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Diritto di critica | December 12, 2017

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Quella legge voluta da B. che imbarazza il Governo

Il prossimo lunedì, esattamente il 31 di maggio, sapremo quale sarà il futuro della democrazia nel nostro paese. In aula al Senato, salvo imprevisti o ripensamenti, approderà il disegno di legge soprannominato “bavaglio” fortemente voluto dal Premier Berlusconi per le ragioni già citate alcuni giorni fa su queste pagine. Il caos mediatico e politico suscitato alla presentazione del testo della legge ha fatto sollevate praticamente tutti i nomi noti dell’opposizione, i rappresentanti dell’ANM, tutte le testate giornalistiche italiane e perfino dato voce a critiche provenienti dall’amministrazione Obama.

Particolarmente forte è stato l’intervento di Antonio Di Pietro, leader dell’Idv e da sempre forte oppositore del Governo in carica: «Se la legge sarà promulgata, il giorno dopo abbineremo il referendum per l’abrogazione agli altri tre quesiti (No al nucleare, no al legittimo impedimento e ritorno all’acqua pubblica n.d.r.) e sarà gioco facile raccogliere 500 mila firme perché la realtà è che il governo lo vuole per tutelare alcuni altissimi politici di quel mondo piduista che gira intorno al premier».

Intanto fonti vicino al Cavaliere parlano di uno scenario che va verso l’ipotetico affossamento di questo Ddl, forse troppo rischioso per le conseguenze politiche che potrebbe mettere in atto nel paese. Diversi campanelli d’allarme sono scattati quando perfino il “fedelissimo” Vittorio Feltri, direttore del Giornale di Berlusconi, ha detto di augurarsi «che la Corte Costituzionale bocci questa legge perché lede il diritto fondamentale dei cittadini di sapere cosa succede nel nostro Paese». All’interno della maggioranza la Lega ha vistosamente preso le distanze dalla legge in questione. Federico Bricolo, capogruppo al Senato, ha infatti commentato sostenendo che «i cittadini sono stanchi delle continue polemiche sulle intercettazioni. È ora di dire “basta” per concentrarsi, com’è giusto che sia, sulla manovra economica». Ma anche all’interno del Pdl lo scenario non è dei migliori. La corrente minoritaria da poco tornata in auge e guidata da Gianfranco Fini già da tempo ha criticato questo Ddl, chiedendo invece maggior rigore nella lotta alla corruzione.

Ma anche nella peggiore delle ipotesi, con il Ddl che passasse incurante della rivolta della società civile e delle critiche di diversi membri della maggioranza, l’osservazione fatta da Marco Travaglio in prima pagina sul Fatto Quotidiano dovrebbe far riflettere tutti gli “oppositori” della sopracitata legge.

«[…] è davvero mortificante vedere giornalisti e presunti oppositori mendicare uno sconto di pena o di multa dai delinquenti che ci sgovernano per rendere un po’ meno inaccettabile la porcheria. Le porcherie sono inaccettabili e basta. Ma che cosa siamo diventati? Un branco di accattoni che piatisce un po’ di pietà da un regime putinian-criminale, quasi che la libertà di stampa si misurasse a centimetri come la verginità delle demivièrges? È soprattutto una questione di principio, oltreché di orgoglio e di dignità professionale: il governo e il Parlamento non possono vietare ai giornalisti di fare il proprio mestiere di informare i cittadini con notizie pubbliche e vere, punto. I politici non si devono permettere di decidere al posto nostro cosa si pubblica e cosa no, stop. Se lo fanno, verranno respinti dalla Costituzione e dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo, che tutelano come sacra e inviolabile la libertà di espressione e il diritto dei cittadini a essere informati. […] Perché questa legge vergogna, più delle altre cento e passa approvate in questi 15 anni di democrazia privatizzata, sta facendo il giro del mondo, visto che non ha eguali nel pianeta. Ha già suscitato le reazioni indignate dell’Amministrazione americana, degli organismi internazionali da Reporters Sans Frontières a Freedom House».

Tutta questa paura della dittatura forse serve o forse no. La Corte Costituzionale ha già dimostrato che non guarda in faccia ai miliardi del Premier, bocciando il Lodo Alfano. Più grossa la combinano, più grosse sono le conseguenze che devono pagare. Dimentichiamo per un attimo la paura di finire come “contrabbandieri di notizie” e torniamo a concentrarci sulla vera cannonata in procinto di fare davvero male: la manovra finanziaria e i tagli che colpiranno solo le fasce deboli.  Lì, da che mi risulta, non c’è Corte Costituzionale che tenga.

Approfondimenti sulla legge: dossier di Repubblica.it
Foto di apertura presa da Repubblica.it.

Mentre leggete questo articolo già 170.000 persone hanno firmato, all’indirizzo www.nobavaglio.it , l’appello contro la “legge bavaglio”. Voi che aspettate?

  • Lorenzo

    E' così difficile, almeno per voi, scrivere po' con l'apostrofo?
    Comunque bell'articolo…

    • E' sfuggito alla mia rinomata "mannaia". A mia difesa posso aggiungere che è un errore dell'unica parte non scritta da me :)
      Comunque grazie e buona giornata.

  • Pingback: Il 2 giugno meno “repubblicano” di sempre | Diritto di critica()

  • Chopeniana

    Vergogna!! Diffamare, non solo da vivi, ma anche da morti due magistrati che hanno dato la loro vita allo stato e che hanno dato speranza e grinta ai giovani per creare un futuro più giusto!!! LE LORO IDEE CAMMINANO SULLE MIE GAMBE!!