I pentiti di mafia e l’ironia dei giornali di “famiglia”
La famosa espressione “mettere le mani avanti” è la più azzeccata per descrive il comportamento che alcuni quotidiani come “Il Giornale” e “Il Foglio” (entrambi di proprietà della Ffmiglia Berlusconi) stanno mostrando nei confronti di alcune notizie che, se dimostrate, aggraverebbero pesantemente la posizione del premier Silvio Berlusconi a causa dei suoi presunti rapporti con la mafia e la sua funzione nelle stragi del ‘93. Avevamo già ricordato le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, autore materiale delle stragi e killer di Don Peppino Puglisi, che ai Pm di Firenze aveva raccontato il suo incontro con Graviano e le rivelazioni che lo stesso gli rivelò all’epoca.
«Graviano era euforico e gioioso, sprizzava felicità, normalmente era una persona abbastanza controllata, quindi era difficilissimo che si lasciasse andare in quel modo, le sue parole sono state le seguenti: “tutto si è chiuso bene, abbiamo ottenuto quello che cercavamo, le persone che hanno portato avanti la cosa non sono come quei quattro crasti (montoni n.d.r) dei socialisti che prima ci hanno chiesto i voti e poi ci hanno venduti. Si tratta di persone affidabili”. A quel punto mi fa il nome di Berlusconi e mi conferma che si tratta di quello di Canale 5. Poi mi dice che c’è anche un paesano nostro e mi fa il nome di Dell’Utri e aggiunge che grazie alla serietà di queste persone “ci siamo messi il paese nelle mani”».
Ora la situazione sembra ulteriormente peggiorata dopo che un altro pentito, il sicario del Brancaccio Pietro Romeo, interrogato il 30 settembre scorso sempre dai Pm di Firenze, ha prima confermato la versione dello Spatuzza e poi aggiunto particolari sempre più agghiaccianti:
«Ricordo che Spatuzza rispose a Giuliano (altro componente del commando stragista n.d.r.) che il politico era Berlusconi. Non si trattava di una battuta. Stavamo parlando di armi in quel momento e di altri argomenti seri. Giuliano chiese se il politico dietro alle stragi fosse Andreotti o Berlusconi e Spatuzza rispose Berlusconi. La motivazione stragista di Cosa Nostra era quella di far togliere il 41 bis. Non ho mai saputo quali motivazioni ci fossero nella parte politica. Noi eravamo esecutori, venivano fatte per il 41 bis e che c’era un politico di Milano che aveva detto a Giuseppe Graviano di continuare a mettere le bombe. Giuseppe Graviano aveva fatto questi discorsi, che si doveva fare attentati con bombe perché lo aveva detto un politico di farle. Il politico diceva di fare questi attentati a cose di valore storico artistico. Era Giuseppe Graviano che andava a trovare il politico con il quale aveva i contatti».
Tutte dichiarazione che il Romeo racconta di aver appreso da altri mafiosi oltre che da Spatuzza e che ora probabilmente porteranno entrambi a deporre davanti ai PM di Palermo e di Caltanissetta che indagano sulla “trattativa” e sulle stragi. Il 4 dicembre infatti Spatuzza deporrà già per un altro processo, quello di Marcello Dell’Utri che in secondo grado potrebbe riconfermare la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa all’attuale senatore del Popolo delle Libertà e fondatore di Forza Italia. In procinto di tutto questo, come ricordavamo all’inizio, alcuni giornali si sono portati avanti con il lavoro:
22 novembre 2009. “Il Giornale” di Vittorio Feltri dipinge quanto documentato poc’anzi come la solita bufala e prepara i suoi (e)lettori per un sempre utile “Ve lo avevamo detto”, sminuendo cosi la portata di questa possibile e incredibile notizia.
23 novembre 2009. “Il Foglio” di Giuliano Ferrara fa anche di più. Consiglia a Berlusconi, usando parole molto ponderate, di cancellare il reato associativo:
«L’unica è difendersi da quella fattispecie di reato surreale e balorda, che aggrava il già osceno facilismo con cui si pratica in Italia, tra i pochi paesi al mondo così radicalmente borbonizzati, il reato associativo. Quando si convinceranno Berlusconi e Dell’Utri che una campagna di idee, di cultura, di iniziativa politica e legislativa sul “concorso esterno”, una campagna da portare in Europa e nel mondo perché si sappia di che reati si discute nella situazione penale italiana, perché si conosca questa arma sicaria nelle mani di chiunque per accusare chiunque, è urgente, liberale, necessaria non solo a loro ma ai diritti civili degli italiani? »
La macchina mediatica sta affilando nuovamente le sue armi e purtroppo, anche questa volta, il campo di battaglia sarà la povera Italia e i suoi oramai logori cittadini.
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Paolo M.
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Diego Tomasoni
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