Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | October 15, 2019

Scroll to top

Top

Ddl Intercettazioni: finalmente un pò di privacy per i boss mafiosi - Diritto di critica

Secondo il neo sottosegretario Daniela Santanché, ospite pochi giorni fa a Mattino5 «registrare i colloqui tra i boss e i loro familiari significa violarne la privacy».  Le reazioni dell’opposizione sono state immediate attraverso Massino Donadi (IdV) che  ha definito questa parole «scandalose e ridicole nello stesso tempo» aggiungendo che «il sottosegretario all’Attuazione del programma è andato oltre i limiti della decenza a meno che il governo non intenda tutelare anche la privacy dei boss con il Ddl sulle intercettazioni. La Santanche’ farebbe bene a chiedere scusa agli italiani e dimettersi per queste parole scellerate». Della stessa idea Donatella  Ferranti (PD) che ha chiesto al governo di «prenderne le distanze».

Il fulcro della discussione è proprio la nuova norma che di fatto rivoluzionerà il metodo investigativo italiano: Il DDl Intercettazioni. Approvato la scorsa notte dalla commissione giustizia del Senato in una seduta straordinaria, questa nuova legge (dopo la sua approvazione anche nelle due Camere) cambierà faccia alle indagini e ancor di più all’informazione giudiziaria. Una preoccupazione che un notevole gruppo di editori, anche politicamente molto lontani (per esempio Paolo Mieli, (Rcs- libri) e Lorenzo Fazio di Chiarelettere o Stefano Mauri di Garzanti fino a Carlo Feltrinelli) ha espresso con questa lettera: «Riteniamo  che il nostro paese corra il rischio di una grave limitazione della libertà di stampa, parte essenziale di uno Stato di diritto liberale e democratico. Ancor più grave sarebbe poi l’effetto sulla società civile. Come chiarito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, la cronaca giudiziaria è essenziale in democrazia per consentire ai cittadini di verificare il corretto funzionamento della macchina della giustizia. Privati delle informazioni necessarie non potrebbero formarsi una opinione equilibrata sulla legittimità delle azioni intraprese dalla magistratura, come invece nei recenti casi sopra citati la cronaca giudiziaria ha consentito loro di fare». Identiche paure mostrate anche da  Beppe Giulietti, fondatore di Articolo 21:

«Gli editori allarmati dal ddl intercettazioni hanno ragione da vendere. Quella norma riguarda anche loro poichè, una volta approvata, renderebbe impossibile la pubblicazione di tanta parte della saggistica legata alla cronaca, all’attualità, quella memorialistica civile che è stata uno dei veri e grandi successi elettorali degli ultimi anni conquistando soprattutto un pubblico di giovani. Non sarebbe stato possibile per esempio scrivere libri su Ustica riportando intercettazioni allorché il processo non era arrivato a dibattimento. Ecco dove arriva la follia censoria! Chiunque faccia finta di non vederla anche tra gli editori è palesemente vittima del conflitto di interessi. Articolo21 fa proprio l’appello degli editori perché dopo l’abrogazione delle tariffe postali un’altra scure pesantissima rischia di abbattersi sull’editoria. Per dirla in due parole imbavagliati e azzoppati».

Marco Travaglio, giornalista  del Fatto Quotidiano ha rilasciato al settimanale  Il salvagente una intervista in merito, spiegando il comportamento che terrà nei confronti di questa nuova legge:

«Continuerò a fare il mio lavoro.La mia unica preoccupazione è che la notizia sia vera, nuova e di interesse pubblico. Del resto già oggi è perseguibile il giornalista che pubblica atti secretati, ma questo non mi ha mai fermato.Io e i miei colleghi de “Il Fatto” continueremo a pubblicare le notizie pubbliche ma non pubblicabili e quelle secretate. Se poi finiremo in tribunale, chiederemo al nostro avvocato di sollevare la questione di legittimità costituzionale della norma».

Continuando l”intervista il giornalista torinese spiega che «non è una coincidenza» l’approvazione di una legge simile in questo momento e che «qualcuno si sta mordendo le mani. Se avessero approvato la legge un anno fa, non sapremmo nulla degli affari dell’imprenditore Anemone: Scajola sarebbe ancora ministro e Bertolaso starebbe tranquillo». Per l’editorialista di Annozero i giornalisti non potranno più legittimante scrivere di «niente. È l’abolizione totale della cronaca giudiziaria e riguarda molto di più delle sole intercettazioni. Basti pensare che non si potrà pubblicare neanche il riassunto degli atti di indagine, fino al momento dell’udienza preliminare, e comunque nulla delle indagini archiviate su persone non indagate. L’esempio classico in questo periodo è il caso Scajola: della vicenda che ha travolto e costretto alle dimissioni il ministro non si saprebbe nulla, visto che formalmente non è indagato. E anche se lo fosse (cosa che ritengo abbastanza probabile), se il reato di cui è accusato cadesse in prescrizione prima dell’udienza preliminare, sarebbe impossibile scriverne e darne conto all’opinione pubblica».

Un sottosegretario, come raccontavamo all’inizio ha parlato incredibilmente di “giusta privacy per i boss” come ulteriore motivazione alla norma. Non basta questo per capire che la legge in programmazione è lontana anni luce da ogni idea di giustizia?

Comments

  1. gabriele

    Ciao mi chiedevo se dopo tutti questi scandali…queste finte leggi che vanno solo a vantaggio di berlusconi & co…qualcuno oltre chi naviga attivamente su internet è informato?…Per me chi deve conoscere la verità deve essere,oltre chi gia non si fida,per avere un quadro completo della situzione drammaticamente grave,anche chi si fida ciecamente di tutte le bugie che ci raccontano i politici attraverso la televisione…quindi come fare?come rendere queste persone consapevoli andando oltre l'informazione di internet,che non tocca tutti…Ma solo chi vuole essere libero?