIU2UGUALE5. Motto: "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". Il mio Facebook.


One Response to “Art°1 della Costituzione, l’Innse è salva”

  1. Sono estremamente felice che questi miei concittadini abbiano vinto la loro battaglia, tutti da soli, contro un sistema politico interessato solo a coprire le nefandezze del premier e a nascondere la crisi! Grandi!

    Commento by Diego Tomasoni on 16 agosto 2009 at 11:19

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