La lenta agonia dell’artigianato artistico romano: 7mila posti di lavoro “dimenticati”

Scritto da il 26 luglio 2010 in Società

artigiani 1 300x211 La lenta agonia dellartigianato artistico romano: 7mila posti di lavoro dimenticatiOrafi, ebanisti, decoratori, stuccatori, ferraioli, tappezzieri, ricamatori, mosaicisti, canestrari. La lista dei mestieri artigianali a rischio di estinzione è lunga. Espulse dai centri storici di Roma e del Lazio per il caro affitti o costrette a chiudere per la mancanza di personale, della capillarità delle antiche botteghe artigiane resta traccia nella toponomastica: via dei giubbonari, degli acquaricciari, dei barbieri, degli orefici, dei cimatori.

Secondo una panoramica realizzata sul primo trimestre 2010 da Confartigianato, nella zona di Roma e provincia – il polo produttivo più consistente per l’artigianato laziale – le imprese artigiane ammontano a 68.727 unità, ovvero il 21,1% del totale delle imprese attive e il 68,2% di quelle artigiane del Lazio. Di queste, 12.460 (il 18,1%) sono riconducibili alle tipologie considerate “artistiche e tradizionali”. «A mettere a rischio la sopravvivenza della maggior parte di queste attività – spiega Mauro Mannocchi, presidente di Confartigianato Imprese Roma – c’è il mancato ricambio generazionale e la conseguente carenza di giovani disposti ad apprendere le arti manuali e gli antichi mestieri. A questi si aggiungono i costi di locazione ormai divenuti insostenibili per le microimprese artigiane e la serializzazione industriale di alcune produzioni prima appannaggio delle singole botteghe. Se guardiamo al panorama nazionale – prosegue Mannocchi – nel comparto artigiano mancano circa 71mila addetti, il 10%  di questo dato può essere riferito al Lazio».

A soffrire la crisi occupazionale, però, non ci sono solo i mestieri artistici tradizionali. Mancano anche carpentieri, meccanici, idraulici, parrucchieri, estetisti, sarti e cappellai. «Dagli anni Settanta in poi – conclude Mannocchi – Roma è divenuta la città del posto fisso e del terziario, una tendenza che ha portato alla progressiva perdita di memoria nei confronti dei mestieri manuali che in alcuni casi sono stati serializzati a livello industriale». «Le nuove tecnologie – aggiunge Crisitiano Mandich, presidente dell’Artigianato artistico romano di Confartigianato –possono dar vita a un nuovo Rinascimento per i nostri mestieri, a patto che vengano usate non in modo indiscriminato e al servizio di un mercato speculativo ma sposino l’artigianato per semplificare alcuni passaggi nella produzione dei manufatti».

Tra i problemi da risolvere, gli alti costi e i tempi lunghi dell’apprendistato. «Manca una legge – spiega Lorenzo Tagliavanti, direttore della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna) di Roma – che sostenga l’apprendistato, favorendo l’avvicinamento delle giovani leve a settori come l’oreficeria, la falegnameria da arredo, la tappezzeria. L’unico settore che per ora gode di ottima salute è l’alimentare poiché si sta diffondendo una cultura del biologico e dei cibi a chilometro zero. Di contro – prosegue Tagliavanti – la manodopera straniera sta progressivamente andando a colmare i vuoti creati dall’assenza di addetti italiani: gli immigrati accettano molto più facilmente di stare a bottega per lunghi periodi e in alcuni casi  sono diventati a loro volta imprenditori».

E tra le cause considerate alla base della mancata attenzione da parte dei giovani all’artigianato, l’assenza di una politica di orientamento e di campagne informative mirate a far riscoprire la bellezza dei mestieri manuali: «è necessario – spiega Franco Cervini, direttore di Cna Lazio – creare una catena del valore e fare rete, inserendo la professione artigiana in un percorso turistico e di informazione che possa valorizzare i mestieri dimenticati».

Tra le proposte avanzate da Confartigianato, la creazione di una cittadella romana dell’artigianato dove riunire un polo di formazione, laboratori e uno spazio espositivo permanente: «tramite un bando – conclude Mannocchi – saranno selezionate le imprese in modo da creare una filiera sul territorio e al contempo un polo di attrazione da inserire anche nel circuito turistico. La Camera di Commercio ha già stanziato tre milioni di euro e altrettanti sono previsti per il 2011 se il progetto andrà in porto. Al Comune – conclude – chiediamo la disponibilità di uno spazio e di creare le condizioni per lo sviluppo».

(pubblicato dall’autore sul Sole24Ore del Lazio il 21.07.2010)


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