Guerra in Afghanistan: ciò che i politici non vogliono dirci
Adesso che i corpi dei sei soldati italiani morti in Afghanistan sono stati sepolti, ed il lutto dei più è stato elaborato, è il caso di fare alcune riflessioni sul motivo esatto per cui quei militari sono stati uccisi. Va innanzitutto chiarito un punto: i militari che girano armati, su mezzi blindati, per le strade delle città, attenti a ogni possibile agguato del nemico, sono in guerra. Anche se la chiamano “missione di pace“, resta una guerra. Se i militari si limitassero a compiti di pattuglia, rimanendo nelle proprie basi per intervenire solo quando è necessario (come i carabinieri che abbiamo sotto casa nostra), allora saremmo in pace. Non è il caso dell’Afghanistan. I Talebani sono costantemente dietro l’angolo. Questa semplice affermazione ha un corollario: in una guerra ci sono anche i morti.
Quanti sono i morti italiani in Afghanistan? Al 17 settembre sono venti. Sebbene ogni vita umana abbia un valore impareggiabile, numericamente queste 20 vittime non sono niente se paragonate alle perdite degli Stati Uniti, che hanno inviato 30mila soldati, dieci volte il nostro contingente, e ne ha persi 830, oltre 40 volte le nostre perdite, o della Gran Bretagna, che ne ha inviati novemila, tre volte i nostri soldati, e ne ha persi oltre duecento. E così via. Perché dunque tutto questo clamore quando dei soldati italiani muoiono in guerra? Il motivo è che noi italiani non siamo abituati a vedere i nostri soldati morire e ogni volta che questo accade la maggior parte del Paese viene assalita dalla commozione e si paralizza, come se credesse che in guerra non si muore, confusi anche da impropri appellativi come “missione di pace“.
L’Italia è un Paese pacifista, come afferma chiaramente l’articolo 11 della nostra Costituzione, ma come dimostra anche, ad esempio, l’immediata presa di posizione di un partito demagogico come la Lega Nord che pur essendo al governo s’è subito attaccato al carro del pacifismo sull’onda dell’emozione a fini di raccogliere consensi. D’altro canto è anche vero che la guerra, in politica, è un male “necessario”: dove non arriva la diplomazia, arrivano le armi. Dopo l’11 settembre 2001 non si poteva trattare con i Talebani e con Osama Bin Laden, quindi dovevano parlare le armi. Il nostro Paese ha sempre avuto ambizioni da grande potenza, come ha messo in luce il ventennio fascista. Per poterle mantenere era ed è necessario presentarsi nelle zone calde del mondo per potersi sedere con dignità allo stesso tavolo con i nostri alleati, i grandi del mondo. Purtroppo, però, l’Italia non può partecipare a guerre di offesa (la guerra in Afghanistan tecnicamente lo è), dunque solitamente partecipa o in modo passivo, fornendo le proprie basi agli aerei alleati, o in modo semiattivo, ovvero presidiando zone tranquille, a volte addirittura trattando separatamente una tregua con i nemici – io non attacco te, tu non attacchi me, come più volte è accaduto in Libano. In questo modo l’Italia, pur partecipando a miriadi di missioni internazionali, è sempre riuscita a limitare i danni in termini di vite umane.
Per tutti questi motivi l’Italia è impreparata a combattere una guerra vera: l’Afghanistan non è un giochino, non possiamo essere passivi perché è un teatro lontanissimo; non si può neppure trattare con i Talebani, perché, oltre a motivi politici, ci aggiungono una buona dose di fondamentalismo irrazionale che rende impossibile trattare con gli stessi una tregua separata. Per loro noi siamo invasori e con gli invasori non si scende a patti. E allora che si fa? Si fa la guerra. Poi però avvengono le tragedie nazionali: muoiono sei dei nostri soldati e l’opinione pubblica rimane scioccata. Il governo in carica (non importa quale sia il colore, è sempre stato così) vede la propria strategia crollare, e si trova tirata da due parti: dal lato interno, non vuole perdere consensi, dall’esterno invece non può venire meno alla parola data, salvo perdere credibilità internazionale. Il governo, quindi, va in tilt: in questi giorni abbiamo visto un insulso teatrino, con ministri che avanzano in ordine sparso («Ritiriamoci!» «Restiamo!» «Mandiamone altri!»), proprio perché in questa guerra i benefici strategici dell’Italia sono minimi, inadeguati a spiegare il motivo della nostra permanenza in Afghanistan e quindi porta i membri del governo a perseguire obiettivi propri di consenso. E se questo apre un dibattito interno sul cosa fare, i nostri alleati ci guardano e ci dicono di non farci prendere dal panico, perché è normale morire in guerra. Negli ultimi giorni, con queste grandi uscite, ci siamo ricoperti di vergogna, poichè abbiamo mostrato al mondo la nostra incapacità come se “scendessimo dalle nuvole“.
Quali sono i benefici strategici dell’Italia, in conclusione? All’inizio era, come al solito, sedersi al tavolo delle grandi potenze con dignità, massimo guadagno con il minimo sforzo: la guerra era finita e l’Italia scendeva in campo solo per distribuire caramelle. Poi però l’Afghanistan è diventato l’inferno che conosciamo, e non potevamo uscircene e fare una pessima figura internazionale. All’epoca c’era ancora George W. Bush, da noi, neanche a dirlo, c’era Silvio Berlusconi, e l’Italia se ne stava al centro fra Stati Uniti e Russia. E così l’Italia ha mantenuto le proprie promesse internazionali, dando, come sempre, un colpo al cerchio e uno alla botte. Oggi però il quadro è ulteriormente cambiato: con la fine dell’era Bush, l’Italia è finita inevitabilmente nell’orbita di Vladimir Putin, basti pensare (i) al grande favore fatto alla Russia con l’adesione al gasdotto South Stream, rivale del Nabucco, che avrebbe dovuto liberare l’Europa dal giogo e dal ricatto russo e (ii) all’imbarazzo che le nostre questioni interne (scandali, denunce alla stampa, attacchi all’Unione Europea) stanno creando nei rapporti con i nostri partner occidentali. Poi l’Italia ha cominciato a stringere strane alleanze con noti dittatori, e addirittura a fornire loro grandi onori (Gheddafi). È ovvio, dunque, che i nostri alleati, Stati Uniti in primis, storcano il naso. Per farli star buoni, dunque, rimaniamo in Afghanistan, aumentiamo il contingente, accettiamo detenuti di Guantanamo e così via. Per questo occorre essere preparati: come è possibile vedere da questo grafico, il trend dei morti in Afghanistan è in forte rialzo; i Talebani hanno cessato di utilizzare esplosivi artigianali. Poiché le elezioni del mese scorso sono un segnale di forte stabilità, essi hanno deciso di cambiare strategia per fermare il processo di stabilizzazione. E l’Italia è culturalmente inadeguata ad affrontare la guerra: la nostra cultura della guerra non è guidata dal pragmatismo come gli altri Paesi, bensì soggetta alle incursioni di magistrati, politici, leggi varie, addirittura si parla di modifiche costituzionali per poter usare un blindato (il Lince), neppure un carro armato, un blindato.
È ovvio che un Paese come il nostro non possa che apparire una barzelletta. Dunque prepariamoci: dall’Afghanistan arriveranno altre bare tricolore. Da questo teatro è, al momento, difficile uscirsene, il ritiro va concordato e ci sono vari interessi da far collimare. Ma questo dovrebbe essere una lezione per il futuro: l’Italia non può partecipare a tutte le missioni internazionali. L’Italia deve partecipare solo a missioni che abbiano un adeguato ritorno strategico, ovvero partecipare solo a missioni necessarie e adeguate alla nostra preparazione militare (scarsa) e civile (pacifista), altrimenti finiremo per giocarci tutta la nostra credibilità internazionale, che, unita alla crisi economica strutturale che blocca l’Italia ormai da un quindicennio, può avere effetti davvero disastrosi. Riposino i pace i servitori di questa patria scellerata.
Scritto da Giovanni De Mizio in data 21 settembre 2009.

17 Responses to “Guerra in Afghanistan: ciò che i politici non vogliono dirci”
[...] Guerra in Afghanistan: ciò che i politici non vogliono dirci Autore: Tooby; Categoria: Politica Nuovo su L'Olandese volante? Abbonati gratis al feed RSS. Se non sai cos'è, clicca qui. Grazie per la visita!Powered by WP Greet Box Adesso che i corpi dei sei soldati italiani morti in Afghanistan sono stati sepolti, ed il lutto dei più è stato elaborato, è il caso di fare alcune riflessioni sul motivo esatto per cui quei militari sono stati uccisi. Va innanzitutto chiarito un punto: i militari che girano armati, su mezzi blindati, per le strade delle città, attenti a ogni possibile agguato del nemico, sono in guerra. Anche se la chiamano “missione di pace“, resta una guerra. Se i militari si limitassero a compiti di pattuglia, rimanendo nelle proprie basi per intervenire solo quando è necessario (come i carabinieri che abbiamo sotto casa nostra), allora saremmo in pace. Non è il caso dell’Afghanistan. I Talebani sono costantemente dietro l’angolo. Questa semplice affermazione ha un corollario: in una guerra ci sono anche i morti. Continua a leggere su Diritto di Critica»»» [...]
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la regola numero uno per il sottoscritto è riassumibile nella sofisticata espressione “cazzi loro e di chi ce li ha mandati”. per il resto c’è poco da dire.20 morti italiani contro quasi 800.000 civili fra iraq e afghanistan.spero almeno che i parenti dei militari abbiano il buon senso di cacciare di tasca loro il grano per i funerali senza mettere di mezzo lo stato (=mani in tasca al sottoscritto).se gradiscono possono anche pagarsi il carburante per il c110 che riporterà le prossime bare,io sto già dando il mio contributo per il kerosene utile a portare le mignotte del premier in sardegna…
per fare il militare devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana.
Commento by √εŋσм on 21 settembre 2009 at 20:49
Caspita, c’è ancora qualcuno che crede che gli “attentati” dell’11 settembre siano opera dei cattivi talebani…
Commento by Wile E. Coyote on 22 settembre 2009 at 01:53
i militari sono gentaccia….
Commento by Steve Howe on 22 settembre 2009 at 08:05
Vivo all’estero ma in questi giorni sono in Italia. Lo spettacolo che mi si para davanti agli occhi è davvero deprimente. Le televisioni (che formano le coscienze di decine di milioni di persone) non fanno che imbonire la gente dando grande risalto ai commenti dei poveri familiari delle vittime (ovviamente straziati dal dolore), a preti, vescovi, politici (colpevoli di essere entrati in guerra al fianco di Bush) che maledicono i “subdoli attentatori”; e poi si parla di “eroi”, “martiri”, “grandi italiani”, utilizzando la parola pace invece della parola guerra, ragazzi invece che soldati, terroristi invece che insorgenti e così via. E’ una grande commedia napoletana in cui il popolino non deve capire un cazzo. Deve solo commuoversi, strapparsi le vesti, confortarsi nella religione cattolica e stringersi intorno all’esercito, al governo e al capo carismatico.
Amen.
Commento by Alessio Fratticcioli on 22 settembre 2009 at 11:21
Riassunto più che condivisibile, caro Alessio.
Commento by Diego Tomasoni on 22 settembre 2009 at 12:08
Caro Giovanni articolo chiaro e puntuale. Vorrei solo aggiungere due cose. La prima è che i signori che hanno voluto questa guerra sanno benissimo che in Afghanistan nessun esercito invasore ha mai conseguito alcuna vittoria stabile e definitiva, fu così per gli inglesi che colonizzarono l’India, fu così per i russi, sarà così per questa armata super tecnologica. Capire il perchè di ciò sta nella conoscienza dei gruppi (tribù) che popolano un territorio così particolare (bellissimo), difficile, il loro dna di “guerrieri” mai domi (è la storia che ce lo dice), la loro capacità di creare, cambiare costantemente equilibri in modi non sempre a noi comprensibili. Che cosa vogliamo esportare? E a chi? Il mondo a “nostra immagine e somiglianza” non esiste, è una nostra illusione, grave. E come molte illusioni gravida di sofferenze, spesso inutili. La seconda cosa è una domanda, retorica, che mi faccio e ti pongo: la Lega vuole il ritiro perchè improvvisamente ha scoperto una sua vocazione pacifista (vedi venezia e il ristorante distrutto) o è perchè non sa come far quadrare i conti per il federalismo fiscale? Una guerra costa e costa molto se, soprattutto, non “butta” in cassa niente. Ed è qui, sul fed. fisc., che i suoi elettori, e tutti noi, la aspettiamo. Ti ringrazio, un saluto, massimo rizzo
p.s. come tutti noi sappiamo le vere missioni di pace che costruiscono ponti e non li distruggono sono, ad esempio, quelle di Emergency e di tante altre ass. pacifiste e nonviolente.
Commento by massimo rizzo on 22 settembre 2009 at 17:40
…scusatemi ma sono assolutamente in disaccordo….in primis non trovo assolutamente ridicolo ke un paese compianga i propri caduti…e, in secondo luogo, noi siamo in missione di pace x aiutare qlla parte della popolazione non estremista ke viene soffocata dagli estremisti stessi..quindi è giusto definirla “missione di pace” e non guerra…è anke ovvio ke se (come i nostri carabinieridaltronde(visto ke vengono citati))vengono attaccati rispondano o abbiano la possibilità(avendo con loro delle armi) di rispondere al fuoco…
Commento by silvia on 22 settembre 2009 at 17:43
La penso esattamente come te. Aggiungo inoltre che la lega è un partito bravissimo nel cavalcare tutti i “treni mediatici” in modo da attirare a se più consensi possibile. Lo dimostra il fatto che una volta era anti fascista e anti berlusconiana (molto anti), ora tutto il contrario, anzi, quasi più a destra dell’ex Msi.
Commento by Diego Tomasoni on 22 settembre 2009 at 18:26
Silvia, rispetto la tua opinione. La tua affermazione è molto simile a quella che avevo io anni fa, all’inizio del conflitto iracheno. Purtroppo la realtà dei fatti è molto differente. Esistono dozzine di stati che non hanno libertà e sono assoggettati a terrore e morte. Perchè viene scelto l’Afghanistan? Perchè è un luogo strategico, perchè lì vicino ci sono i pozzi di petrolio, il vero “potere” mondiale.
Se pensi che ad un solo soldato, o ad un solo governante, freghi davvero qualcosa di salvare civili, allora viviamo in due mondi diversi. L’Africa è la prova di ciò che dico.
Commento by Diego Tomasoni on 22 settembre 2009 at 18:28
Vorrei solo sottolineare che l’aritoco è pieno di inesattezze….il nostro esercito è perfettamente addestrato ed equipaggiato….è stato impiegato il lince perchè andare nel traffico con un carroarmato che va a 65 km/h nn è molto furbo…
La guerra viene persa per altri motivi di carattere strategico sul quale nn mi soffermo ma ci sono….
La presenza militare potrebbe per esempio distruggere i campi di oppio (90% della produzione mondiale di eronina viene da la) i cui proventi finanziano le bande armate….
L’errore di di fondo e voler controllare militarmente la zona…andrebbe invece cercato l’appoggio dei capi locali, distruggere le vie di rifornimento di armi e combattere i gruppi presenti (al di la di quello che si pensa attualmente gli sconti a fuco sono di breve entità)…. questa è una brave analisi strategica della situazione.
Cmq quei sei militari devono essere rispettati per due motivi: come la si pensi la rappresentano il nostro paese un attacco a loro equivale a colpire tutta l’italia, e rispettati anche per quei militari che sono ancora. la cosa più brutta per un militare è sapere che al tuo paese nn gli frega nulla di quello che fai….
Commento by Guderian on 22 settembre 2009 at 19:05
(Sono l’autore dell’articolo)
>il nostro esercito è perfettamente addestrato ed equipaggiato
Falso. È “IN GENERALE” bene equipaggiato, ma non per l’Afghanistan: tanto per dire una mancanza, manca il “sospensorio” per la protezione dell’inguine, praticamente obbligatorio, visto che le mine antiuomo, quando saltano, colpiscono quella zona lì. Certamente sono meglio equipaggiati degli inglesi (che oltre al sospensorio, non hanno neppure la placca a protezione del collo, a differenza degli americani, che sono i meglio equipaggiati stante la situazione).
>è stato impiegato il lince perchè andare nel traffico con un carroarmato che va a 65 km/h nn è molto furbo…
Parole di La Russa: vuole utilizzare i Freccia, giustamente vista la nuova strategia talebana, mentre con la precedente i lince andavano più che bene, è pacifico.
> questa è una brave analisi strategica della situazione.
Ma è generale: nell’articolo mi sono soffermato principalmente sui nostri motivi strategici riguardo l’Afghanistan, che sono pressoché zero (e a proposito della droga, io i militari li manderei contro mafiosi, ndranghetsti e compagnia bella, invece che contro i talebani, visto che sono i nostri criminali a far girare la droga nel mondo).
>quei sei militari devono essere rispettati per due motivi
E io li rispetto, ci mancherebbe altro. Leggi questo mio articolo http://blog.tooby.name/pensieri/dolore-e-odio-dolore-senza-odio/
Io non ce l’ho mica con i soldati, che non fanno altro che il loro lavoro e che quando cadono sono morti sul lavoro, che vanno tutti rispettati e santificati. Io ce l’ho con i soliti che dicono sempre armiamoci e partite, i soldati versano sangue e loro se ne stanno nelle loro belle poltrone a godere dei frutti di quel sangue (ancora, Mussolini docuit). Pensavo che fosse evidente.
Commento by Tooby on 22 settembre 2009 at 20:17
Cara Silvia, non hai compreso il punto: io sono per fare funerali di Stato a tutti coloro che muoiono per portare la pagnotta a casa, che siano soldati o lavoratori senza armi. Io piango per tutte le vite perse tragicamente, che siano italiani o persone che gli italiani uccidono (i migranti in mezzo al mare, ad esempio).
Sul secondo luogo, la situazione è molto più complessa: molto più brevemente, quella gente era oppressa secondo i nostri canoni. Ma non secondo i loro.
A voler essere precisini sul termine, quella è una missione di peace enforcement: la pace viene imposta con la forza. Le regole d’ingaggio prevedono l’uso della forza per portare le parti a più miti pensieri. Questa, mi spiace, è guerra.
Commento by Tooby on 22 settembre 2009 at 22:26
“Il mio Afghanistan”, di Tommaso Merlo
http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12915
Commento by Alessio Fratticcioli on 23 settembre 2009 at 01:05
@guderian
vorrei ben vedere dopo che hai distrutto i campi di oppio come si ridurrà l’economia locale e come si ridurranno le tante famiglie che ci campano.uno dei motivi che hanno portato gli usa all’11 settembre è stato proprio quello di rimettere le manacce sui proventi del traffico di droga dopo che i talebani (messi li proprio dagli americani) avevano iniziato a farsi un pò troppo i cazzi loro.
se avessero veramente avuto intenzione di fare la guerra per i motivi che pensi te,avrebbero bombardato i depositi di oppio.
per quanto riguarda i militari italiani direi che ai tempi del “not in my name” io non scherzavo:muoiono, sono affari loro;uccidono,sono affari loro;sono attaccati,sono affari loro: io non vedo cecchini talebani dalla mia finestra,io non sono attaccato.
Commento by V3N0M on 27 settembre 2009 at 16:27
sono assolutissimamente daccordo!
Commento by mary on 1 ottobre 2009 at 17:03
come si fa ad essere così pieni di orgoglio! non voglio mettere in discussione le buone intenzioni dei tanti soldati partiti in guerra, ma metto in discussione lo stato, che pur di non dispiacere i grandi alleati si ostina a voler mandare a morte sicura i nostri soldati. credo che bisognerebbe veramente cercare un modo per risolvere la situazione, non bastano le semplici parole dei ministri che ogni gkiorno rilasciano false e ipocrite interviste. basta ai falsi moralismi! L’italia partecipa ad una guerra! e spero solo che una piccola èarte del cervello die politici si riaccenda per far si che il nostro paese non sprofondi nel baratro!
Commento by emy on 1 ottobre 2009 at 17:14
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