Il day after della politica. Chi vince e chi perde
Scritto da Diego Tomasoni il 30 marzo 2010 in Politica
«L’Italia non è la Francia». Esordiscono così oggi molti pensatori di sinistra alla luce dell’aspra lettura dei risultati elettorali. Non assomigliare ai cugini “amanti delle lumache” per una volta appare quasi come un dramma esistenziale, una brutta sorpresa. In realtà dietro a questa affermazione ci sono diverse riflessioni da fare. Sarkozy, alla luce di una gestione inefficiente del suo governo, ha incassato una sonora sconfitta perdendo un pò in tutte le aree della Francia. In Italia invece abbiamo assistito ad un fenomeno un pò atipico, unico nel suo genere. I delusi da Silvio, invece che riversarsi nell’elettorato di centro sinistra come vuole la natura democratica, hanno semplicemente disertato le urne o votato per un’altra soluzione, più estrema e più a destra: la Lega. V’è quasi una nota di comicità nella chiave di lettura di queste elezioni. Pur di non votare Pd l’elettorato quasi sfiora il ribaltone nelle regioni del nord, sostituendo i vertici del Pdl con altri uomini sempre legati alla maggioranza di governo. E se nei grandi centri vince la sinistra dove una cultura più internazionale e aperta domina la scena, nelle provincie e nelle realtà periferiche la destra populista porta a casa la vittoria, dimostrandosi più capace di seguire l’elettorato in una forma più capillare e profonda. Quasi da amministratore di condominio.
L’eredità fallimentare di Bassolino
La sconfitta in Campania, comunque la si voglia leggere, mette in luce una responsabilità forte. Il governo dell’intoccabile Bassolino, diretto responsabile dello scandalo dei rifiuti a Napoli, ha messo in crisi il progetto politico della sinistra che per più di 10 anni aveva investito in questa terra. Evidentemente le accuse di reati come frode in pubbliche forniture, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, falso e reati ambientali, oltre ai cattivi odori della monnezza di Napoli, hanno influito pesantemente sull’esito delle urne.
L’incapacità di offrire un’alternativa vera
Vincere le elezioni significa convincere la popolazione a darti fiducia, proporre nuove soluzioni ed impegnarsi per risolvere i problemi irrisolti. Ancora è da appurare quali siano le scelte tattiche (o suicida) che hanno portato il Partito Democratico alla candidatura di Filippo Penati in Lombardia, di Emma Bonino nel Lazio, ma soprattutto dell’indagato Vincenzo De Luca in Campania. Penati in Lombardia è apparso come una squadretta dilettante che sfida il Milan, magari con qualche talento in panchina. La candidata radicale, peraltro stimata da molte parti, non è certamente un “volto nuovo” partorito dalla base del Pd, ma bensì un’evidente tappo d’emergenza per coprire la falla lasciata dallo scandalo di Marrazzo. Su De Luca c’è poco da dire. Proporre un candidato indagato per sconfiggere altri indagati è ai limiti del ridicolo. Tra un presunto cattivone e un cattivo di professione vince sempre l’originale.
La sconfitta del Popolo della Libertà
I giornali del centro destra hanno appellato queste elezioni come una grande vittoria di Berlusconi. Berlusconi poche ore fa ha dichiarato che «”L’amore ha vinto sull’invidia e sull’odio, gli elettori ci hanno dato ragione», ma i dati reali parlano di una sconfitta sonora per il Pdl. Tralasciando lo scontato successo di Formigoni impegnato a governare una delle regioni più ricche d’Europa e trascinato dai voti della Lega, il Pdl perde quasi 10 punti percentuali su base nazionale rispetto alle elezioni europee di solo un anno fa (circa 36%), attestandosi al 26%, lo stesso risultato ottenuto dal Pd. Il carisma del Premier non ha potuto nulla contro l’alleato “fedele” ma desideroso di potere negli enti locali. Gli elettori di centro destra in parte si sono astenuti e in parte sono passati sotto l’effige padana. Anche se il senatur scongiura ipotesi di lotte intestine, questo mutato assetto dei contrappesi nella maggioranza porterà sicuramente la Lega ad alzare più spesso la voce per ottenere le tanto promesse “riforme federali”. Una prospettiva che collima drammaticamente con la visione fortemente piramidale che solletica da anni i desideri di Berlusconi.
Il fenomeno Nichi Vendola
La sinistra che vince ha un nome e una faccia pulita, e in nessun casso assomiglia al vecchiume fossilizzato da tempo nel Pd. Paradossalmente il candidato più discusso proprio dal centro sinistra porta a casa una vittoria indiscutibile. Mentre a Roma la candidata radicale perde schiacciata dai voti dei cattolici (e dal tradimento della corrente rutelliana), la Puglia nel profondo Sud sorprende riconfermando a pieno titolo il suo governatore, dichiaratamente omosessuale e controcorrente. Evidentemente la mentalità meridionale è più aperta di quella capitolina. Stupefacente.
Il problema dell’informazione e il controllo delle Tv
Grande merito della vittoria del centro destra va anche alla censura voluta proprio dal leader Berlusconi. E’ la prima volta che si assiste ad una campagna elettorale incentrata solo su attacchi personali, accuse ed ingiurie. Chi conosce il programma di governo dei candidati alle regionali? Chi è andato alle urne conoscendo veramente i candidati? Sono pronto a scommettere diverse cene che la maggioranza degli italiani ha votato il simbolo, a memoria, senza nemmeno documentarsi più di tanto. Chi non ha potuto conoscere cosa e per chi stava votando ha disertato le urne: il 35% della popolazione. Purtroppo l’astensionismo ha giovato a chi governa, forte del controllo delle Tv (mediaset) e di diversi telegiornali nazionali, tra cui il caso più eclatante è certamente il Tg1 di Minzolini, noto alle cronache per le telefonate con il Premier.
La sconfitta della politica vera e il futuro che ci aspetta
Perfetta a mio avviso la sintesi di Contita De Gregorio, direttore de l’Unità, che dallo spazio dedicato al suo editoriale del giorno esprime un’analisi aspra e critica sui risultati elettorali: «Quelli che hanno votato erano, in maggioranza, animati dalla rabbia. Hanno vinto i partiti con la voce roca e la schiuma alla bocca, la Lega a destra, un trionfo assoluto, il neonato partito di Beppe Grillo che con percentuali dal 3 al 7 per cento – altissime, per un debuttante – conferma quel che sappiamo: urlare «tutti ladri tutti in galera» è un abito ampio e comodo, una taglia unica che si adatta a tutte le taglie». Ma se da un lato il fenomeno Grillo mette in luce l’avanzata del web nel palcoscenico della politica, evento storico per l’Italia, dall’altro la vittoria leghista mette in luce come la politica della chiusura e del populismo, finalizzata a guardare solo nel proprio orticello, è ancora predominante in tutto il nord d’Italia. A me hanno raccontato che quelli chiusi vivevano nelle regioni meridionali. Fiabe d’infanzia forse.



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