Scudo Fiscale: gli evasori fiscali “graziati” dal governo
Quando due mesi fa esatti scrivevamo «Scudo Fiscale: Tremonti da una mano a mafiosi ed evasori» e spiegavamo il funzionamento e i cambiamenti che avrebbe apportato questa legge, non credevamo di essere stati cosi ottimisti. Nella proposta di luglio infatti era stata tolta la non punibilità per il falso in bilancio e la bancarotta, rendendo di fatto condannabili alcuni dei più odiosi reati fiscali, specialmente per chi le tasse le ha sempre pagate con puntualità. Oggi invece, grazie al contestato emendamento Fleres, presentato nella tarda serata di martedì scorso alla Commissione al Bilancio del Senato, viene approva un legge che avrà al suo interno la non punibilità per il falso in bilancio, come lo era nelle primissime bozze, con l’aggiunta della non segnalazione in caso di riciclaggio e di altri reati tributari.Come era presumibile le opposizioni hanno dato subito dato il via ad una serie di plateali proteste in Senato. Il Partito Democratico ha lasciato l’aula al momento del voto e il commento del suo capogruppo al Senato, Angela Finocchiaro, ne spiega le ragioni:
«Era più onesto il cartello di Medellin (organizzazione di narcotrafficanti capitanata da Pablo Escobar n.d.r.). In violazione di tutte le norme, si fanno rientrare capitali sulla cui costituzione nessuno indagherà mai e a si garantisce l’anonimato, in spregio a qualsiasi norma di civiltà giuridica».
L’Italia dei Valori invece, come usa fare per le sue proteste, ha esposto cartelloni con delle scritte molto contestatrici: «Mafiosi e evasori ringraziano. Governo anti-italiano», e le parole del capogruppo Belisario sono dello stesso avviso : «il governo consegna il nostro Paese ai poteri forti, alle bande malavitose e anche ai terroristi oltraggiando lo stato di diritto. L’Italia è diventata un paese dove violare la legge è la regola».
Anche l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha mostrato le sue preoccupazioni con un dichiarazione congiunta:
«Il diritto penale richiede certezza ed effettività della pena, e non può tollerare un così frequente ricorso ad amnistie o sanatorie, in particolare nel settore delicatissimo dei reati economici e fiscali. Si tratta di reati oggettivamente gravi puniti con una pena massima di sei anni di reclusione, per i quali lo Stato rinuncia alla punizione, in tutti i casi e indipendentemente dall’importo non dichiarato».
Sempre l’ Anm rincara la dose spiegando che quello che serve al paese è la certezza della pena e non «amnistie o sanatorie», aggiungendo che questa strada sarebbe seguita con ancor vigore nel settore economico, «nel quale già si sconta una situazione di illegalità diffusa e di difficoltà di accertamento». Il risultato, spiegano sempre i magistrati, «sarà l’impunità a chi ha realizzato profitti violando la legge» e di conseguenza la distruzione della «fiducia di chi ha agito nel rispetto delle regole».
Ora toccherà al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano porre l’ultimo sigillo su di un’altra legge che lascia dietro di se non poche perplessità. Dubbi che lo stesso Presidente, dalla prime indiscrezioni, ha fatto trapelare con un «valuterò». Infatti sembrerebbe che la non punibilità per questi reati non sia più retroattiva grazie all’intervento del garante supremo della costituzione. Non retroattività confermata anche dall’Agenzia delle Entrate. Il termine di questo ennesimo condono sarà il 15 dicembre e solo allora si saprà l’esito di questa operazione: un successo o l’oblio, come i suoi predecessori. Un cosa però bisogna evidenziare. Quando il 12 luglio di quest’anno Repubblica pubblicò un articolo in merito a questa nuova legge di Tremonti, il ministro smentì con un comunicato, seguito poi da un altro di Palazzo Chigi che bollarono l’articolo come «completamente falso».
Ora è davanti agli occhi di tutti. Gli italiani giudichino chi li rappresenta. Questioni di Cayman ed off-shore?
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