Non le pagano lo stipendio, infermiera si svena e muore
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 14 maggio 2010 in Società
Morire per uno stipendio. È successo al San Paolo di Napoli dove un’infermiera si è uccisa lentamente – svenandosi – per protesta contro una busta paga sempre in ritardo o che proprio non arrivava. Ogni giorno per diverso tempo, Mariarca Terracciano – questo il nome dell’infermiera – si è prelevata da sola 150 ml di sangue. Da 72 ore aveva però deciso di smettere questa forma di protesta viste le precarie condizioni di salute in cui si trovava per essersi letteralmente “svenata” nei giorni precedenti. Il malore e il coma sono arrivati questa mattina all’improvviso, mentre era in servizio.
La protesta estrema di Mariarca ha riportato alla luce l’altra Italia. Quella che subisce ogni giorno la crisi delle aziende che il governo nega, la mancanza di credito da parte delle banche, mutui e rate da saldare e non può permettersi appartamenti “vista Colosseo” pagati quattro soldi e comprati con assegni incassati “ad insaputa”. Un’Italia che non conosce privilegi, autoblu, appalti, milioni e miliardi contrattati e lordati da accordi sottobanco. Ed è la stessa Italia che aspetta le riforme di cui tutti parlano ad ogni legislatura ma non vengono mai portate a termine. Ad oggi, infatti, c’è molta più attenzione per le intercettazioni, per il legittimo impedimento, per il processo breve, ecc ecc ecc. “Riforme” ad castam.
Davanti alla protesta estrema e al suicidio “per lavoro” di questa infermiera, la politica dovrebbe svegliarsi. Oltre ai lavoratori dipendenti, infatti, ci sono anche le carceri, con oltre 20 suicidi dall’inizio dell’anno. Una strage silenziosa che non fa notizia e si consuma nel chiuso delle sbarre.
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