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Diritto di critica | October 24, 2020

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Adro e la scuola padana. Gli sprechi della lega e l'assenza dell'opposizione - Diritto di critica

Adro e la scuola padana. Gli sprechi della lega e l’assenza dell’opposizione

Dopo aver estromesso dal servizio mensa i bambini delle famiglie morose (tutte straniere), aver introdotto un premio in danaro per i vigili per incentivare il rilevamento di clandestini sul territorio del comune, sabato scorso Danilo Oscar Lancini, sindaco di Adro, ha inaugurato la prima scuola padana marchiata con oltre 700 simboli della Lega Nord.

Nonostante se ne sia parlato molto tante domande sono rimaste inevase. Il primo cittadino ha parlato di “simbolo storico” e di “diritto dei cittadini” che l’hanno costruita, mentre ad esempio sull’opposizione non si è detto nulla. All’Espresso il segretario locale del PD, Silvio Ferretti, ha detto: «Ai consiglieri dell’opposizione è stato impedito di visitare il nuovo polo scolastico prima che fosse inaugurato. Quelli di maggioranza potevano, gli altri no. Il sindaco non ha mai risposto alle richieste di ingresso e in consiglio comunale ha detto chiaramente che non avremmo potuto metterci piede perché non ce lo meritavamo. Per questo non c’è stata alcuna contestazione. Non sapevamo nulla dei simboli leghisti».

Viste e considerate le precedenti iniziative del sindaco l’opposizione non solo doveva vigilare sull’amministrazione comunale ma doveva a maggior ragione entrare nella scuola prima della sua inaugurazione. Non era forse il caso di obiettare qualcosa alle risposte/non-risposte del sindaco? BresciaOggi all’apertura dei lavori di costruzione, il 30 agosto 2009, illustrò ai propri lettori i vantaggi e gli obiettivi che erano stati programmati con la realizzazione del nuovo complesso scolastico. Il sindaco di Adro dichiarò in quell’occasione: «l’obiettivo è far sì che il trasloco delle scuole nel nuovo polo possa avvenire in tempo per l’avvio dell’anno scolastico 2010-2011. Proprio per questo ci stiamo già muovendo per l’acquisto degli arredi». Gli arredi sarebbero stati acquistati dunque prima della conclusione dei lavori prevista per il 5 agosto 2010.

Che l’opposizione sia in qualche modo colpevole, almeno di negligenza, lo dimostrano anche altri simboli presenti sul suolo comunale. Non solo la scuola è targata “Lega Nord” ma anche tutti gli arredi urbani, dalle panchine ai cestini, tutti oggetti presenti nel centro del paese nonché nella piazza principale e già installati da tempo. L’opposizione avrà creduto alla storia del Sole delle Alpi simbolo del territorio oppure non si è nemmeno posta il problema? Fra le scuse più creative adottate dai consiglieri dell’opposizione per giustificare il fatto di aver lasciato il sindaco libero di agire secondo il suo personale “gusto estetico” la migliore che è sicuramente la seguente:  «i simboli nella scuola sono stati aggiunti di notte».

Vediamo nel dettaglio cosa sarebbe stato fatto in quella famosa notte tra il 9 e il 10 settembre:

  1. Posizionare l’iscrizione in metallo per l’esterno della scuola.
  2. Murare la Targa in marmo di Gianfranco Miglio all’interno della scuola.
  3. Posizionare la vetrata.
  4. Disegnare i simboli della lega sul tetto della scuola.
  5. Affiggere gli adesivi incriminati su ogni banco di ogni classe.
  6. Posizionare i cartelli “è vietato calpestare l’erba” (di chiara origine padana).
  7. Posizionare i cestini in metallo.
  8. Posizionare le panchine sempre in metallo.
  9. Collocare gli zerbini davanti ad ogni ingresso.
  10. Inchiodare i crocefissi al muro in tutte le aule (per evitare furti o smarrimenti).
  11. Trasportare la maggior parte dei mobili nonché gli arredi interni con il simbolo impresso (così come segnalato dal Corriere della Sera).

E’ probabile che gli zerbini, i cartelli e gli adesivi siano stati posizionati solo dopo il completamento dell’opera, appena in tempo per l’inaugurazione. Il resto? E’ possibile che sia stato fatto in una notte? E’ possibile che 136.000 euro spesi per gli arredi non siano stati valutati dal Consiglio e che l’opposizione non abbia potuto vedere come sarebbero stati realizzati? Federico Ferme, architetto, sostiene che per la sostituzione dei cestini la cosa si fa difficile in quanto fissati nel terreno, «bisognerebbe capire se è possibile staccare solo posacenere e quindi aggiungere o rimuovere il simbolo velocemente», per quanto riguarda invece la vetrata invece il problema non si pone essendo il disegno semplicemente incollato (sempre durante la notte). Il disegno sul tetto non può essere stato fatto di notte a meno che non abbiano utilizzato degli occhiali infrarossi che usano i marines in guerra, più facile che nessuno se ne sia accorto prima.

Discorso diverso va fatto per l’intitolazione a Gianfranco Miglio, a cui il sindaco ha voluto dedicare il simbolo di un federalismo già attuato dal comune bresciano, a suo dire. Gli insegnanti avevano deciso di dedicare il complesso ai fratelli Dandolo, questa scelta doveva essere approvata dal collegio dei docenti e successivamente approvato dal consiglio comunale, alla prefettura spettava poi il compito di comunicare il nome definitivo al ministero degli Interni. Niente di tutto ciò è avvenuto mentre i soldi per il nome esterno e la targa sono stati spesi.

Il Corriere della sera oltre a svelare alcuni costi dell’opera tra cui 10.000€ per dipingere il soffitto, 7.500€ per gli zerbini e la stessa cifra per i cestini/posacenere, osserva che su molti degli arredi interni risulta proprio impresso il simbolo e non solo incollato. Di tutta risposta, come rilevato da Fabio Chiusi, la dirigenza del PD il giorno dopo la presentazione della scuola alla cittadinanza è partita per Torino per ascoltare il segretario Bersani, viaggio che ha consentito l’organizzazione della manifestazione di sabato 18 settembre secondo quanto affermato dagli stessi.

Il quotidiano di via Solferino ha stimato in 10.000€ la spesa per rifare il tetto della scuola, occupato oggi da due enormi “soli delle alpi”, mentre gli zerbini e i cestini sarebbero costati 15.000€ circa. Si poteva evitare di spendere denaro pubblico per bonificare l’intera scuola, tra l’altro anche nuovo seggio elettorale per il comune di Adro? Quello che è certo è che il sindaco Danilo Oscar Lancini di tasca propria non metterà un euro, mentre i cittadini di Adro, leghisti e NON, dovranno pagare per gravi colpe di una giunta impegnata più a farsi notare che ad amministrare il proprio comune e di un’opposizione finora inesistente. Va riconosciuto al Partito Democratico di aver avviato diverse pratiche e inoltrato petizioni al ministro, oltre ad azioni legali per accelerare le rimozione dei 700 simboli ma solo a partire dal 13 Settembre. Ma si sa, il Pd si sveglia sempre un po’ tardi.

Comments

  1. Enrico

    Dovremmo fermarli in qualche modo. Mi accorgo che vado perdendo il concetto di patria e non e' a questo concetto che mi riferisco quando mi fanno schifo i sostenitori della lega. Bossi, a suo tempo, cavalco' una tigre disonesta e distruittiva quando si propose lider di quelli che gridavano forza etna, dagli al terrone, eccetera. Trovò un terreno fertilizzato dal concime naturale degli abitanti con unamentalità ben aperta a questo odio razziale. A chi avrà letto fin qui domando :"" e i nostri deputati che fanno ? "" lasciano che le due italie vadano così alla deriva. Puzzano più loro che il più merdoso leghista. Povera Italia !!!.