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Diritto di critica | June 14, 2019

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Tessera del tifoso: opportunità per i supporter o business per le società? - Diritto di critica

“La tessera del tifoso sta andando molto bene, con numeri superiori alle nostre aspettative. Abbiamo superato la quota 650mila”. Firmato ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Divenuta obbligatoria per le società di calcio dal campionato 2010/2011, questo strumento “di fidelizzazione” per i supporter non sta trovando consensi tra coloro che ne dovrebbero chiedere l’emissione, ovvero i tifosi. Un successo su tutta la linea per il Governo, visto che gli ultimi dati disponibili parlano di circa 250mila tessere solo per i tifosi del Milan (anche se le sottoscrizioni sono iniziate due stagioni fa), 50mila per i supporter dell’Inter, circa 25mila per quelli della Fiorentina, 20mila quelle della Roma, fino ad arrivare alle 2mila card del neopromosso Brescia. Poco importa che all’inizio del campionato, il 27 agosto scorso, a Napoli la voce “tessera del tifoso” facesse registrare un poco incoraggiante 0 spaccato. Solo per rimanere in serie A e senza contare il campionato cadetto e la Lega Pro.

Gli italiani, si sa, sono riluttanti all’idea del cambiamento, ma dal ministero assicurano che col tempo questa iniziativa “per contrastare la violenza negli stadi ed incrementare la sicurezza” riuscirà a far breccia nel cuore dei supporter più scettici.

Per adesso l’opzione tessera del tifoso è vissuta più come imposizione che come opportunità per le società ed i propri tifosi. Basti pensare che con la circolare ministeriale del 14 agosto 2009 scorso, le società che non si fossero rese disponibili all’introduzione della card, avrebbero rischiato di non poter disputare il proprio campionato. Non avrebbero, infatti, ottenuto il nulla osta da parte delle autorità di pubblica sicurezza, vigili del fuoco e Questura. “La mancata attuazione delle misure descritte (tessera del tifoso) – si legge nella circolare – dovrà essere considerata alla stregua di carenze strutturali degli impianti, idonee a determinare limitazioni alla loro fruibilità, sino alla chiusura agli spettatori nei casi ritenuti più gravi”. In parole povere, adeguarsi alla circolare oppure non scendere in campo, con le ovvie conseguenze per la società in termini di squalifiche e perdite economiche.

Un ricatto nascosto e trasformato in un’opportunità per i tifosi. Dove opportunità fa rima con business e marketing al quale le società, per voce dei dirigenti, si sono adeguate. E’ stato lo stesso capo della polizia Antonio Manganelli ad esporre il fine ultimo della tessera del tifoso: “Le società – ha detto durante la cerimonia di presentazione – sono imprese a fini di lucro e non conoscono i propri clienti. La violenza si riduce in misura maggiore quanto più aumenta la fidelizzazione verso i club, come il cliente verso colui che fa un’operazione di marketing”.

La tessera del tifoso vale cinque anni ed una carta di credito Visa a tutti gli effetti, ricaricabile fino a 10mila euro. Viene rilasciata previo nulla osta dalla Questura competente che comunica l’eventuale presenza di motivi ostativi (Daspo in corso e condanne per reati da stadio negli ultimi 5 anni, anche non definitive). Il termine “tessera del tifoso” è improprio, se usato nell’accezione che conosciamo. E’ stato coniato dal tifoso inglese (che vive in Italia e tifa Torino) Anthony Weatherill che ne detiene il marchio. L’autore della denominazione è in causa contro alcune società di calcio, e pensa che questo strumento sia diventato qualcosa di diverso rispetto alle origini: “La tessera del tifoso – ha sottolineato Weatherill – era nata per unire i tifosi e chiedere alle società di abbassare il costo dei biglietti, ed organizzare le trasferte. Uno strumento in mano ai supporter, non alle società”.

E gli stessi club, per non incorrere in denunce, hanno chiamato le tessere con nomi pittoreschi come “A.S. Roma Club Privilege”, “Tessera siamo noi”, “Mille Novecento” ecc.

Ogni tifoso può sottoscrivere una o più tessere ed acquistare fino a 4 biglietti per parenti o amici. Per sottoscrivere gli abbonamenti, però, è necessario sottoscrivere le card e questo si è tradotto, inevitabilmente, in una flessione del 20% delle sottoscrizioni per le partite in casa.

C’è chi ha parlato di “schedatura”, per via dei dati sensibili che vengono inviati alla Questura e contenuti nel microchip della tessera. Maroni respinge questa idea, così come il capo della polizia Manganelli: “Si potrebbe parlare di schedatura – ha sottolineato il ministro dell’Interno – nel caso dei biglietti nominali (che sono già in uso da diverse stagioni), poiché si comunicano i dati personali e si forniscono gli estremi di un documento di riconoscimento, ma non nel caso della tessera del tifoso”.

Questione sicurezza. Sull’onda di gravi episodi di cronaca nera degli ultimi anni, compresa la morte di Gabriele Sandri e prima dell’ispettore di polizia Filippo Raciti a Catania, la tessera del tifoso è stata presentata come uno dei tasselli per scardinare la violenza negli stadi, “non l’unico”, come ha tenuto a precisare il ministro Maroni.

E’ da chiarire, però, cosa potrebbe fare un tifoso mal intenzionato nel momento in cui si trovasse in trasferta in un settore dello stadio diverso da quello riservato agli ospiti. Nel caso l’Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive non avesse ravvisato rischi per la sicurezza in una partita, un tifoso qualsiasi (senza precedenti penali o Daspo), di una determinata fede calcistica, potrebbe essere a stretto contatto con i supporter avversari, in un settore diverso da quello degli ospiti, con il rischio per la propria incolumità e quella degli altri.

La tessera del tifoso, così come è stata concepita, non dà risposte a questo quesito. E’ obbligatoria per coloro che vogliono andare in trasferta nel settore ospiti. Le limitazioni, relative alla sola residenza dei tifosi in trasferta, sono di volta in volta valutate dal Comitato di sicurezza delle manifestazioni sportive. Coloro che vorranno continuare a seguire la propria squadra in casa e trasferta potranno farlo senza sottoscrivere la tessera del tifoso, almeno per ora.

“La tessera del tifoso deve essere vista come un’occasione”. Gli appelli alla conciliazione vengono dal ministero dell’Interno che parla di tifosi ufficiali, ai quali sarà risparmiata la fila ai botteghini per acquistare i tagliandi. Sono previste, inoltre, agevolazioni in tutta Italia, con sconti per i biglietti delle Ferrovie dello Stato e negli Autogrill. I supporter avranno anche varchi preferenziali per entrare negli stadi, inserendo la tessera. C’è da dire, almeno per quanto riguarda quest’ultimo punto, che ci sono state alcune disfunzioni. A cominciare dallo Stadio Olimpico di Roma, dove i tifosi in possesso della card hanno atteso più di venti minuti per entrare attraverso il tornello loro riservato.

I sindacati di polizia, dopo la partita di Supercoppa Inter-Roma lo scorso 21 agosto, avevano già lanciato l’allarme a causa della disorganizzazione e la scarsa chiarezza nelle direttive del ministero per le forze dell’ordine.

Il tifo organizzato si è detto da subito contrario alla tessera del tifoso ed ha mantenuto le promesse.

I supporter romanisti di Curva Sud comprano i biglietti ad ogni partita che la propria squadra gioca in casa. La Curva Nord della Lazio si è sciolta, mentre la Curva dell’Inter ha deciso di aderire pur definendo la card “anti-costituzionale”.

Le società di calcio, per aderire alla tessera del tifoso, si sono rivolte a due aziende: Lis Lottomatica e Banca Intesa San Paolo. In questi giorni verrà ultimata la consegna delle ultime card.

Le banche completano così la loro scalata al calcio e, dopo l’ingresso nei quadri delle società, raggiungono la parte più passionale e pura del sistema: i tifosi.

Nel resto del mondo ed in Europa non è stata concepita una tessera del tifoso sul modello italiano.

Nel campionato inglese, le società sono le uniche responsabili delle card e ci sono sconti e servizi per i tifosi.

In Spagna, fare parte di un club è molto difficile, con delle liste di attesa lunghissime. Per questo le squadre di calcio mettono a disposizione delle tessere personalizzate che presentano vantaggi per il socio.

In Germania e Francia non sono previste tessere del tifoso. Gli sconti su biglietti e materiale tecnico sono compresi negli abbonamenti. La violenza, soprattutto nel campionato tedesco, è combattuta con la tecnologia e gli stadi all’avanguardia.

In Brasile si è provato ad introdurre la tessera del tifoso, con una nuova norma che obbliga le società a fornire le informazioni sui propri iscritti. In ottica mondiale 2014, il Governo brasiliano sta puntando sulla modernizzazione degli impianti sportivi.

In Giappone solo alcuni club prevedono delle tessere, con un chip integrato, che vengono utilizzate per facilitare gli ingressi allo stadio dei tifosi.