Ue rivaluta il Pil italiano, ma pesa il debito



L’Italia sta uscendo dalla recessione accodandosi al resto dell’Eurogruppo, ma ancora arranca sotto il peso del terzo più grande debito pubblico. Gli sforzi anticrisi hanno comunque avuto effetto, non solo da noi, e il commissario europeo Joaquin Almunia ne prende atto. Rende omaggio ai governi e alle banche centrali, si rallegra che siano riusciti ad evitare il temuto “meltdown sistemico” e parla di ripresa: ma si raccomanda di tenere tirate le redini ancora per un po’. Soprattutto nel nostro Paese, che l’agenzia di rating internazionale Moody’s valuta “quasi affidabile”, lasciando invariato un modesto AA2. L’exit strategy dalle misure anticrisi, per l’Italia, dovrà attendere.

Ma le buone notizie ci sono. Le stime di Bruxelles migliorano le previsioni per tutti i paesi, compreso il nostro, che si vede “gratificato” da un Prodotto interno lordo (Pil) meno anemico di quanto atteso dal Tesoro: -4,7% contro il -5% per il 2009. Per il 2010 il Commissario parla di moderata crescita, pari allo 0,7% e comune a tutta l’area euro, e di un +1,4% nel 2011, non brillante ma sempre positivo. Un miglioramento che gli analisti della Commissione attribuiscono a un contesto esterno più gestibile, con condizioni finanziarie favorevoli, e alle misure di bilancio messe in atto dal governo.

Almunia richiama però all’ordine, di fronte all’ovvia euforia di una simile notizia: l’Italia non potrà fare a meno delle misure anticrisi nel breve e medio periodo, perché “sconta debolezze di vecchia data”. Prima fra tutte, un debito pubblico che schizza di quasi nove punti percentuali dal 2008 al 2009, attestandosi al 114,6% del Pil: un dato che va letto anche contando il calo del prodotto interno lordo, ma che segna il prezzo da pagare per far fronte alla crisi creditizia e produttiva che sta imperversando nello Stivale. Come precisa Almunia, “uno dei problemi fondamentali è quello del peso degli oneri del debito (ndr. gli interessi), che sono pari al 5% del prodotto interno lordo”: con un carico simile, l’Italia “non può finanziare investimenti in formazione e infrastrutture di cui avrebbe bisogno”. Proprio ciò che manca per risolvere gli altri due macigni che ostacolano la ripresa, vale a dire la scarsa produttività del lavoro e il basso potenziale di crescita.

Scritto da Sirio Valent in data 3 novembre 2009.



Biografia di Sirio Valent.

Giornalista professionista, 25 anni, mi sono laureato in Economia e Commercio dei Mercati Finanziari, con una tesi sul tracollo del Banco Ambrosiano, braccio finanziario della loggia massonica P2. Nel corso del Master in Giornalismo, ho completato due stage di tre mesi presso la redazione economica dell’Agenzia Giornalistica Italia (Agi). Appassionato di geopolitica, strategie macroeconomiche e retroscena finanziari, ho lavorato per cinque mesi nell’ufficio stampa di Fondirigenti (Confindustria).


One Response to “Ue rivaluta il Pil italiano, ma pesa il debito”

  1. Il debito pubblico italiano FRENA qualsiasi ipotesi di investimento futuro. Sempre in questo blog si può trovare l’articolo di Ambra Colacicco che spiega egregiamente come questo “debito” ci stia progressivamente portando al fallimento: http://www.dirittodicritica.com/2009/05/14/i-giovani-hanno-gli-anni-in-tasca-e-anche-un-debito-pubblico-da-1708-miliardi/ 8O

    Commento by Diego Tomasoni on 4 novembre 2009 at 11:54

Leave a Comment