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Diritto di critica | September 25, 2020

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Nel mondo degli orchi e delle vittime innocenti - Diritto di critica

Nessun paese è immune”: queste le parole che, nel 2007, aveva pronunciato Anna Venemann, direttrice generale Unicef, durante il terzo Congresso Mondiale contro gli abusi sui minori di Rio de Janeiro, sottolineando come nessun paese possa chiamarsi fuori dinnanzi a tragedie globali come la pedofilia e l’infantofilia (nuovo filone che coinvolge bambini da pochi giorni a due anni), che sacrificano ogni anni all’incirca 220 milioni di bambini anche in tenerissima età per le perversioni di orchi da tutto il mondo.

Numerose associazioni si muovono sul territorio italiano ed internazionale per combattere questo dramma, sia a livello di web e di turismo sessuale, che a livello di “pedofilia culturale” , ovvero l’apologia strisciante del fenomeno, per cui la pedofilia sarebbe da considerare alla stregua di un qualunque e personale ‘gusto sessuale’, come è accaduto in Olanda, dove il Partito Pedofilo di recente formazione si è sciolto nel marzo 2010 non per decreto giudiziario, ma per non aver raggiunto il quorum. Come a dire, un fenomeno ritenuto lecito e legittimo.

Nel 2010, le cose non accennano a cambiare. E se il recente ‘scandalo pedofilia’ che ha visto coinvolte le istituzioni ecclesiastiche cattoliche ha portato alla luce uno degli aspetti di questa piaga (quello legato alle violenze e agli abusi commessi da religiosi), è anche vero che le dimensioni reali di questo fenomeno sono spesso distorte e valutate per difetto, in parte perché la maggioranza degli abusi rimane inconfessata per anni, in parte perché molte vittime vivono il loro inferno in un contesto di turismo sessuale in paesi poveri e degradati dove l’azione delle ong è spesso difficoltosa, e in parte perché una fetta consistente di fenomeni criminosi legati alla pedofilia si muove sul web, rendendosi così al tempo stesso più potente e più difficile da combattere; secondo don Di Noto, fondatore dell’associazione Meter Onlus, ogni giorno centinaia di nuove immagini pedopornografiche vengono prodotte e messe in circolazione, alimentando un mercato che annualmente produce guadagni da capogiro, tra i 2,04 ed i  13,62 miliardi di euro (report 2009 dell’Associazione, www.associazionemeter.org). Negli ultimi 7 anni, l’Associazione ha scoperto 51mila siti pedofili alla portata di tutti, ed altrettanti ne ha scoperti l’Associazione Arcobaleno.

I numeri sono sempre più sconcertanti: dati ONU informano che nel mondo sono 150 milioni le bambine che hanno subito violenza sessuale (14% della popolazione infantile del pianeta), e 75 milioni i bambini (7% della popolazione infantile del pianeta); 2 milioni sono i bambini ridotti in una condizione di schiavitù sessuale, e 200 mila le vittime ogni anno della pedopornografia.

Secondo il dossier ONU 2006, sono soprattutto i paesi del G8, quelli che dovrebbero essere più acculturati e civili, a detenere lo scettro per la compravendita di bambini e bambine, fornendo la maggior parte di aguzzini che poi, tramite pacchetti vacanza in mete esotiche o organizzatisi autonomamente, trovano la soddisfazione alle loro devianze; l’età media del turista pedofilo negli ultimi anni è scesa, aggirandosi attorno ai 25-30 anni: si tratta nella maggior parte dei casi di  un buon navigatore in rete, con cultura e reddito medio-alti. Tra i paesi più a rischio di pedoturismo, ci sono Kenya, India, Filippine, Costa Rica, Sudafrica, Repubblica Dominicana, Thailandia e Cambogia.

In questo triste scenario, l’Italia detiene una lugubre quinta posizione, al seguito di USA, Germania, Francia e Australia, con una media di 80mila orchi esportati ogni anno; si classifica invece al primo posto per presenze per quanto riguarda paesi quali il Kenya, la Repubblica Dominicana e la Colombia (fonti Ecpat, End Child Prostitution, Pornography and Trafficking).

Se tuttavia si rimane in patria, la situazione non è certo migliore: ogni anno sono registrati all’incirca 21mila casi di pedofilia in Italia, sebbene anche in questo caso la cifra potrebbe essere molto più alta, considerando che il 90% dei casi avviene nell’ambito familiare, ovvero tra genitori o fratelli, ma anche conoscenti, amici, parenti. Secondo le stime di Telefono Azzurro -che tuttavia, data la discrepanza tra i dati ufficiosi e quelli ufficiali, potrebbero essere non del tutto esatte-  la responsabilità  è del padre nel 29,4 % dei casi, mentre ricade su altri parenti o conoscenti rispettivamente nel 13,5 % e nel 12,9% dei casi; a seguire, i responsabili possono essere insegnanti o educatori (8,8%) o religiosi  (1,2%). A questi dati, si aggiunge, secondo Melita Cavallo, presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma, un numero crescente di false denunce, ovvero di denunce di abusi sui figli portate avanti dalle mogli in via di separazione contro il marito, che si concludono in genere con l’assoluzione.

Un quadro a tinte fosche, dunque, che non accenna a migliorare. Il fenomeno è infatti in aumento ogni anno di circa il 10,8 %, e cresce anche il numero di associazioni “culturali” che festeggiano apertamente la giornata dell’ “orgoglio pedofilo”. In Italia, ad oggi, ce ne sono 15.

Comments

  1. andrea

    L’Italia può vantarsi anche di avere parlamentari che hanno proposto la depenillazione per i reati di pedofilia!!!!!!