Come bloccare Fini? Screditando le persone care come nel 2007

Scritto da il 11 agosto 2010 in Politica / Società

Accade di nuovo ma non è il classico dejà-vu. Come nel 2007 quando ci furono le accuse di “inciucio” di Berlusconi  («Se Prodi non cade la colpa è di Casini e Fini»), le  famose  “comiche finali“  e  le prese di posizione di Gianfranco Fini sulla legge elettorale . Fu allora che in contemporanea  i vari mass media del Cavaliere iniziarono una campagna mediatica su l’allora ( e attuale) compagna del Presidente della Camera. Ricorderete il famoso video trasmesso prima da Controcampo e poi nei giorni seguenti ripreso da Striscia la Notizia in cui si mostrava una Elisabetta Tulliani in atteggiamenti molto amorevoli nei confronti del sue ex compagno, Luciano Gaucci. La conseguenza, non si sa se casuale fu il dietro front del ex reggente di An che nei mesi successivi confluì con tutto il partito nel nascente Popolo delle Libertà.

Oggi la situazione è sicuramente più complessa ma non molto diversa da allora. Il caso mediatico continua ad aumentare e la vicenda “monegasca” è sicuramente più delicata e difficile da controllare. In sole due settimane tutte le belle parole usate in questi due anni dalla politica sulla privacy sembrano essere state dimenticate, insieme alla battaglia per essa che ora appare  essere stata utile solo nei giorni della D’Addario o degli ospiti in deshabille a Villa Certosa. La foto tulliani ferrari chi 300x239 Come bloccare Fini? Screditando le persone care come nel 2007pubblicata oggi dal settimanale Chi (Famiglia Berlusconi) ritraente il “cognato” di Gianfranco Fini intento nella pulizia della sua Ferrari nuova non dice sicuramente niente dal punto giudiziario (come per altro, secondo l’opinione di Antonio Di Pietro non hanno valore penale nemmeno le varie accuse  allo stesso Presidente della Camera) ma servirà come ulteriore tassello mediatico da dare in pasto all’opinione pubblica, così da tener sempre sulla graticola il fondatore di Futuro e Libertà per l’Italia.

Un metodo che lo stesso Fini alcuni mesi fa definì come «mafioso», riferendosi in particolare ad un messaggio che Vittorio Feltri lasciò in un suo editoriale in cui parlava di dossier sessuali su Alleanza Nazionale, pronti per essere diffusi. Un metodo che somiglia pericolosamente a quello che  proprio nei giorni scorsi ha spinto Massimo Ciancimino verso una decisione incredibile: smettere di collaborare coi magistrati e ritirare il libro “Don Vito” dal commercio. Una decisione presa dopo che l’ennesima lettere minatoria, contente un proiettile di kalasnikov è arrivata nell’abitazione palermitana di via Torrearsa, indirizzava però stavolta al figlio Vitoandrea di 5  anni: «Le colpe dei padri infami e traditori ricadranno sui figli. Lei e i suoi complici siete stati avvisati da troppo tempo. Lei e i suoi amici magistrati sarete la causa di tutto» era  il testo che accompagnava la missiva.

Due situazioni sicuramente lontane anni luce ma che hanno come scopo la resa del “nemico” mediante le “minacce” alle persone più care. Metodo che con Fini sembra aver già avuto successo una volta e che ora sembra aver bloccato pure Ciancimino. Alcuni sempre più spesso paragonano mafia e politica, e non solo per via della varie connivenze ma anche per metodi e operato e tra questi una delle voci più illustri fu proprio quella del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che più di un anno fa fece un parallelo fra queste due entità:

«Spesso, direi sempre, nelle indagini di mafia abbiamo trovato un sistema clientelare basato sulle intermediazioni, tu hai bisogno-io ti prometto-tu mi dai in cambio qualcosa. La moneta di scambio più usata è il voto ma l’intermediazione può riguardare molte altre cose, dagli appalti al posto di lavoro, dalla nomina e all’incarico. Purtroppo è il legame di sempre tra chi ha il potere e lo gestisce e chi ha bisogno di qualcosa. È un meccanismo che dal sistema mafioso si è esteso, come metodo, nella sfera politica. C’è un parallelismo tra sistema mafioso e sistema politico e riguarda il metodo clientelare. Prendiamo i concorsi pubblici: oggi non c’è un candidato a un concorso pubblico convinto di poter avere il posto o l’incarico, che magari si merita, senza dover prima ricercare una spinta. Giuseppe Guttadauro, stimato medico e boss di Brancaccio, pluricondannato, decideva nel salotto di casa sua quale medico dovesse ricoprire un determinato incarico in un certo ospedale. Lo stesso fa il politico».

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