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Diritto di critica | November 21, 2019

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Dell'Utri lo ammette: «in politica ci son entrato per scappare all'arresto» - Diritto di critica

Sul Fatto quotidiano di oggi la giornalista Beatrice Borromeo ha intervistato l’On. Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia e condannato in primo grado a 9 anni per mafia. L’intervista ha quasi del surreale e ci si chiede se sia stata realmente rilasciata in maniera libera e non sotto minaccia. Scrivo ciò perchè ironicamente ritengo, sfogliando le pagine del giornale di Antonio Padellaro, che le risposte date dall’On. del Pdl siano equiparabili alla trama di un film poliziesco proiettato sugli schermi di Hollywood, piuttosto che al racconto di una controversa carriera politica del braccio destro di Silvio Berlusconi. Ma addentriamoci un pò meglio in un estratto dell’intervista per mettere in evidenza le assurdità che vi campeggiano irriverenti.

Secondo Ciancimino il frutto della trattativa tra mafia e Stato fu proprio Forza Italia, una sua creatura.
«Questo Ciancimino è uno strano. Lo sanno tutti, a Palermo. È il figlio scemo della famiglia Ciancimino».

Anche il pentito Gaspare Spatuzza dice che tra lei, Berlusconi e i fratelli Graviano è stato raggiunto un accordo.
«Ma di che parliamo? Falsità, calunnie. Sono tutte persone che hanno davanti anni di galera, è da capire. Salvano la loro pelle».

Paolo Borsellino parla di lei e di Berlusconi nell’ultima intervista che ha rilasciato prima di essere ucciso.
«Era un’intervista manomessa, manipolata. Quando l’abbiamo vista per intero abbiamo capito come stavano le cose. Risulta chiaro che Vittorio Mangano non c’entrava niente: quando parlava di cavalli, intendeva cavalli veri. (Nel gergo mafioso i cavalli sono dosi di droga n.d.r)

Capisce che alla gente può sembrare strano che lei dia dell’eroe a uno che (Vittorio Mangano n.d.r), anche a suo dire, trafficava eroina?
«Certo, come no, capisco tutto. Ma io non ho detto che è un eroe in senso assoluto. È il mio eroe!

E lei ha mantenuto i contatti con Mangano anche dopo che è uscito di galera, quando erano ormai noti i reati che aveva commesso.
«Ho tenuto i contatti, certo, l’ho detto. La mia tranquillità nasce dal fatto che non ho niente di cui vergognarmi».

Non sente una responsabilità, visto il suo ruolo politico?
«Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Quando nel 1994 si fondò Forza Italia e si fecero le prime elezioni, le candidature le feci io. Non mi sono candidato perché non avevo interesse a fare il deputato».

Poi, nel 1995, l’hanno arrestata per false fatture.
«Mi candidai alle elezioni del 1996 per proteggermi. Infatti, subito dopo, è arrivato il mandato d’arresto».

E la Camera l’ha respinto. Ma le sembra un bel modo di usare la politica?
«No, assolutamente. È assurdo, brutto. Speriamo cambi tutto al più presto! Ma non c’era altro da fare».

Perché non si difende fuori dal Parlamento?
«Mi difendo anche fuori».

Perché non soltanto fuori?
«Non sono mica cretino! Mi devo difendere o no? Quelli mi arrestano!»

Se arrestano me cosa faccio, mi candido anch’io?
«Ma a lei perché dovrebbero arrestarla? E poi a lei non la candida nessuno, quindi non si preoccupi. Io potevo candidarmi e l’ho fatto».

Che fa se la condannano in appello?
«Vado in Cassazione!»

Non si dimette?
«Ma sta scherzando?»

Punto. C’è da aggiungere altro? Il Senatore Dell’Utri parla chiaro, non c’è che dire. Non bisogna “forzare” i dialoghi per sottolineare le ambiguità presenti nei ragionamenti di molti politici. L’Onorevole “sa che tutti sanno” e parla terra a terra. Alla luce delle esternazioni di un politico nell’occhio del ciclone a causa di una condanna per mafia, quanto possono essere considerate attendibili le dichiarazioni di Ciancimino di questi giorni? Ognuno tragga le sue conclusioni. Da brividi.