L’ipocrisia della politica: quando a fare le battute sui gay erano Di Pietro e gli ex missini
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 4 novembre 2010 in Politica
Non solo Silvio. La battuta sui gay, qualche tempo fa, è scappata anche al leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. Durante una delle tante interviste a Klauskondicio, punzecchiato dalle domande di Klaus Davi, Di Pietro è caduto proprio sui gay. In francese e forse con un po’ più di stile, il significato è lampante: «Meglio tombeur de femmes che tombeur d’hommes». Certo, poco prima il leader dell’Idv aveva spiegato di considerare «il gay come una persona diversa sotto l’aspetto dei desideri sessuali ma è una persona uguale a tutti gli altri». Eppure, a ben guardare, ci si chiede dove stia la differenza con quel berlusconiano: «Meglio appassionati di belle donne che gay».
Certo, diverso è il tono e diversa la location. Sta di fatto, però, che né l’Arcigay né la sinistra estrema in quell’occasione mossero un dito. I giornali stranieri non si scandalizzarono e la battuta non fece il giro del mondo, nonostante un Klaus Davi imbarazzato che rimbrottava il leader IdV dicendo «vabbè, la mettiamo come una battuta (Di Pietro ride)».
Legittimo chiedersi allora dove stia la differenza. Non nel significato: entrambe le affermazioni pongono il mondo omosessuale come secondo termine di paragone peggiore rispetto ad un mondo etero “migliore”. Di sicuro nella figura istituzionale che il Presidente del Consiglio italiano riveste, agli occhi del Paese e all’estero.
Peggio di Di Pietro, però, fece un consesso di ex missini durante un programma di Giuliano Ferrara, quando, alla presenza di Gianfranco Fini, il gruppo a lui fedele iniziò a gridare “Frocio! Frocio!” all’indirizzo di Franco Grillini, presente in studio (lo slogan si ascolta chiaramente già durante l’intervento di Grillini).
Ferrara sente in lontananza il coro, fa alzare subito l’audio e insiste perché Fini, all’epoca leader dell’Msi, ripeta quanto scandito dal gruppo fino a un attimo prima. Fini tace. Ferrara insiste. Non vuole staccare il collegamento. Alla fine l’inviato del programma cede e confessa ciò che nessuno – a microfoni accesi – osava ripetere «gridavano frocio frocio…». È chiaro che nessuno può sapere se l’attuale presidente della Camera, quel giorno, abbia scandito quelle parole. Tutti speriamo di no. Ciò che è evidente è la trasversalità di alcune “battute” e il moralismo di facciata proprio di certa politica: si punta il dito, sperando che nessuno venga a guardare in casa propria.
P.S.: come un nostro gentile lettore ci fa notare tramite Facebook, né la destra né la sinistra hanno mai portato a termine la legge che prevede l’aggravante di odio razziale per quel che riguarda l’inclinazione sessuale.


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