Là dove finisce il nostro americanismo
Nel raccontare questa storia si potrebbe fare innanzitutto un esempio con avvenimenti recenti, per comprendere meglio il tutto. Immaginate Bin Laden, catturato dagli inglesi, e poi dopo vent’anni, rilasciato per motivi di salute. Immaginate il suo ritorno in patria, in Arabia Saudita, accolto da eroe e le conseguenti reazioni degli Usa e degli altri paesi alleati. In tutto questo aggiungeteci un capo di stato europeo che con triste “nonchalance” va come ospite in quel paese per una ricorrenza comune e manda aerei, bande musicali e sbandieratori per festeggiere la non lontana festa nazionale. Detto cosi sembra incredibile, ma sta per succedere realmente.
I protagonisti sono altri ma la storia è tristemente simile. I fatti risalgono al 21 dicembre 1988, quando un Boing 747-121 della Pan AM, a causa di un attentato terroristico, esplose in volo sopra la cittadine scozzese di Lockerbie, causando la morte di 270 persone, in quello che fu il più sanguinoso attentato condotto contro un aereo civile, prima del 11 settembre 2001. Le indagini portarono alla cattura di Abdel Basset Ali al-Megrahi, ufficiale dell’intelligence libica e capo della sicurezza per Libyan Airways e Lamin Khalifah Fhimah, responsabile della Libyan Airways presso l’aeroporto internazionale di Malta. Megrahi fu condannato a 27 anni di carcere il 31 dicembre 2001 , ma passati 8 anni, il 20 agosto 2009 , le autorità scozzesi hanno acconsentito alla sua scarcerazione per ragioni umanitarie (malato terminale di cancro alla prostata) e gli hanno concesso, insieme al governo libico, il suo rientro in patria (con l’aereo personale del colonnello Gheddafi) dove è stato accolto come “un eroe nazionale“. Le reazioni non sono mancate. Il presidente americano Obama ha definito le feste per l’arrivo a Tripoli del terrorista (accolto con tutti gli onori dal figlio del colonnello Gheddafi) «un oltraggio» , e il suo portavoce, Bill Burton, ha definito queste immagini «inquietanti» perchè «suggeriscono che Megrahi ha ricevuto un’accoglienza da eroe mentre avrebbe dovuto essere trattato come un assassino condannato». «Furioso e disgustato» sono state le parole che ha usato il premier britannico Gordon Brown per descrivere il suo stato d’animo, rivolgendo in oltre «il suo primo pensiero ai famigliari delle vittime». Lo stesso ministro della giustizia scozzese MacAskill, pur confermando il motivo della sua scelta, sè detto molto sorpreso e deluso dall’accoglienza ricevuta in patria dal terrorista. Molto più gravi invece le affermazione del deputato conservatore scozzese Russell Brown che ha parlato di «voltastomaco» e di una «vergogna mai provata prima nel veder sventolare la bandiera della mia patria per celebrare un assassino». In Italia le reazioni sono state ben diverse. Il governo non ha detto una parola di solidarietà all’alleato americano e in più, oltre a confermare la visita del premier prevista per il 30 agosto, ricorrenza dell’accordo firmato l’anno scorso tra i due paese, il 1 settembre, 40° anniversario della presa al potere del dittatore Gheddafi , manderà come omaggio per i festeggiamenti la Banda musicale della Brigata meccanizzata «Sassari», gli Sbandieratori di Gubbio, insieme a quelli di Sansepolcro, e le Frecce Tricolore .
Le polemiche per questa decisione comunque non sono mancate. La paura viene specialmente dagli eventunali attacchi verbali che il colonnello lancerà di nuovo verso l’occidente e quindi la conseguente e possibile silenziosa accondiscendenza che avranno le nostre istituzioni. Il Ministro della Difesa La Russa ha cercato di placare gli animi minimizzando tutto l’avvenimento, spiegando che il premier non parteciperà all’anniversario della rivoluzione (colpo di stato) e men che meno del ritorno del terrorista Ali al-Megrahi. Un fragile attenuante, specialmente dopo che Sarkozy, Medvenev e Putin hanno declinato l’invito del colonnello Gheddafi dichiarando tutti un eccessività di impegni per quel giorno. La Russa ha in oltre spiegato che le Frecce Tricolori «sono i nostri ambasciatori nel mondo» e che per il nostro paese «è una piccola rivincita vedere tutto il popolo libico applaudire l’Italia». Verrebbe da chiedersi a quanti italiani faccia piacere essere visti come amici di un paese fiancheggiatore di terroristi in questo momento, e specialmente quante persone capiscano la situazione fino in fondo. Certamente i tempi sono lontani da quando, in visita ufficiale in America, il premier dell’epoca Silvio Berlusconi parlò dell’attacco alle Twin Towers definendolo addirittura «un attacco del comunismo agli Stati Uniti». Il comunismo quella volta chiaramente non centrava affatto, ma erano altri tempi. L’unica reale affinità con quella tragedia e quella di Lockerbie è la nazionalità delle vittime, cioè tantissimi cittadini americani. Che l’Italia abbia optato per sostenere l’abbronzato sbagliato?
Approfondimento: Doppio gioco (L’Espresso)
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Simone Pomi
