Omicidio Basile: DdC intervista don Stefano Rocca



Due telefonate anonime in questura, lettere di minacce e scritte di insulti sul muro davanti alla parrocchia. Gli assassini di Giuseppe Basile, il consigliere provinciale dell’Italia dei Valori ucciso a coltellate nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 a Ugento, in provincia di Lecce, hanno paura. Temono il parroco, don Stefano Rocca, che continua a spronare i cittadini del piccolo paese salentino a collaborare con gli inquirenti e temono chiunque osi rompere il muro di silenzio che da 15 mesi copre in modo assordante l’omicidio.

«Gli inquirenti stanno lavorando molto» spiega don Rocca a Diritto di Critica «e questo mi dà conforto. Manca però da parte della cittadinanza una collaborazione concreta. Chi ha sentito o visto qualcosa, parli. Quanto si sta vivendo a Ugento – sottolinea il parroco – non è un caso di omertà ma di paura. Giuseppe Basile è stato massacrato in un modo barbaro da una o più persone che sono ancora a piede libero. Proprio per questo, chi sa deve collaborare con gli inquirenti e l’invito è rivolto soprattutto a quelle persone che abitano  nelle vicinanze del luogo dove è avvenuto l’omicidio: dicano tutto ciò che hanno sentito o visto, raccontino agli inquirenti supposizioni e sospetti anche minimi perché potrebbero rivelarsi fondamentali per le indagini».

E se alcuni, fin dai primi momenti dopo il delitto, già parlavano di omicidio passionale, i mandanti potrebbero ritrovarsi in ben altri àmbiti che non le donne. Basile, infatti, prima di essere ucciso si era occupato di diversi progetti eolici che avrebbero interessato il Salento, della questione dei rifiuti di Burgesi e si era detto contrario alla costruzione di villaggi turistici nella zona. «A me non interessa quale tipo di verità verrà fuori – spiega il parroco – voglio solo che si faccia luce sull’omicidio. E’ comunque singolare che, subito dopo il massacro, diverse persone abbiano bollato il delitto come una questione passionale». E le dicerie in questo senso continuano. «Finché non si scoprirà la verità – aggiunge don Stefano – è bene rispettare la dignità della vittima. Mi chiedo poi – conclude il parroco - se qualcuno farà festa nel caso in cui le indagini dovessero confermare l’ipotesi del delitto passionale. Spero di no, questo è un fatto di sangue gravissimo, a prescindere dal movente».

Eppure, le parole e gli inviti alla verità da parte del parroco di Ugento hanno messo paura agli assissini di Giuseppe Basile che hanno reagito con messaggi e telefonate anonime, due fatte direttamente alla questura. «E’ stato detto che le chiamate, le lettere di minacce e le scritte con le bestemmie comparse davanti alla chiesa le avrei fatte fare io perché desideravo stare al centro dell’attenzione», spiega don Stefano, «è evidente l’assurdità di tali accuse, anche perché la Questura può risalire al mittente delle telefonate».

Uno dei maggiori oppositori a questa campagna a favore della verità sul caso Basile è, secondo don Rocca, proprio il primo cittadino di Ugento, Eugenio Ozza. «Subito dopo l’omicidio – spiega don Stefano – il sindaco mi ha criticato dicendo che i miei appelli potevano pregiudicare la stagione turistica del Paese, mentre invece è dovere di tutti e mio per primo denunciare. Per fugare ogni dubbio – aggiunge il parroco – alcuni giorni fa ho chiesto a diversi gestori come fosse andata la stagione e mi hanno risposto che è stato registrato il 20 per cento di presenze in più».

A sostegno dell’operato di don Rocca, infine, si è costituito il comitato Io Conto «per far capire ai cittadini - spiega il parroco – che, proprio come accade in una polis, tutti dobbiamo impegnarci nella vita del paese e che non si tratta di un àmbito per i soli addetti ai lavori. Gli amministratori – sottolinea don Rocca – sono dei servitori della cittadinanza, non è vero il contrario. Una politica che per non pregiudicare l’apparenza sceglie il silenzio – conclude - non la condivido».

Scritto da Emilio Fabio Torsello in data 10 settembre 2009.



Biografia di Emilio Fabio Torsello.

Giornalista professionista, 29 anni, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore (Salute24, Il Sole 24 Ore del lunedì e Il Sole 24 Ore “Roma”). Scrivo, inoltre, sulla rivista di cultura Tempo Presente, collaboro con Roma Sette (Avvenire) e con la redazione dell’Agenzia Giornalistica Italia (AGI) dell’Aquila. In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles. Sono l'autore del blog EF's Blog, sulla piattaforma Wordpress


3 Responses to “Omicidio Basile: DdC intervista don Stefano Rocca”

  1. [...] Scritto per Diritto di Critica [...]

    Pingback by Omicidio Basile: intervista a don Stefano Rocca « EF’s Blog on 10 settembre 2009 at 20:01

  2. Grazie per l’intervista che ci ha rilasciato don Rocca, e grazie anche al lavoro di Emilio.

    Penso che la vicenda si collochi perfettamente in quella realtà di silenzi e omertà che caratterizza da anni certe zone del paese. Vi sono interessi e malintenzionati che nell’ombra tessono le tele della criminalità organizzata. Ciò che da libero cittadino trovo inconcepibile è che, come stranamente tutti possono valutare, l’interesse dei media e di chi si dovrebbe occupare di fare domande e investigare è praticamente zero. Perchè?

    Commento by Diego Tomasoni on 10 settembre 2009 at 20:17

  3. .Questa vicenda sta veramente entrando in quel limbo di menefreghismo a cui questo baese è cosi affezzionato. Per fortuna che un prete, che sembra riportare in vita l’animo di Don Peppino Diana, parla, chiede spiegazioni, invita la comunità a svegliari, a parlare.
    Un altra cosa che non mi spiego è il totale silenzio dei vertici del suo partito. Cosi impegnato a livello nazionale , ma che non vedo molto presente in questa occasione..Questa cosa chiaramente mi delude molto.
    speriamo che cambino…

    Commento by Simone Pomi on 10 settembre 2009 at 22:57

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