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Diritto di critica | August 3, 2020

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Fini alla guida di una corrente alternativa nel centro destra italiano - Diritto di critica

In molti avevano pronosticato, alla luce dei recenti risultati delle elezioni regionali, un probabile mutamento degli assetti politici all’interno della maggioranza di Governo. Il successo della Lega e il crollo dell’elettorato fedele al Premier Berlusconi (-10%) aveva da un lato attutito una crisi di governo, come avvenuto oltre le Alpi, ma dall’altro aperto delle vistose crepe sulle colonne portanti del maggior partito italiano. Il Popolo della Libertà (Pdl), nato solamente un anno fa con un’incoronazione napoleonica del suo noto leader, sembrava una corazzata pronta a solcare indisturbata il mare delle riforme urgenti per il paese. L’egemonia del signore dei media italiani non è più tollerabile da diversi membri del partito, i quali, guidati dal numero due del Pdl, ora cercano maggior spazio ed autonomia in quello che lo stesso Premier aveva definito un «partito modello azienda».

Gianfranco Fini, in questi mesi spesso impropriamente citato come “il vero leader d’opposizione” per via delle dichiarazioni discordanti rispetto a quelle pronunciate dal Cavaliere su temi come la giustizia, è sicuramente un personaggio controverso della politica nostrana, del quale molti – sia a destra che sinistra – apprezzano i toni pacati e professionali, mentre altri mal digerire il tradimento del fascismo “duro e puro” e la fusione con Forza Italia, un partito estremamente populista e con una struttura piramidale di prim’ordine. Dopo mesi di silenzi, o velati dissensi, il Presidente della Camera ha preso chiaramente le distanze dal modello berlusconiano dominante, richiamando a se i fedelissimi e coloro che nel centro destra non si riconoscono più nella politica degli scandali e dello scontro che ha da mesi martoriato l’immagine delle istituzioni.

«Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. Non ho intenzione di stare zitto né di togliere il disturbo». Ha esordito oggi il Presidente della Camera rivolgendosi ai cronisti. «Il Pdl lo avevamo immaginato diverso. Ci sono dei momenti in cui bisogna guardarsi allo specchio. Decidere se si è disposti a rischiare per le proprie idee. Questo è il momento. Io voglio poter dire le cose che penso senza essere accusato di tradimento. Il Pdl deve essere libero e non può essere il partito del predellino. Questa è una fase complicata, non ce la facevo più a porre sempre le stesse questioni al presidente del Consiglio. Ora si apre una fase nuova con un confronto aperto nel partito. È necessario però un dialogo aperto».

E alla luce di queste affermazioni i sondaggisti e i giornalisti pubblicano statistiche e sondaggi sul peso politico di Fini all’interno della maggioranza. Secondo Gianmario Mariniello di Generazione Italia, «in questo momento  Berlusconi ha un’approvazione pari al 52%, mentre il presidente della Camera, ormai da molti mesi, lo supera attestandosi oggi al 64%». Secondo Antonio Noto di Ipr Marketing, «senza l’ex leader di An, il Pdl perderebbe il 20% del suo elettorato. Dato che nel 2008 il Pdl prese il 37%, stiamo parlando del 7,4%. Così, senza fare campagna elettorale, senza struttura, senza niente. Un dato statico. Si votasse domani mattina, il Pd potrebbe superare un Pdl senza Fini. Sarebbe uno choc per tutti». Fini ha concluso le sue dichiarazioni sostenendo che «la fase del 70 a 30 è finita. Spero che Berlusconi accetti che esista un dissenso, vedremo quali saranno i patti consentiti a questa minoranza interna». Berlusconi è strattonato da due parti, dalla Lega che lo tiene stretto e dagli ex di An che sono pronti allo sciopero contro il titolare dell’azienda Pdl. Sarà solo una bolla di sapone?

Comments

  1. Spinoza.it ha scritto che alla fine Fini si alleera' con Casini e D'Alema per costruire una moderna grande coalizione di centro-destra.