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Diritto di critica | January 19, 2019

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"Legge bavaglio", i finiani ci ripensano? - Diritto di critica

I finiani non ci stanno, «No al voto di fiducia». La rinata componente minoritaria della maggioranza, da poco tornata a farsi sentire ad un anno dalla nascita del Pdl, si è accorta che qualcosa non torna. Le decine di appelli lanciati da parte del mondo dell’informazione, della magistratura e perfino dalla Freedom House, evidentemente iniziano a far traballare l’offensiva del Premier contro le “voci scomode”. E’ da mesi che Silvio Berlusconi, vittima a suo dire di scandali d’ogni tipo tra cui quello della presunta frequentazione con la minorenne Noemi Letizia e quello con le escort Patrizia d’Addario, medita vendetta contro i giornalisti che ne hanno minato la credibilità. Quale modo migliore per fermare le penne dell’informazione se non quello di un disegno di legge specifico che minacci con la galera e multe da capogiro chi pubblica intercettazioni sui politici? Il ddl Alfano, soprannominato “legge bavaglio”, per essere molto sintetici rappresenta concettualmente questo perverso desiderio di intoccabilità.

L’esponente finiani Briguglio ha scelto le pagine di “Generazione Italia” per rimarcare un fatto evidente che questa legge rischia di aver ignorato. «Secondo noi va evitato un altro grave errore politico che si chiama voto di fiducia. Lo diciamo con chiarezza e per tempo. La legge sulle intercettazioni, per sua natura, deve avere un percorso squisitamente parlamentare, tormentato quanto si vuole, ma senza rischio di interventi liquidatori e ultimativi da parte del governo […]. Cosa accadrebbe se ciò che dovesse essere vietato al Corriere della sera, a Repubblica o ai telegiornali Rai e Mediaset dovesse trovare ampia ospitalità su Le Monde, sul Times o sui grandi media internazionali a cominciare dal network di mr. Murdoch? Che faremo dinanzi al fenomeno inedito dell’espatrio della notizia? Grideremo al complotto?». Già, un aspetto di cui poco si è parlato in questi giorni. L’idea che l’Italia sia come la Corea del Nord, isolata dall’Europa, è quantomeno folle. Le notizie ipoteticamente vietate in Italia e ai siti internet italiani non potrebbero in alcun modo essere estromesse dalla fuga all’estero. Ciò significa che i Senatori e Parlamentari italiani, impegnati in questi giorni fino alle 4 di notte non a discutere della crisi ma a cercare nuovi modi per zittire i giornali, stanno spendendo i soldi con i quali vengono lautamente retribuiti per realizzare una legge palesemente in contrasto con l’art. 21 e sostanzialmente valida solo per il territorio italiano.

Anche Roberto Saviano, sempre più presente sulla scena politica italiana con dichiarazioni che fanno discutere, ha oggi esternato la sua preoccupazione in merito a questo “clima censorio”, dichiarando che con la legge in procinto di essere approvata non sarebbe mai stato possibile scrivere il celebre libro “Gomorra“, documento unico nel suo genere che ha portato alla luce fatti di mafia. «Questa legge – ha scritto oggi Saviano sulle pagine di Repubblica – rischia di essere, se non verrà profondamente modificata, solo l’affermazione che il potere non può essere raccontato, descritto, ascoltato. In una parola che tutto gli è concesso».

Mentre leggete questo articolo già 130.000 persone hanno firmato, all’indirizzo www.nobavaglio.it , l’appello contro la “legge bavaglio”. Voi firmerete?