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Diritto di critica | April 24, 2019

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Pedofilia: i media e le mezze verità - Diritto di critica

«Quanta sporcizia c’è nella Chiesa e proprio anche tra coloro che nel sacerdozio dovrebbero appartenere completamente a Dio». A pronunciare queste parole durante la meditazione del venerdì Santo nel 2005 era l’allora cardinale Jospeh Ratzinger. Giovanni Paolo II sarebbe morto otto giorni più tardi.

Sullo scandalo pedofilia nella Chiesa occorre fare chiarezza e scremare le notizie vere da quelle “interpretate” e strumentalizzate.

Il primo dato che salta agli occhi riguarda il periodo in cui sono stati commessi gli abusi: gli ultimi trent’anni. A capo dello Stato Vaticano, infatti, fino al 2005 non c’era l’attuale papa, Benedetto XVI, ma il polacco Karol Wojtyla, ormai prossimo alla beatificazione.  È proprio sotto il pontificato di Giovanni Paolo II che viene registrato il maggior numero di casi di abusi su giovani e minori: negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Irlanda, in Italia, in Austria e chiamano in causa per la maggior parte vescovi imposti direttamente dal papa.

Il caso più clamoroso è quello dell’arcivescovo di Vienna, Hermann Groer, travolto da uno scandalo sessuale nel 1995 e dimessosi nel 1998: Vojtyla l’aveva scelto nel 1985 e promosso cardinale. Joseph Ratzinger, a capo della Congregazione per la dottrina della fede dal 1986 al 2005, ha tentato in tutti i modi di aprire un procedimento contro l’arcivescovo della Chiesa austriaca ma è stato sistematicamente fermato. L’attuale primate di Vienna, il cardinale Schoenborn, ha confermato questa circostanza alcuni giorni fa.

Accusato di molestie anche un altro vescovo nominato da Giovanni Paolo II, si tratta di Julius Paetz, promosso a capo della diocesi di Poznan nel 1996. Contro di lui hanno puntato il dito 12 giovani polacchi ma Vojtyla ha preso provvedimenti solo nel 2002, quando l’episcopato polacco era stato ormai travolto dallo scandalo.

Stessa sorte per l’ormai noto John Magee, arcivescovo della diocesi irlandese di Cloyne. Senza ascoltare le voci in merito ai comportamenti dell’ex segretario di Paolo VI e di Giovanni Paolo I, Wojtyla non ha mai rimosso Magee. Ratzinger, invece, una volta giunto sul soglio pontificio non solo ha “licenziato” Magee ma nel 2009 ha dato nuove facoltà alla Congregazione per il clero, incluso il potere di sanzionare immediatamente i sacerdoti in materia di abusi sessuali. In Irlanda – è giusto ricordarlo – i casi di pedofilia non hanno riguardato solo le scuole cattoliche ma anche quelle protestanti e laiche.

L’elenco degli abusi e delle mancate punizioni sotto il pontificato di Karol Wojtyla, però, non è finito ed è necessario citare il caso – anche questo tristemente noto – del fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado: nel 1998 viene denunciato da alcuni ex “legionari” che lo accusano di aver abusato di alcuni. Dal Vaticano nessuna reazione fino al 2002 quando viene conclusa l’indagine, condotta proprio da Joseph Ratzinger, nei confronti di Degollado. Un anno prima era stato ancora Ratzinger ad aver inasprito le pene per i crimini sessuali («De delictis gravioribus»), avocando dalle diocesi al Vaticano tutti i processi a carico dei sacerdoti. Tra gli altri provvedimenti, inoltre, l’allungamento dei tempi della prescrizione per i reati sessuali e l’applicazione della norma sui minori fino a 18 anni.

La gestione del “caso Degollado”, intanto, viene affidata da Giovanni Paolo II al suo braccio destro, il cardinale Angelo Sodano, che temporeggia. Nel frattempo Wojtyla, afflitto dal morbo di Parkinson, muore e viene eletto Benedetto XVI che un anno più tardi rimuove dall’incarico il capo dei Legionari di Cristo. Degollado muore nel 2008 dopo che diverse inchieste hanno appurato l’esistenza di un’amante e figli nella vita dell’anziano sacerdote.

Karol Wojtyla ha preso tempo anche per intervenire sui casi di abusi nella Chiesa statunitense: la prima denuncia, infatti, risale al 1984 e riguardava un sacerdote della Louisiana, la commissione mista Santa-sede/Conferenza episcopale americana per studiare il problema venne insediata solo nel 1993. Lo stesso anno in cui Wojtyla ha inviato alla Chiesa americana una lettera in cui criticava il “sensazionalismo” dei mass media sui casi di pedofilia e raccomandando la massima riservatezza.

In quest’ottica, dunque, risulta chiaro il motivo alla base dei ritardi della Congregazione della dottrina per la fede nell’agire nei confronti sia di padre Murphy sia di padre Kleine. Wojtyla diffidava di dossier e denunce contro i sacerdoti, quella degli abusi – ricordava Giovanni Paolo II – era un’accusa spesso usata dal regime comunista per screditare la Chiesa.

Comments

  1. Io sono per la dottrina della verità, ma non nascondo che certe notizie mi danno il voltastomaco.

    "Ieri, parlando dal Cile, il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone non ha solo annunciato nuovi provvedimenti anti-abusi dei sacerdoti. Ma ha anche pronunciato una frase che ha fatto insorgere le comunità gay, sia quelle locali che quelle italiane. Un ragionamento che ha fatto scatenare le polemiche: a suo giudizio non c'è alcun collegamento tra la pedofilia e il celibato a cui sono sottoposti i preti; mentre invece questo tipo di patologie ha un legame con l'omosessualità."

    Spero si faccia luce al più presto sui crimini della Santa Chiesa, e sui responsabili diretti.