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Diritto di critica | July 8, 2020

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La politica dei troll - Diritto di critica

Il “metodo Boffo“, le frasi sull’Aquila definita “città morente” ancor prima del terremoto, gli insulti e le accuse al presidente della Camera. La politica italiana si comporta come i tanti – troppi – troll che popolano il mondo virtuale di internet e dei social network. I cosiddetti “rompiweb”, come li ha definiti l’Espresso.

Fenomeno esclusivamente virtuale, il troll si insinua sulla rete portando avanti messaggi fastidiosi, di alcuna importanza o interesse per chi la frequenta, disturbando di proposito una qualsiasi conversazione o dibattito, cercando non un confronto ma lo scontro, con un solo scopo: scatenare una reazione, seppur negativa.

Vi sarà capitato di vedere qualche gruppo su Facebook puntualmente segnalato, quali: “giochiamo al tiro al bersaglio contro i bambini down“, “viaggio ad Haiti per necrofili” o le solite fan page dei peggiori individui, a partire dalle maestre dell’asilo di Pistoia per arrivare a Svastichella, che accoltellò un ragazzo gay a Roma nel 2009. La reazione degli utenti spesso è spropositata e non capita di rado che anche qualche giornalista abbocchi.

Quando si invoca il metodo Boffo per Gianfranco Fini, oppure quando si dichiara alla Camera che l’Aquila era una città morente già prima del terremoto che ne ha certificato la morte civile o ancora quando si legittima l’uso del proprio corpo per entrare in politica, si lanciano messaggi sempre provocatori, fastidiosi per le “vittime”, cercando di scatenare una reazione certamente non positiva, come la querela del sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, o la puntuale quanto inutile controdichiarazione di esponenti dell’opposizione, caduti nella trappola. È lo stesso meccanismo che usano i troll per colpire l’emotività delle persone, offendere e provocare nel lettore o ascoltatore reazioni che, si spera, non sconfinino oltre la semplice risposta verbale.

È difficile distinguere, alla fine, il messaggio di un troll che cerca di farsi notare scrivendo qualcosa di offensivo, dal commento di qualche onorevole che, pur di finire sui media, lancia nell’etere la stessa provocazione. Ed è forse questa la questione più preoccupante.