Dati Onu sul traffico di stupefacenti, i conti non tornano
I conti dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine (Unodc) sul traffico di sostanze stupefacenti non tornano, almeno secondo quanto emerge dall’intervento di Sandro Donati – uno dei leader a livello mondiale nella lotta contro il doping e tra i membri di maggior spicco di “Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie” – durante uno degli incontri previsti nella seconda edizione di “Contromafie, gli stati generali dell’antimafia”: quello sul business delle organizzazioni criminali transnazionali.
All’Inizio degli anni Novanta, nel periodo dell’invasione da parte dell’Unione sovietica, l’Afghanistan forniva circa il 30% della produzione mondiale d’oppio, mentre Birmania, Laos e Thailandia (il cosidetto “triangolo d’oro”) insieme ne avevano quasi il monopolio, fornendone circa il 70%. In seguito il regime dei talebani fece scemare ulteriormente queste coltivazioni fin quasi al totale azzeramento nel 2001.
Le situazione si capovolse con l’invasione americana nel 2002: dati alla mano, l’Afghanistan divenne il monopolista mondiale e, mentre in tutto il mondo la produzione d’oppio andava triplicando, in Birmania, Laos e Thailandia era pressoché scomparsa.
Questo rapido miglioramento nella nell’area del sud-est asiatico venne attribuito alla miracolosa e repentina efficacia delle politiche alternative attuate per combattere la produzione d’oppio, le stesse inspiegabilmente improduttive in Afghanistan.
Il governo Usa ha pertanto deciso di affrontare la drammatica situazione Afghana esportando l’esperienza del tanto celebrato “Plan Colombia”, tanto da far trasferire da Bogotà a Kabul non solo l’ambasciatore William Braucher Wood ma addirittura l’intero suo staff.
Peccato che il Plan Colombia sia un bluff: nel 2004 Unodc affermava che in Colombia la produzione di cocaina si attestava attorno alle 649 tonnellate annue, in evidente e netto contrasto con i dati delle forze di polizia che parlavano di 800 tonnellate prodotte in un solo mese! Per di più, secondo l’Unodc, le superfici coltivate ammontavano a 99.000 ettari mentre gli Usa affermavano che le piantagioni distrutte dalle forze dell’ordine erano di 500.000 ettari.
Nel 2005 il Senato americano, attraverso un’apposita commissione d’inchiesta, dichiarò la totale inefficacia del Plan Colombia oltreché il suo enorme costo, sottolineando che la Colombia forniva (e fornisce) il 90% della cocaina consumata negli Stati Uniti. Tra i nomi di chi faceva parte di quella commissione ne spicca uno: quello di Barack Obama.
I motivi per chiedersi con preoccupazione a cosa sia servito il Plan Colombia, dunque, ci sono. Ma soprattutto: perché trasferirlo in un Afghanistan leader nell’esportazione di oppio?
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Emilio Fabio Torsello
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V3N0M
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Diego Tomasoni

