Meno studi meglio è: la provocazione di una pubblicità nella bergamasca
Scritto da Erica Balduzzi il 19 ottobre 2010 in Società
Andrea e Luca. Il primo, sorridente e sportivo, dopo le scuole medie ha preso la qualifica professionale ed ora è caporeparto, ha un reddito fisso e vive con la fidanzata. Il secondo, elegante in giacca a cravatta ma con lo sguardo contrariato ed insicuro, è laureato, precario alla ricerca di un lavoro e vive ancora con i genitori. Voi chi scegliereste?
E’ questo il quesito proposto da una pubblicità diffusa nei giorni scorsi dal Consorzio Enfapi di Treviglio nella Bassa Bergamasca: pubblicità che mette in luce la disparità attuale di prospettive tra chi decide di proseguire con gli studi e chi, invece, sceglie una carriera di tipo professionale, evidenziando come la seconda possa garantire maggiore sicurezza.
Il manifesto, affisso in diciassette comuni, è stato diffuso dall’ Enfapi – l’istituto professionale dell’Unione Industriali di Bergamo, che si occupa di formare operai nei settori dell’industria meccanica ed elettrica – per reclamizzare i propri corsi di formazione professionale (Cfp) e promuovere una riscoperta dei lavori artigianali tradizionali, ma ha suscitato non poche polemiche da parte dei giovani studenti e laureati della zona, che vi hanno letto una vera a propria campagna denigratoria nei propri confronti: come a dire, “meno studi, meglio è”.
«Nessun intento offensivo – spiega il direttore del centro, il dottor Umberto Palumbo – Siamo assolutamente consapevoli dell’importanza di tutti i tipi di formazione. Il vero messaggio – continua – è che la formazione delle competenze tanto necessarie in un mondo globalizzato può seguire due strade, la prima teorica e la seconda più operativa, puntando l’attenzione sul fatto che non esiste una sola via per raggiungere posizioni di responsabilità».
«Non vedo nulla di male nella pubblicità – ha commentato Luciano Mayer, grafico pubblicitario di Treviglio e vicepresidente dell’Acpi (associazione consulenti pubblicitari italiani), che si è occupato della realizzazione del contestato manifesto – perchè fotografa la realtà diffusa nel nostro paese. Si tratta di un messaggio alle famiglie: o indirizzi il figlio alla laurea, con il rischio che resti precario per molti anni prima di ottenere un salario adeguato ai suoi studi, – spiega ancora Mayer – oppure gli fai frequentare i corsi professionali, con la certezza di lavorare fin da subito. Il mio manifesto voleva far meditare» ha concluso il pubblicitario.
Parole duramente contestate dagli studenti della zona, che di meditativo nel manifesto non hanno trovato proprio nulla e su Facebook hanno dato sfogo alla loro indignazione: «Non c’era bisogno di fare una pubblicità del genere – scrive uno studente – quando è risaputo che chi intraprende gli studi universitari ha poi difficoltà di sbocchi lavorativi, soprattutto in questi tempi» e ancora «Mi sembra decisamente ingiusto – dice una studentessa – presentare in modo così umiliante la scelta di vita di molti giovani, i cui genitori hanno lavorato per poter garantire loro un’istruzione superiore».
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