Unicredit all’offensiva di Italpetroli: pignorati due alberghi della Sensi
Unicredit lancia un’offensiva per rientrare dal debito di 300 milioni di euro che l’Italpetroli (holding di controllo della As Roma) deve alla banca di Alessandro Profumo. Pignorati gli alberghi Filippo II all’Argentario e il Subay Park Hotel di Civitavecchia, di proprietà della famiglia Sensi. Il pignoramento potrebbe essere il passo precedente alla messa all’asta delle due strutture, sempre che non si raggiunga un accordo tra le parti.Tredici decreti ingiuntivi sono stati avviati da Unicredit per altrettanti pignoramenti, ma la volontà di Rosella Sensi, per conto della Italpetroli, è quella di prendere tempo per reperire fondi e rientrare dal debito. Un arbitrato potrebbe portare alla ridiscussione dei termini del contratto di finanziamento del luglio 2008 sui 400 milioni di euro di esposizione verso piazza Cordusio (per 300 milioni) e Monte dei Paschi (100 milioni). Anche perché non sono state onorate le rate pattuite, a partire dalla prima in scadenza 31 dicembre 2008. La soluzione ideale sarebbe trovare un facoltoso investitore, che possa comprare gli asset petroliferi (depositi di Civitavecchia) ed immobiliari, ma la situazione non è semplice. Nonostante il mandato affidato alla banca Lazard, sono tramontate negli anni le ipotesi di investitori russi, americani ed ultimamente Soros e Fioranelli.
Nel discorso di dismissione degli asset della famiglia Sensi, si inserisce la questione della costruzione del nuovo stadio. C’è da dire che l’associazione sportiva Roma è florida dal punto di vista finanziario (che ha fatto registrare utili importanti in questi anni). È la sua controllante ad avere un’esposizione con le banche di circa 400 milioni di euro. Una delle mosse strategiche, da parte della famiglia Sensi, è stata quella di trasferire i debiti da una società quotata in borsa alla sua controllante, ma la sostanza non cambia. Restano i milioni di euro di debito. C’è da domandarsi, quindi, se una controllante indebitata fino al collo di una società possa prendere in considerazione l’ipotesi di finanziamento di un nuovo stadio. Annunciato in pompa magna in una conferenza stampa anche alla presenza del sindaco Gianni Alemanno, il progetto potrebbe essere sovvenzionato da altri investitori che, a fronte dei costi per la costruzione, ricaverebbe i futuri guadagni portati dalle attività commerciali. Una strategia, messa a punto nello specifico dal marito del Presidente Rosella Sensi, Marco Staffoli, che consentirebbe alla Roma di non spendere un euro. Lo stadio di proprietà è un bene che rientrerebbe nel patrimonio della società ed in futuro dovrebbe rappresentare un’entrata fissa necessaria per finanziare pagamenti a giocatori e staff tecnico della squadra e calciomercato, anche perché non dovrà essere pagato alcun affitto al Coni, proprietario dell’impianto sportivo. C’è ancora da chiarire la grana del vincolo ambientale, perché l’area sulla quale dovrebbe sorgere il “Franco Sensi”, ha dei vincoli archeologi (la zona dista in linea d’aria solamente 9 chilometri dal Campidoglio).
In Inghilterra gli stadi di proprietà rappresentano una delle strategie principali per aumentare le entrate finanziarie annuali. Basti pensare ai nuovi impianti come l’Emirates Stadium (dove gioca l’Arsenal) e l’Eastlands del Manchester City, con capienza ridotta rispetto agli stadi italiani ma completamente funzionali e ricchi di comfort.
Anche in Germania si è deciso di puntare sugli impianti di calcio, in concomitanza del Mondiale di calcio del 2006. La strada è stata tracciata in Europa. C’è da vedere se in Italia le società si muoveranno per seguirla. La Juventus è stata la pioniera in questo senso. Il progetto, che costerà in totale circa 100 milioni di euro, sarà realizzato entro il 2011.
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