Le Br in teatro? “No grazie”, censurato lo spettacolo
“Signore e signori, lo spettacolo NON avrà inizio”. Si racconta che durante il Ventennio venissero censurati i film, i libri e le opere teatrali. Nulla è cambiato da allora. A Chivasso, in provincia di Torino, il sindaco ha vietato la messa in scena di un’opera ispirata alle vicende delle Brigate Rosse.
“Si ritiene che l’opera contenga espressioni che possano essere ritenute offensive della dignità e della morale pubblica e pertanto potenzialmente lesive dei sentimenti e degli interessi pubblici”, si legge nella lettera di revoca della concessione, inviata dall’amministrazione di centro-destra all’associazione culturale “Teatro a Canone” che aveva organizzato lo spettacolo.
Insomma, a Chivasso delle BR non si può parlare. Il sindaco Bruno Matola (Pdl) non concede il teatro civico perché teme che la cittadinanza venga turbata, come quando un anno fa, nel luglio 2008, vi furono degli sconti all’arrivo di Renato Curcio, fondatore delle BR, alla presentazione del suo libro ‘I dannati del lavoro’: “Mi è bastato il titolo dello spettacolo ‘A ferro e fuoco’. Visti i fatti di un anno fa, qui, non voglio più vespai sotto il Comune”, ha dichiarato il sindaco, anche se questa volta si parlerà della vita di Mara Cagol, moglie di Curcio.
Nel teatro dove sarebbe andata in scena la rappresentazione c’è la targa dedicata a Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale dei Carabinieri che fece arrestare Curcio e che liberò l’industriale Vallarino Gancia nell’operazione in cui rimase uccisa Mara Cagol. Ma per gli organizzatori tutto questo non c’entra. «Primo: l’iniziativa (precedente) per Curcio fu voluta da alcuni soci di Fiat Lux a titolo personale. Secondo: la pièce teatrale si ferma al 1975, prima di tutta la violenza che seguì. Terzo: il testo è ricavato da un libro, «Nome di battaglia Mara», di Stefania Podda, pubblicato da Sperling & Kupfer, una collana curata da Luca Telese, abbiamo attinto musiche dalle canzoni di De André». Il regista Simone Capula vuole chiedere i danni: «Il sindaco teme espressioni che possono essere ritenute offensive per la dignità e la morale pubblica. Ma di che cosa stiamo parlando? Noi viviamo attraverso il teatro. In questo modo veniamo ostracizzati e criminalizzati».
Bruno Matola, cattolico ed ex collaboratore di don Ciotti, precisa: «Non vieto la rappresentazione su tutto il territorio comunale, solo negli edifici pubblici». Per fortuna.
-
Silvia Basile
-
Marco
-
Diego Tomasoni
-
saturninox
