Sarah Scazzi: l’ultimo “caso mediatico”, tra plastici e morbosità
Scritto da Leonardo Mangini il 21 ottobre 2010 in Società
26 agosto 2010. In un paese della Puglia sparisce nel nulla una ragazza di 15 anni. Un caso non isolato, su cui però, a differenza di episodi simili, vengono subito puntati i riflettori mediatici. Molto spesso infatti molte di queste vicende finiscono nel dimenticatoio (salvo per le trasmissioni tematiche come “Chi l’ha visto?”) e l’opinione pubblica, ben orientata dai reportage di giornali e televisione, sposta la propria attenzione su altro. Cosa che invece non è accaduta per Sarah Scazzi, già nei primi momenti successivi alla scomparsa.
6 ottobre 2010. Quaranta giorni dopo il corpo dell’adolescente viene rinvenuto nelle campagne di Avetrana, immerso in un pozzo. A confessare il reato è lo zio della giovane, Michele Misseri: lo stereotipo del contadino di provincia con il cappellino da pescatore e le mani perennemente sporche di terra, che solo qualche giorno prima raccontava in lacrime davanti alle telecamere il clamoroso ritrovamento del cellulare della nipote nel bel mezzo dei terreni circostanti.
Una strana coincidenza, quasi un eccessivo protagonismo condiviso dal resto del nucleo familiare. I nomi di Sabrina, Valentina e Cosima (rispettivamente figlie e moglie di Misseri) compaiono ovunque: rilasciano pareri, interviste, appelli, persino invettive nei confronti di quello che è divenuto un “orco”, un (presunto) “pedo-necrofilo“. Per loro c’è l’assedio sia degli inquirenti che dei giornalisti, piazzati fuori alla villetta del delitto da quasi due mesi. La stessa abitazione in cui, per uno scherzo del destino, la madre di Sarah apprende in diretta televisiva l’effettiva morte della propria figlia. Abitazione che non è stata posta sotto sequestro nell’immediato e che ora è persino meta di culto da parte dei turisti della cronaca nera.
Gli aggiornamenti sugli interrogatori arrivano alla popolazione in tempo reale, sempre diversi l’uno dall’altro. Una serie di testimonianze contraddittorie che continuano a infittire il giallo. Ognuno ha formulato così la propria ricostruzione degli eventi basandosi sulle “indiscrezioni” riprese dalle testate. Poche però sono le certezze: la verità non è infatti ancora emersa.
Quella che doveva essere una “giornata al mare” si è trasformata in un circo mediatico. Le reti Rai in primis hanno seguito le singole operazioni in una lunga non-stop quotidiana divisa tra le tre emittenti. Ma nemmeno i rotocalchi di altri canali si sono risparmiati: una specie di grottesco “Grande Fratello” mescolato ad azioni degne degli episodi di CSI. Con la differenza che, in questo caso, si tratta della vita reale. Ipotesi e teorie, introdotte da filmati con sigle prese in prestito da film thriller, continuamente vengono commentate da sociologi e psicologi, soubrette e cantanti.
La Rai ha già caricato su Youtube il filmato integrale della puntata di “Chi l’ha visto?” in cui Concetta Serrano Spagnolo, madre di Sarah Scazzi, ha appreso la tragica notizia (1, 2, 3). Il plastico del luogo del delitto, portato in scena a “Porta a Porta” , è solo un culmine mediatico di una storia tutt’altro che conclusa.


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