Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | March 6, 2021

Scroll to top

Top

La rivolta dei "berluscones" thailandesi - Diritto di critica

Molte persone osservando ciò che accade di questi tempi in Thailandia pensano subito alla classica rivolta, quella di un popolo che oramai stufo del suo governo cerca in tutti i modi di “scacciarlo”, alcune volte utilizzando purtroppo anche mezzi violenti come quello dell’irruzione con un camion nel palazzo governativo. Un gesto che fino ad oggi per fortuna è  un eccezione ma che non diminuisce comunque la tensione nel paese asiatico. Ma allora le famose  “Camicie rosse” chi sono? Cosa vogliono? Sono i fedeli militanti  dell’ex premier Thaksin Shinawatra, deposto nel 2006 a seguito di un colpo di stato. Un personaggio tuttora in esilio a Dubai, luogo da cui sostiene ancora il suo “popolo rosso” che, con queste manifestazioni chiede appunto il suo ritorno e nuove elezioni. Ma chi è Thaksin Shinawatra e perché è stato deposto?

Shinawatra oltre a essere un politico è un  imprenditore thailandese. Poiché era a capo della Shin Corporation che controlla (tra le altre) la più grande compagnia di telefonia mobile thailandese, è stato l’uomo più ricco in Thailandia prima di trasferire la proprietà della compagnia alla sua famiglia. Sua moglie Potjaman Shinawatra è sempre stata il suo supporto nella vita politica e negli affari.

Thaksin fu coinvolto in un conflitto di interessi tra il suo ruolo di Primo ministro e i suoi vari interessi finanziari. Nel 2001 fu molto vicino agli arresti e ad un bando di 5 anni dalla vita politica ma poi riuscì a venirne fuori, come dichiarato, corrompendo la corte giuridica e manipolando le indagini. A sua difesa, Thaksin dichiarò che il suo conflitto d’interessi dipese solo da una sua distrazione. Nel 2003, la campagna di Thaksin contro gli spacciatori di droga portò ad un’esecuzione extra-giudiziaria di diverse centinaia di sospetti e venne altamente criticata dai difensori dei diritti umani. Un altro scandalo riguardante la sua vita politica fu l’appoggio che egli diede per il passaggio di grado di suo cugino Chaiyasit Shinawatra da semplice comandante in un piccolo distretto militare a generale.

Thaksin fu rieletto nelle elezioni legislative del febbraio 2005 con una vittoria schiacciante del suo partito, aggiudicandosi 374 seggi su 500 in Parlamento e lasciando al Partito Democratico thailandese, il maggiore oppositore, solo 96 seggi. La pubblicità sfrenata che Thaksin fece al suo Thai Rak Thai nelle televisioni statali subito dopo lo Tsunami, gli portò i voti della maggioranza della popolazione nelle aree nord e nord-orientali. Anche a Bangkok la classe media fu molto colpita dalla sua pubblicità ininterrotta nei mass media e sorprendentemente il suo partito si aggiudicò anche qui 32 dei 37 collegi elettorali. Solo nelle regioni del Sud il suo partito venne sconfitto aggiudicandosi un solo seggio.

Nel settembre 2006 il premier è stato deposto da un colpo di stato mentre si recava in visita a New York. Dopo il golpe, Thaksin ha dichiarato il suo ritiro dalla politica. Nell’agosto 2008 la corte suprema thailandese spicca un mandato d’arresto per Shinawatra e sua moglie, accusati di frode ed evasione fiscale. In risposta a ciò Shinawatra ha annunciato di chiedere asilo politico al governo britannico.

Il 15 aprile 2009, il suo passaporto è stato revocato dal Ministero degli Esteri Thailandese perché, secondo le affermazioni di un portavoce, “il suo ritorno potrebbe nuocere al Paese“.

Il 26 febbraio 2010 La Corte suprema thailandese ha deciso il sequestro di 46 miliardi di baht (1 miliardo di euro), oltre metà del patrimonio dell’ex premier Thaksin Shinawatra, considerato colpevole di aver approfittato del suo ruolo politico per arricchirsi personalmente. Dopo il colpo di Stato del settembre 2006, a Shinawatra – ora in esilio – venne sequestrato un patrimonio pari a 76 miliardi di baht (1,7 miliardi di euro).( Wikipedia)

Ora il suo popolo cerca di riportarlo in  Thailandia, attaccando l’attuale esecutivo guidato da Abhisit Vejjajiva, leader del Partito Democratico thailandese, eletto premier dal Parlamento in seduta straordinaria nel dicembre 2008.  Ora il governo thailandese per cercare di calmare gli animi ha disposto addirittura la chiusura del canale  televisivo satellitare vicino alle Camicie rosse e inizialmente di non schierare l’esercito. Idea svanita in questi giorni con la proclamazione dello stato di emergenza e quindi dell’utilizzo delle forze armate. Una nota importante è inoltre quella di 303  accademici delle università thailandesi che hanno firmato un documento con cui contestano la richiesta delle Camicie rosse di sciogliere il Parlamento, definendola «irragionevole» ma rivolgendo nello stesso scritto un appello al governo di Bangkok affinché attui riforme politiche e sociali necessarie per il Paese.

In tutto questo è quasi impossibile non cogliere le situazioni che accomunano l’Italia al paese asiatico.  Somiglianze che si riscontrano anche nelle dichiarazioni dei rispettivi premier. Nel 2008  Shinawatra già in esilio «accusò l’esercito di aver utilizzato i giudici per far cadere il governo». Accuse fatte anche dagli ex esponenti del suo partito che parlarono appunto di «un “golpe bianco”, voluto dall’esercito per sovvertire una maggioranza eletta in maniera democratica dal popolo». Frasi quasi familiari ad ogni italiano.

Bisognerebbe comprendere meglio i fatti che in questi ultimi anni hanno sconvolto la Thailandia. Fatti che pur sotto forma diversa  potrebbero verificarsi anche in Italia. Non è una normale protesta o rivoluzione. Dietro c’è molto altro. Un potere economico, mediatico  e politico molto forte che riesce a controllare una parte di paese e la smuove a suo uso e consumo. Una situazione che Nanni Moretti nel finale del “Il Caimano” illustrava molto bene.

Comments

  1. La differenza sostanziale è che nessuno italiano morirebbe mai per Berlusconi. E' più facile che diventino tutti della Lega o del Pd.

  2. Io pensavo che il mio paragone fosse estremo ma non avevo letto Libero…e se la similitudine con Silvio lo fanno loro allora è più che ok...http://nonleggerlo.blogspot.com/2010/04/enno-pure-il-papi-thailandese-no.html

    • A pensar male con questi “signori” ci si azzecca sempre.

  3. Bangkok è Bellissima, anche in questi giorni che ci sono dei disordini, la tv e i giornali la hanno fatta più grossa di quello che è veramente quando sei in loco, sono tornato oggi… NON STATE A SENTIRE TUTTO CIO' CHE DICONO/SCRIVONO… non è così grave la situazione. Io ho trovato tante informazioni suhttp://www.vacanzathailandia.com e da li, tramite un link nel sito ho trovato anche un pacchetto con volo e hotel molto conveniente!

    • Anche se l'analisi da noi fatta parta più di aspetti politici che di rappresaglie militari, mi fa piacere che la situazione stia rientrando. Saluti