Analisi di una metamorfosi sofferta: intervista a un ex berlusconiano



Accade a volte di non capire fino in fondo il perché in questa Italia ci sia un così violento scontro politico, scandito da forti contrasti ammalati d’odio. Un lotta fondata in questi ultimi anni su due fazioni ben precise e che hanno in Silvio Berlusconi il loro punto di divergenza maggiore. L’opinione e il punto di vista dei nostri lettori è per noi importante e degna di attenzione. Diritto di Critica oggi ha l’occasione di intervistare un elettore – che ha chiesto di rimanere anonimo – e che ha compiuto una “migrazione”, da berlusconiano ad anti-berlusconiano.

Lei ha votato sempre Berlusconi o la sua parte politica?

Ho votato nel 2001 direttamente Forza Italia scrivendo il nome di Berlusconi sulla scheda, poi Alleanza Nazionale la volta successiva e se non ricordo male pure la Lega Nord in qualche elezione regionale. Nell’ultima nazionale, quella del 2008, invece ho vota Italia dei Valori.

Cosa ha cambiato cosi drasticamente la sua posizione?

Luttazzi (ride).. Intendo dire che è partito tutto da lui.

Ci spieghi meglio?

La sua comicità mi era sempre piaciuta, fin dalle apparizioni a Mai dire Gol, perdendolo e poi riscoprendolo con Decameron pochi anni fa . Ma come elettore di centrodestra non mi ero mai interessato all’Editto Bulgaro, alle leggi ad personam e a tutto quello che stava dietro la vita politica del paese.

In poche parole era un elettore di centrodestra ma la politica non le interessava?

Ero interessato, ma non a tal punto da voler tutti i chiarimenti. Rivedevo la mia ideologia in quella zona politica, ma la presenza di Berlusconi era il punto principale: una persona che era riuscita nella vita partendo dal niente. Uno che non avea nulla a che fare con le vecchie storie della solita politica italiana e che era capace di fare qualcosa. Almeno così credevo. Ero convinto che tutto quello che dicevano per screditare Silvio Berlusconi fossero invenzioni e mi fidavo di quello che sentivo. Una cosa è certa: la parte politica opposta, la sinistra, non mi dava fiducia e purtroppo neanche ora me ne da.

Come è nata la sua vena berlusconiana?

Sembra banale ora ma è semplicemente cresciuta insieme a me.  A parte il tifo per la sua squadra di calcio, l’influenza televisiva ha contato tantissimo. Una tv che offriva programmi per giovani, che ti dava la sensazione di sentirti “a casa” e che non mancava di ricordare e beatificare il suo proprietario. Come ho già detto prima la fiducia in lui derivava anche dalla sua vita imprenditoriale  e quella di una persona presentatosi come capace e vicina alla gente comune. Il ragionamento che si faceva era sempre lo stesso: saranno anche tutti uguali ma almeno lui fa qualcosa.

Come è avvenuto quello che si potrebbe definire il  “risveglio”?

Certo, un risveglio. E’ la parola giusta. Direi abbastanza fastidioso, se non rabbioso. Rendersi conto di essere stato preso in giro per quasi tutta la vita non è una bella sensazione.

La nostra curiosità è come sia avvenuto tale cambiamento.

Il mio ringraziamento maggiore lo devo al web. Certo, gli spettacoli di Luttazzi su La7 sono stai l’inizio ma la rete  e la mia voglia di ricerca di notizie e spiegazioni ha fatto il resto. Ho visto la famosa intervista a Travaglio, durante la trasmissione ”Satiricon”, seguita dall’ultima fatta a Paolo Borsellino e ho sentito l’agghiacciante telefonata tra Berlusconi e Dell’Utri, dove il Cavaliere dimostrava  di conoscere la vita criminale dello stalliere Mangano (assunto per lavorare nella villa di Berlusconi n.d.r), parlando di bombe usate al posto di telegrammi e ridendo a crepapelle per questo. Questo diciamo che ha iniziato a farmi più che dubitare della persona che avevo votato. Altri esempi che tutti possono comprendere? Ancora su Mangano: era un mafioso ed è oramai risaputo. Diamo per buona l’idea che il presidente del Consiglio attuale non lo sapesse e che l’avesse assunto in buonafede. Un persona onesta cosa fa appena scopre che ha tentato di rapirgli un’ospite e successivamente che è un poco di buono?  Un altro esempio sono gli avvocati condannati per le tangenti alla Guardie di finanza. Nuovamente io gli do il beneficio del dubbio, ma poi cosa fai se sei un persona onesta, te ne liberi! E invece no, sono stati candidati. Stessa storia per Dell’Utri: va bene che è un amico fin dai tempi di scuola, ma ti porta in casa un mafioso, ti trascina dentro queste storie  e viene condannato a 9 anni (in primo grado n.d.r.) per concorso esterno in associazione mafiosa. Cosa fai di conseguenza? Attacchi i giudici e dici che devono essere loro quelli recuperati alla società e chiaramente lo continui a portare con te in parlamento tra le tue fila? Questi sono gli esempi e i ragionamenti di una persona qualunque che viene a conoscenza dei fatti, senza dimenticare che ce ne sarebbero molti altri di esempi da fare.

E la sinistra invece?

Non parliamone neanche. Non voglio essere io quello che “spara sulla Croce Rossa” , ma quello che è certo è che ha convissuto e permesso tutto questo per molti anni. Dire che sono complici di ciò è  più che normale per me.

Ma Di Pietro sta con la sinistra, perché l’ha votato allora?

Per la chiarezza su alcuni punti a cui tenevo molto, come l’allontanamento dei condannati e dei pregiudicati dal parlamento e chiaramente per una opposizione senza sconti. Sono a conoscenza anche dei vari problemi che l’IDV ha alla base  e spero che li risolvano per il meglio. Il voto per me non è un legame matrimoniale e d’ora in poi lo espimerò solo in base alle persone che vedrò nelle liste. Le ideologie dei partiti sono oramai buone solo per vecchi nostalgici o giovani fissati.

Come si sente ora?

Peggio di prima (sorride).  E’ un pò come essere uscito da Matrix. Vedi la gente che è ancora dentro incoscente  e quella cosciente ma che vuole restarci.

Era meglio restare “inconsapevoli”?

“L’ignoranza è forza” scriveva Orwell in 1984.  Parole molto attuali e non solo per quanto riguarda l’Italia. Rispondendo alla domanda comunque considero sempre meglio la conoscenza. Può anche far male o dare fastidio ma solo cosi può farti scegliere in libertà. Dopo potrai anche votare Berlusconi, Bersani o Di Pietro sapendo chi sono esattamente, ma questo si potrà fare solo dopo aver modificato l’intero sistema italiano, partendo da quello mediatico.

Parla proprio come un dipietrista…

Non è questione di dipietrismo o comunismo. Parlo per logica perché non esiste un altro paese democratico al mondo in cui il potere mediatico sia concentrato in così poche mani. Non è partito tutto da li? E li dovrà finire.

Scritto da Simone Pomi in data 6 novembre 2009.



Biografia di Simone Pomi.

Classe '81. Cresciuto a Primaluna, in provincia di Lecco ma da più di 10 anni residente nel capoluogo lombardo. Cuoco e blogger autodidatta, autore del sito 2PIU2UGUALE5. Motto: "La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire". Il mio Facebook.


11 Responses to “Analisi di una metamorfosi sofferta: intervista a un ex berlusconiano”

  1. Bhe, ho sempre pensato che l’appartenenza ad una “parte politica” dovesse essere un motivo di serietà e rigore per i rappresentanti dei cittadini, ma per un cittadino non deve assolutamente trasformarsi in tifoseria. Se una parte politica fa degli errori, il principio democratico vuole che i cittadini la “sostituiscano” con il voto a favore dell’altra parte.
    Questo ragazzo/signore non è l’unico ad essersi ricreduto sul conto del Cavaliere, ma più largamente, della destra italiana odierna.

    E quando ciò accade, a differenza di chi invece ha compiuto il passo inverso (da sinistra a destra), si evince sempre che il soggetto si è documentato e ha dovuto “scoprire” le verità altrimenti celate.

    Sarà un caso ma del lodo Alfano (l’immunità per Berlusconi) molti italiani non ne sapevano niente fino alla sua bocciatura, UN ANNO DOPO. :|

    Commento by Diego Tomasoni on 6 novembre 2009 at 10:32

  2. una gran bella intervista, molto istruttiva per chi si informa di politica. dovrebbe farci riflettere

    Commento by Rigitans' on 6 novembre 2009 at 10:33

  3. Bhe, non in maniera così plateale, ma anch’io da giovane ho “sofferto” il fascino della destra “volenterosa”, essendo poi un bergamasco in “terra di Lega”. Poi si abbandona i denti da latte e si cresce (internet, giornali, approfondimenti, incontri, cultura, ecc) :)

    Commento by Diego Tomasoni on 6 novembre 2009 at 11:03

  4. Davvero una bella intervista, ma l’età almeno si può sapere?

    Commento by Walter Paiano on 6 novembre 2009 at 11:07

  5. Guarda Walter, non lo so nemmeno io :)
    Riserbo massimo sull’identità della fonte di Simone :mrgreen:

    Commento by Diego Tomasoni on 6 novembre 2009 at 11:19

  6. Intervista interessante. Come dice Walter, sarebbe importante avere ulteriori informazioni sull’intervistato: eta’, provenienza geografica, istruzione, interessi, famiglia, esposizione giornaliera alla tv e via dicendo.
    E’ importante notare anche come spesso gli elettori di destra che votano contro Berlusconi per l’anomalia democratica che egli rappresenta finiscono per scegliere un altro partito-ad-personam e “populista”: la Lista Di Pietro.

    Commento by Alessio Fratticcioli on 6 novembre 2009 at 14:17

  7. mi hai anticipato su tutta la linea… concordo con tutto!!

    una delle principali strategie di berlusconi è stata quella di trasformare la politica in tifo calcistico.. più di una volta mi sono visto rispondere con “tanto noi abbiamo vinto e voi avete perso!” come se non ci guadagnassero tutti(tranne i criminali) quando un paese viene guidato in maniera competente..

    interessante anche vedere come molti berlusconiani portino come argomentazioni del loro voto affermazioni tipo: “tanto sono tutti uguali” o “e la sinistra cosa ha fatto?” o ancora “siete tutti comunisti!!” mentre quelli che smettono di votarlo siano in grado di portare argomentazioni ragionate elaborate ed informate come quelle che emergono da questa intervista per la quale mi complimento con Simone.

    Commento by pippo on 6 novembre 2009 at 15:00

  8. Quella si dai, può essere utile al ragionamento! 28 anni..è un mio coscritto! 8)

    Commento by Simone Pomi on 6 novembre 2009 at 16:04

  9. Bravo Simone :)

    Commento by Emilio Fabio Torsello on 7 novembre 2009 at 00:59

  10. Durante la mia fanciullezza ho fatto tesoro dei racconti delle mie nonne, riguardo a tutto ciò che era successo, a cavallo delle due guerre, in un paesino dell’entroterra abruzzese di 1800 anime (allora). Oggi, a cinquantasei anni suonati, quando ripenso a quei racconti, mi sembra di vivere il presente. Mi spiego meglio.
    Erano anni di malcontento in cui le famiglie riuscivano a vivere a stento, sbarcando il lunario tra i lavori in campagna per 12 – 14 ore al giorno, per poi ricominciare il giorno dopo; anni in cui c’erano i “signori intoccabili” e la “povera gente” alla loro mercé. Man mano che il malcontento montava, nel paese si respirava la voglia che qualcosa andava messa a posto e si cominciava a parlare di Mussolini come colui che avrebbe rimesso a posto l’Italia.
    E così di giorno in giorno, anche se le notizie che circolavano su quel personaggio erano scarne e nessuno sapeva esattamente che cosa stesse effettivamente succedendo, la maggior parte del paese diventò, in perfetta buona fede, fascista. Solo poche persone, soprattutto quelle insofferenti alle prepotenze, non ne vollero sapere. Chiaro che, politicamente, vennero fuori gli arrivisti, gli approfittatori che, poco per volta, misero a tacere gli altri, ma tutti comunque credevano in Mussolini e lo giustificavano perché “non poteva essere ovunque”. Era così in tutti gli altri paesi, in ogni parte d’Italia, il “popolo” conosceva poco o niente delle vicende politiche; ma tutti credevano “nell’uomo della provvidenza”.
    Dall’intervista dell’ex berlusconiano si capisce come i tempi cambiano ma la disinformazione rimane. Si dirà: “possibile? Nell’era dell’informazione a buon mercato, nell’era della televisione in ogni casa”. Ebbene è così: perché oggi gli organi d’informazione non sono leali e la televisione è scaduta a livelli bassissimi, i modelli culturali sono man mano impoveriti riducendo tutto alla cultura dei consumi e del denaro. E così, il “popolo”, conoscendo poco, comincia a credere sempre di più che esiste un “nuovo uomo della provvidenza” che ci salverà.
    Per fortuna i tempi sono diversi; ma anche le forme dittatoriali sono diverse. Non ci sono manganelli, non ci sono purghe, non ci sono tribunali politici; ma le dittature non sono quelle forme di esercizio del potere esclusivo, che sene frega di quelli che la pensano diversamente?
    Spero solo non ci voglia una guerra per renderci conto del male che stiamo facendo all’Italia.

    Commento by Nico on 7 novembre 2009 at 23:31

  11. Ciao Nico! Ti ringrazio di cuore per il tuo contributo perchè completa ancor di più questa intervista. La mentalità italiana è cambiata in alcuni sui punti , ma in altri è rimasta ferma per secoli. Quella politica sembra una di quelli. Si fa sempre fatica a vedere la realtà delle cose, anche senza colpa e inconsciamente alle colte,è chiaro.
    Un altra cosa che il tuo commento mi ricorda è la memoria ,il ricordo . Un altra cosa che a questo paese farebbe un gran bene ma che non sembra interessare ai potenti, e sappiamo bene il perchè! La memoria e il ricordo arrivano dai nostri nonni e parenti che lo hanno vissuto, ma anche con l’istruzione. Un altra cosa che in questo paese non conta molto. vedere Gelmini per credere. :(

    Commento by Simone Pomi on 8 novembre 2009 at 16:24

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