Berlusconi da Lukashenko: a lezioni di dittatura?
«Grazie a lei e al suo popolo, che so che la ama, e questo è dimostrato anche dai risultati elettorali, che sono sotto gli occhi di tutti». Queste le parole che il premier Silvio Berlusconi ha rivolto al presidente bielorusso Alexandr Lukashenko, in occasione della sua visita ufficiale a Minsk. Una visita, ha specificato il Premier, per dare avvio a relazioni commerciali e imprenditoriali tra l’Italia e la Bielorussia, tant’è che è già pronta una delegazione di imprenditori per un prossimo viaggio nell’ex paese sovietico. Sempre in occasione della visita, e forse come ringraziamento per le calorose parole del Premier italiano, Lukashenko ha aperto al presidente del consiglio italiano gli archivi dei servizi segreti bielorussi, che ancora portano il nome di Kgb, archivi che permetteranno di risalire alle sorti dei prigionieri italiani ai tempi della Seconda Guerra mondiale in Russia e Bielorussia.
I motivi che spingono un Premier Italiano ad incontrarsi con colui che è stato definito l’ultimo dittatore d’Europa, e quindi non esattamente bollato come un modello di democrazia, sono fin troppo chiari. Dalla bocciatura del Lodo Alfano da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, Silvio Berlusconi ha visto ripartire tutti i processi rimasti in sospeso; processi che si svolgeranno “compatibilmente con gli impegni politici ed istituzionali del Premier”: ma, ovviamente, si sa bene come il Premier di uno stato democratico sia molto impegnato, ed abbia l’agenda fitta di impegni. Quand’anche non ne avesse, può inventarseli. Esattamente come ha fatto Berlusconi, la cui capatina a Minsk è capitata proprio pochissimo dopo il suo viaggio in Russia presso Putin, la visita in Arabia Saudita con Tarak Ben Ammar e quella in Turkmenistan.
Viaggi politici? Impegni istituzionali? Chissà. C’è da dire che la sua visita a Lukashenko non sia esattamente passata inosservata in Parlamento e abbia scatenato non poche polemiche, sia in patria (da parte di Udc, Pd e Radicali, che accusano il premier di “sconcertante superficialità”), che nella stessa Bielorussia, dove Anatolij Lebedko, leader del Partito Civico Unito dell’opposizione, ha paragonato Silvio Berlusconi allo stesso Lukashenko, bollandolo come “uomo d’affari pronto a sacrificare i valori europei in cambio di accordi commerciali”; cosa più che lecita, visto e considerato che Alexandr Lukashenko, che si fa chiamare “Bathka” (“il padre”), dal 1995 è isolato dalla comunità internazionale e sospettato di brogli elettorali e violazione dei diritti umani: la Bielorussia è infatti l’unico paese europeo dove ancora vigono la pena di morte ed il carcere duro per chiunque osi ironizzare sul Padre della nazione. Nel 2006, inoltre, le elezioni che videro nuovamente la vittoria schiacciante di Lukashenko (82,6 % di voti) furono durante contestate e anche in questo caso gli osservatori dell’OSCE le proclamarono non valide, perché non erano avvenute in un ambiente democratico e con libertà di voto.
L’ultimo capo di stato europeo ad accogliere Lukashenko fu Chirac, nel ’95, in occasione di una visita a Parigi; da quel momento, si è dovuto aspettare il 2009 per concedere nuovamente un visto per l’Europa al tiranno sovietico, quando l’UE decise di alleggerire le sanzioni a Minsk sulla base delle timide aperture da parte del paese dell’Est. Il 27 aprile scorso, lo stesso Lukashenko era stato in visita a Roma, ed ora è il Premier italiano a ricambiare il favore.
Oltre alla straordinaria coincidenza di viaggi di lavoro in concomitanza con la riapertura dei processi a suo carico, le amicizie di Silvio Berlusconi continuano a lasciare perplessi, visto e considerato che nemmeno Gheddafi è famoso per il suo amore verso la democrazia ed i diritti umani. Che le motivazioni imprenditoriali e commerciali, che quotidianamente avvicinano Silvio ai dittatori e pseudo-dittatori di mezzo mondo, allontanandolo dai leader europei e mondiali più carismatici, non siano che scuse per giustificare il suo interesse per certe discusse forme di governo? Chissà.
Scritto da Erica Balduzzi in data 2 dicembre 2009.

4 Responses to “Berlusconi da Lukashenko: a lezioni di dittatura?”
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Gheddafi, Putin, Lukashenko… Berlusconi ha una indiscutibile simpatia verso una certa forma di Governo. Quella totalitaria. Sono i suoi modelli da imitare. Che votete farci, ognuno ha le sue debolezze.
Commento by Antonio on 2 dicembre 2009 at 18:49
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