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Diritto di critica | August 21, 2019

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Laogai, gli orrori Made in China - Diritto di critica

Non sono stati ancora cancellati dalla storia. I campi di concentramento esistono ancora e si trovano in Cina. I “laogai”, così vengono chiamati, sono un’enorme fonte di manodopera a basso costo che rappresenta uno dei pilastri dell’economia cinese. La maggior parte delle più gravi violazioni dei diritti umani in Cina avviene in questi “centri di rieducazione”. Milioni di uomini e donne che devono essere “rieducati” subiscono incarcerazioni arbitrarie, violenze di ogni genere, continue condanne a morte per l’espiantazione e commercio di organi. Sono questi gli orrori che il governo cinese cerca di tenere nascosti.

Il lavoro forzato come pilastro dell’economia cinese. In cinese Laogai significa “rieducazione attraverso il lavoro”. Voluti da Mao Zedong con il preciso scopo di utilizzare i prigionieri come schiavi, oggi, questi campi continuano la loro attività e costituiscono parte integrante dell’economia cinese. Sono vere e proprie fabbriche produttrici di beni a basso costo e spesso fanno concorrenza sleale alle imprese che operano nel rispetto dei diritti umani. Infatti, non a caso la Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ONU) del 25 giugno 19571 che vieta il lavoro forzato non è mai stata ratificata dalla Cina.

La vita nei Laogai. Il numero ufficiale di Laogai e di prigionieri è sconosciuto. Tuttavia Amnesty International e Human Rights Watch stimano che circa 50 milioni di persone sono state recluse lì da quando sono stati creati. Ogni cinese conosce almeno una persona che sia stata internata. Nel paese del Dragone è infatti in vigore un sistema legale per cui chiunque può essere detenuto fino a tre anni in un campo di rieducazione senza che sia necessario un processo. Per ottenere la detenzione amministrativa è sufficiente la direttiva di qualsiasi funzionario della sicurezza. Inoltre, con il sistema chiamato “jiuye”, qualsiasi detenuto può essere trattenuto ulteriormente se i funzionari non giudicano che sia stato “pienamente riabilitato”.

Venti milioni di donne e uomini hanno perso la vita durante la “riabilitazione” per freddo, fame, malattie, stenti ed esecuzioni sommarie. Si lavora 18 ore al giorno e se il livello di produzione prefissato non è stato raggiunto non si ha diritto al cibo. Le torture sono all’ordine del giorno. Sebbene infatti la legge cinese le vieti per ottenere confessioni, questa pratica è ampiamente diffusa nei Laogai, dove è stato documentato l’uso di bastoni che producono scariche elettriche, percosse con manganelli, pugni, uso di manette e catene alle caviglie, sospensione per le braccia, privazione di cibo o sonno. Molte donne sono vittime di stupri e in caso di gravidanza si prevede l’aborto forzato con metodi rudimentali, anche all’ottavo mese.

Il commercio di organi dei condannati a morte. Le atrocità peggiori sono commesse sui condannati a morte. Secondo la legge penale cinese vi sono oltre 60 reati capitali che vanno dall’omicidio al furto, dall’incendio doloso al traffico di droga. Il numero di esecuzioni è impressionante. In base alle statistiche fornite da organizzazioni come Amnesty International, la Cina da sola giustizia più persone di tutto il resto del mondo messo insieme. Queste statistiche sono però calcolate solo sulla base del numero di esecuzioni di cui è giunta voce all’estero. Ciò significa che il numero reale è sicuramente superiore ai dati conosciuti.

Ai condannati a morte vengono espiantati gli organi che sono poi venduti alle famiglie più agiate o all’estero. Una pratica divenuta molto importante economicamente. Tutto questo accade naturalmente senza il consenso dei donatori e delle famiglie ed ogni traccia delle operazioni di espianto viene cancellata con la cremazione dei cadaveri. L’espianto degli organi è contrario anche alla stessa cultura cinese che considera il corpo umano sacro e quindi intoccabile anche dopo la morte.

Contro i Laogai. Diverse Organizzazioni Internazionali che promuovono la tutela dei diritti umani tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, lottano per impedire che queste atrocità possano ancora continuare. Fondamentale in questo senso l’impegno di Harry Wu. Detenuto per 19 anni nei campi di concentramento solo per aver manifestato le sue simpatie per la democrazia, Harry Wu, ora è cittadino americano ed ha fondato la Laogai Research Foundation, un’organizzazione no-profit che divulga e fa conoscere al mondo questa orribile realtà. Denunce per ciò che accade nei Laogai sono giunte dai parlamenti di Australia, Italia, Germania, dal Congresso Statunitense e dalla stampa internazionale. Anche il Parlamento Europeo, lo scorso 23 settembre, ha affrontato la questione dei Laogai nel tentativo di trovare una soluzione per evitare l’acquisto dei beni prodotti dai prigionieri cinesi. Tuttavia, non è facile distinguerli. Infatti, la maggior parte dei prodotti nati dal lavoro forzato hanno etichette europee o statunitensi, impedendo la loro precisa individuazione e il conseguente boicottaggio. Non è possibile proibire l’ingresso di un prodotto ma è possibile cercare di attivare una maggiore campagna informativa sulla provenienza del bene in modo da permettere al consumatore di capire quale oggetto sia stato prodotto nel rispetto del lavoratore e quale nasconda, dietro il basso costo, macabre verità.

Comments

  1. forlinpopoli

    mentre i nostrani CIE quelli non sono dei campi di concentramento ma dai !!! e le comunità rom a roma fatte recintare da alte cancellate con la polizia che controlla gli ingressi quelli non sono campi di concentramento ?….Gli ordini impartiti dall'alto dell'impero globale occidentale hanno allineato i media occidentali ad inscenare una nuova campagna contro l'impero del dragone, più probabilmente perchè non si sono messi d'accordo sul prezzo delle ultime commesse, o perchè non hanno ottenuto abbastanza liquidità dai compari di merende orientali o ancora perchè gli portano via troppo petrolio. Dopo l'assegnazione del nobel per la pace a Obama (a futura dimostrazione), mentre continua ad occupare militarmente due paesi sovrani, quel premio non vale nulla ! e il lager di guantanamo continua ad essere aperto e nel carcere di abu graib si continuano a torturare esseri umani.

  2. erica

    portare alla luce casi come quello cinese non significa dimenticarsi di tutti gli altri….