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Diritto di critica | July 14, 2020

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Il piccolo Tg rivoluzionario vince sui "Grandi" - Diritto di critica

“Settembre, andiamo, è tempo di migrar”: non è D’Annunzio con i suoi pastori a dirlo oggi, ma gli spettatori dei Tg italiani, che calcano il tasto dei telecomandi per cambiare – finalmente – orientamento e scelte televisive. Lo si legge nei dati dell’audience relativi alla prima settimana di settembre: le emittenti generaliste perdono drammaticamente share, a favore di canali di nicchia e prodotti di qualità. Soprattutto, di novità. E’ infatti il TG la Sette, diretto da Enrico Mentana, a stravolgere la classifica, con un balzo da record olimpionico: dal 2,29% di share del 6 settembre 2009 a oltre il 10% registrato domenica scorsa. In media, un incremento del 5,73% sul 2009, pari ad oltre 1 milione e 100mila spettatori nuovi per un’emittente in pieno decollo. Cifre mica da ridere: da 347mila spettatori ad oltre 1 milione e 800mila, mentre altri 3 milioni di persone si sono collegati per almeno un minuto per seguire Mentana nella diretta di Mirabello (unico canale, ad esclusione di Sky, a fare questa scelta). Bene anche il TgR di Alberto Maccari e il Tg3 di Bianca Berlinguer (rispettivamente, guadagnano lo 0,82% e lo 0,71% dello share, circa 430mila spettatori in tutto).

Numeri che parlano chiaro, soprattutto se confrontati con chi, questo share, lo sta perdendo. Come il Tg1 di Minzolini, che dall’alto della sua austerità e sicurezza ignora una perdita secca di 186mila spettatori e dello 0,82% dello share. Non se ne preoccupa: “sono altri a perdere davvero, il mio Tg è stabile e solido”. Tutto da dimostrare. Sicura invece la debolezza del colosso dell’informazione privata italiana, la corazzata Mediaset. I suoi Tg perdono quota a velocità allarmante. Studio Aperto vede un calo dl 2,16% dei suoi non numerosi fan (appena un milione e 27mila), mentre il granitico Emilio Fede perde 48mila aficionados (lo 0,08% rispetto all’anno scorso, briciole) sui 728mila che ancora lo seguono. Ma è il Tg5 di Clemente Mimun, edizione ammiraglia dell’emittente ammiraglia di Mediaset, a segnare il tonfo peggiore: 613mila spettatori in meno, rspetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e un tracollo di audience del 5,08%. Pari pari al guadagno netto di Mentana.

I direttori dei tg in crisi minimizzano, dando la colpa ai programmi di traino che non funzionano ancora a pieno regime (certo, senza il Milionario di Gerry Scotti, il pubblico al Tg5 resta basso…) o scaricano su altri il barile (Minzolini: “Mentana non va ad intaccare l’audience del mio Tg, gli spettatori che prende sono quelli dei Tg delle 19 e di Mediaset”). Ma il segnale è forte. Anche perchè la nuova quota di spettatori conquistata da LaSette è fatta di giovani, laureati, gente interessata ad un’informazione seria e di qualità. E che, dopo anni di delusioni sulle reti ammiraglie e poche soddisfazioni (soprattutto in termini di scarsa visibilità) sulle “nicchie partigiane” di Rai3, tornano ad avvicinarsi all’apparecchio televisivo. Non per vedere il Grande Fratello o ascoltare il “sandwich” delle interviste politiche preconfezionate su Tg1 o Tg5: ma per capire la Politica, con la P maiuscola, quella che da anni non si faceva più. Speriamo sia un segnale vero, e non una semplice eccezione: ma certo oggi un Davide ha steso due Golia, con due pietre appuntite di esperienza e un fionda di qualità.

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