Scontro nel governo sul tema della “legalità”. Certi scandali non lasciano dubbi

Scritto da il 11 maggio 2010 in Politica

pdl Scontro nel governo sul tema della legalità. Certi scandali non lasciano dubbiIn questi giorni di fuoco che vedono gli occhi del mondo concentrati sugli aiuti alla Grecia e alle “montagne russe” dei titoli azionari, all’interno della maggioranza di Governo le rinvigorite spaccature interne hanno fatto di nuovo rumore. Il tema, sembra strano a dirsi, è stato uno dei più controversi del nostro paese, quasi mai citato dagli uomini del Cavaliere per paura di fraintendimenti o possibili ritorsioni: «giustizia e corruzione».

bocchino e1273601424909 Scontro nel governo sul tema della legalità. Certi scandali non lasciano dubbiPromotore di questa battaglia coraggiosa, e secondo molti anche suicida, è stato il finiano Italo Bocchino, recentemente epurato dai suoi incarichi per divergenze d’opinione con la leadership del Popolo della libertà, leggasi Berlusconi. L’On. Bocchino non si è trattenuto e ha parlato dell’esistenza di «ex colonnelli provenienti da An che rischiano di comprimere il principio di legalità per difendere Berlusconi». L’ ex vicepogruppo del Pdl è andato perfino oltre, sostenendo che da un lato è vero che il Premier è stato sottoposto ad un accanimento giudiziario, ma è altrettanto vero che è inconcepibile che «per difendere Berlusconi bisogna difendere chi ha commesso dei reati». Il parlamentare ha aggiunto rincarando la dose: «Io e Briguglio abbiamo chiesto al direttivo del gruppo parlamentare alla Camera di aprire una corsia preferenziale per il disegno di legge (contro la corruzione n.d.r). Ci hanno respinto la richiesta: per beghe interne si sacrifica l’intervento del partito per il bene del Paese».

Abbiamo visto nei giorni scorsi l’emergere di fatti scandalosi, come le rivelazioni sull’ormai ex ministro Scajola nel quale è apparso il nome di Diego Anemone, vertice della cosiddetta “cricca” che gli inquirenti collocano dietro la corruzione per gli appalti alla Maddalena e la ricostruzione a L’Aquila. Lo stesso Anemone avrebbe “donato” all’ex ministro dell’industria 900mila euro in assegni per l’acquisto della casa. Ancora ignote le ragioni di questo “regalo”. Abbiamo avuto notizia del sequestro di beni per 20 milioni di euro ai danni del senatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico, accusato di di aver percepito fondi statali per l’editoria in modo illecito. Inoltre si è saputo delle perquisizioni alla banca di Denis Verdini, coordinatore del Pdl e uomo chiave delle campagne elettorali del Premier, coinvolto insieme al noto senatore Marcello Dell’Utri all’interno di un presunto giro di tangenti e favori su cui indaga la magistratura. A coronare questo banchetto di presunti illeciti è sopraggiunta anche la notizia che riguarda il Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, il quale,  secondo le forze dell’ordine che stanno facendo accertamenti, avrebbe affidato la direzione dei lavori di restauro degli Uffizi a Riccardo Miccichè, parrucchiere ed esperto di piante medicinali, il cui fratello è sospettato di legami mafiosi.

Emerge ora lapalissiano il motivo per cui, un parlamentare come Bocchino, può rappresentare un serio problema se pone certe domande, ma soprattutto suggerisce certe leggi, all’interno della maggioranza. Si potrebbe perfino scoprire che la corruzione non sta solo per le strade, ma anche – e soprattutto – nei palazzi del potere. Tangentopoli a confronto sembra sempre di più un gioco da tavola.

E proprio il 9 maggio è stato scarcerato il sopracitato Diego Anemone per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Chiaramente un forte “segnale” da parte delle istituzioni impegnate nella lotta all’illegalità. Resta invece in carcere Stefano Gugliotta, il ragazzino che a margine della finale di Coppa Italia, tenutasi una settimana fa, è stato malmenato dalle forze dell’ordine senza alcun valido motivo, forse una provocazione. L’unica sua colpa? Non ha rubato milioni di euro ai cittadini italiani, perciò deve restare al fresco.


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