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Diritto di critica | November 22, 2019

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Il governo s'inchina - Diritto di critica

Prima lo scudo fiscale per il rientro dei capitali sporchi e frutto del riciclaggio poi la norma che permette ai clan di ricomprarsi i beni confiscati se non immediatamente assegnati e la sentenza della Cassazione che invia alla Corte d’assise i processi con condanne superiori ai 24 anni ed infine il disegno di legge sui pentiti che ne vorrebbe depotenziare l’efficacia. La mafia ringrazia il Governo e il Governo gentilmente risponde con un inchino.

Le ultime decisioni del governo sconcertano non poco. Da un lato l’Esecutivo pensa solo ed esclusivamente alle beghe nazional-giudiziarie del premier, Silvio Berlusconi, e a come non farlo finire in gattabuia, dall’altra allenta i nodi stretti attorno alla mafia e dall’altro ancora non fa quasi nulla per contenere gli effetti della crisi economica sulle imprese.

Dello scudo fiscale si è già abbondantemente parlato. Di sicuro c’è che non serve né a me che scrivo né a chi legge né alla stragrande maggioranza degli italiani “brava gente”. Sarà molto utile, invece, alla “mala gente” che all’estero ha nascosto il frutto di operazioni oscure, fangose, vigliacche. Traffico di stupefacenti, smaltimento illecito dei rifiuti, usura, pizzo. A questo serve lo scudo fiscale.

Ma l’inchino del Governo è arrivato ancor più in basso e si è piegato fino a toccare quasi il pavimento con la testa. Prima ancora dello scudo c’è stato il caso del mancato scioglimento per mafia del comune laziale di Fondi. L’ex prefetto di Latina, Frattasi aveva chiesto di azzerarne la giunta di centrodestra per ben due volte, sostenuto anche dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ma il Consiglio dei Ministri, presieduto dal premier, Silvio Berlusconi, non ha acconsentito. Maroni è stato zittito. La mafia ha ringraziato e il Governo, come sopra, ha accentuato ancora di più l’inchino. Sempre più profondo, sempre più giù, tanto che la schiena quasi iniziava a dolere.

Passato lo scudo e propinata questa norma come un incentivo all’economia del Paese, il Governo è andato avanti. Sul Corriere della Sera di oggi, in taglio medio, in prima pagina, il titolo recita: «Processi di mafia a rischio per una sentenza. Alfano: interverremo». E menomale. Perchè a quanto pare potrebbero rischiare di dover ricominciare da zero centinaia di procedimenti giudiziari a carico di affiliati a Cosa Nostra, Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita. Tutto per una sentenza della Corte di Cassazione che rimanda alla Corte d’Assise i processi con pene superiori ai 24 anni. Il Governo davvero non se ne era reso conto? Vogliamo credergli.

L’istituzione di un’Agenzia per l’assegnazione dei beni confiscati, invece, non convince nessuno. Maroni dovrebbe sapere che la mafia acquisisce o crea società apparentemente pulite e si mette sul mercato. Ma soprattutto Maroni dovrebbe sapere che le mafie hanno i capitali per ricomprarsi l’Italia intera, se dovesse servire.

Ma non è finita qui. Il senatore Giuseppe Valentino (Pdl), infatti, ha proposto un disegno di legge sull’attendibilità dei pentiti che verrebbe a cadere in mancanza di riscontri esterni: se nove volte su dieci le dichiarazioni di un pentito sono state riscontrate, alla decima non verificata si annullano anche le precedenti. Una norma ad uso e consumo di quei politici che hanno problemi con la giustizia a causa dei pentiti di mafia. Non ultimi Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma sarà un caso.

Comments

  1. Sorrido al ricordo della faccia dell’On. Ghedini ad annozero due giorni fa. Mostrava sostegno e felicità nei confronti della spontanea manifestazione dei cittadini di Caltanissetta contro la mafia e a difesa dei magistrati.

    “Bisogna fare di più”, diceva. “Il governo lotta in questo senso”.

    La mafia non si sconfigge con le chiacchiere… :(

  2. V3N0M

    @diego
    a me,rispetto ad anno zero, fa venire un sorriso amaro travaglio,che invece di proseguire tranquillo per la sua strada si perde in “simpatici” siparietti con l’avvocato. travaglio purtroppo non è in grado di sostenere un contradditorio,basta provocarlo e lui cade come una pera matura perdendo di efficacia e credibilità.
    sul resto sono sempre le stesse cose: ormai sanno tutti che berlusconi è paramafioso ma a quanto pare sta bene a ai più; il problema del silvio,infatti, non è mai stato quello di giustificarsi troppo di fronte al popolo ma piuttosto quello di auto esonerarsi da processi che potrebbero portarlo all’esilio (dove certamente morirebbe come un martire perseguitato)