Posto fisso e Irap, gli ultimi bluff di Governo
Prima il posto fisso adesso l’Irap, il duo Tremonti-Berlusconi sconcerta l’Italia deviando il discorso mediatico nazionale verso lidi lontani, talmente lontani che del famoso “posto fisso” ormai non si ricorda nessuno. Mentre il ministro dell’Economia rispolversa questioni non più proponibili – il posto fisso, appunto – la realtà italiana è ben diversa e sta subendo gli ultimi (?) colpi di coda della crisi economica, con ondate di provvedimenti di cassa integrazione che stanno destabilizzando l’assetto degli ammortizzatori sociali. Dell’Irap parleremo tra poco.
Alcuni giorni fa, un operaio intervistato da Annozero ha detto che «questo Governo sta affrontando la crisi mettendo i lavoratori in cassa integrazione ma senza sostenere la ricerca, lo sviluppo e l’industria dell’innovazione». Un ragionamento che, se andiamo a considerare la situazione generale, non fa una piega. E mentre all’estero si reagisce alla crisi con nuovi investimenti statali e incentivi alle imprese, in Italia si usa il classico cuscino buono per ogni omicidio e si paralizza la società con un’ondata di “ammortizzatori”. Tutto il sistema però ha un tallone d’Achille: non è un pozzo senza fondo. E allora cosa si inventa il Governo? Lo scudo fiscale. Con una tassetta minima, del 5%, si possono far rientrare in Italia soldi non “sporchi” ma luridi, frutto di attività illecite di ogni tipo, al punto che anche nella maggioranza ci sono stati diversi “mal di pancia”. E la domanda a cui fino ad ora il Governo non ha saputo rispondere è stata e resta: «come si fa a dimostrare che i fondi neri riportati in Italia non sono frutto di riciclaggio e attività mafiose?». Nessuno infatti confesserà che i miliardi “scudati” sono stati guadagnati grazie a traffico di stupefacenti et similia, alle banche spiegheranno che si tratta di illeciti finanziari e stop. La mafia ringrazia. A grattare il fondo, insomma, i soldi per rimpinguare un minimo le casse dello Stato e degli ammortizzatori sociali, il Governo – a modo suo – li sta trovando, pagano i criminali.
Veniamo alla bufala sull’Irap, una tassa che frutta ogni anno 27 miliardi di euro alle casse dello Stato. Tremonti scalpita e lamenta di aver saputo della proposta del suo capo solo dalla stampa. Silvio tace: ha fatto parlare di sé e ha dato lo zuccherino alle imprese. Il tutto mentre - caso strano per coincidenze - il governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo viene silurato dai “carabinieri” – sarebbe più utile chiamarli “Servizi” – a pochi mesi dalle regionali, con un video compromettente che – secondo quanto si legge sui giornali – lo vedrebbe protagonista di un incontro con transessuali. Come Boffo, Piero Marrazzo adesso è stato bruciato e che la notizia sia vera o falsa, poco importa. Ma torniamo all’Irap, una sparata fatta il giorno prima dello scandalo Marrazzo – scoppiato, lo si sottolinei, a premier lontano, in Russia. Il fidato pidiellino e ciellino Maurizio Lupi ha partecipato a diverse trasmissioni (Annozero e TG3-Lineanotte) per dire che l’abolizione dell’Irap dipenderà da una variante fondamentale come la fine della crisi economica. E si tratta, ripetiamolo, di 27 miliardi di euro in meno nelle casse dello Stato che se ne andrebbero, secondo quanto hanno spiegato dalla maggioranza, «gradualmente». Se le cose stanno così, allora il taglio dell’Irap non rientra nelle misure anticrisi e si tratta di un mero spot pre-regionali. Le aziende, il cui crollo viene “ammortizzato” con la cassa integrazione che durerà non si sa ancora per quanto, dovranno continuare a fare da sole. E il posto fisso allora? Non scherziamo con i sentimenti…
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Marco
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Emilio Fabio Torsello
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