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Diritto di critica | August 15, 2020

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Protestare da una gru è giusto? DdC l’ha chiesto alla Cgil - Diritto di critica

Protestare da una gru è giusto? DdC l’ha chiesto alla Cgil

È giusto salire su una gru per protestare? Ricercare l’attenzione della gente e delle istituzioni per farsi aiutare e raccontare la propria storia ed i propri problemi al mondo intero? Intralciare  con la protesta lavori importati, con conseguenti perdite di denaro per la città? La risposta sarà sempre diversa, specialmente se l’ideologia della persona a cui voi avrete posto questa domanda è estrema. Il leghista, come è stato mostrato anche in TV,  vi dirà di lasciarli liberamente lassù a protestare, «ma senza cibo né acqua» e spiegherà che «in nessun modo le loro richieste di permessi di soggiorno potranno essere accettate e che la legge è legge».

Per comprendere meglio la situazione immigrati e lavoro nero Diritto di Critica ha intervistato l’ex segretario della Cgil di Lecco, Alberto Anghileri.

Alberto Anghileri, cosa ne pensa di questo tipo di protesta? C’erano altre possibilità per quelle persone?

Questa forma di lotta non mi convince perché troppo “estrema”. Il mio è un giudizio da sindacalista: quando si inizia una qualsiasi forma di protesta si deve anche pensare ai risultati da ottenere, altrimenti diventa una lotta fine a se stessa. Mi rendo però conto che per quelle persone salire in cima alla gru  era forse  l’unico modo rimasto per far emergere la loro situazione. A loro va tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza. Nell’indifferenza generale, hanno purtroppo  scelto una via difficile. Inoltre  la loro situazione è estremamente diffusa: anche a Lecco si sono verificati casi analoghi di lavoratori stranieri truffati per ottenere falsi permessi di soggiorno.


Che opinione ha delle attuali leggi in materia di immigrazione, dopo 8 anni di Bossi- Fini? Com’è la situazione per i lavoratori immigrati?

La legge Bossi Fini è assolutamente sbagliata, ipocrita e falsa, una classica legge “all’italiana” per certi versi inapplicabile. Moltissimi non la rispettano, tutti lo sanno ma fanno finta di nulla. Inoltre in un momento di crisi come questo  la situazione è molto peggiorata anche per i lavoratori stranieri, perché quando perdono il lavoro rischiano anche di essere espulsi dall’Italia. Insomma, oltre al danno la beffa.

Che soluzioni attuerebbe per combattere il lavoro “nero”, soprattutto quello svolto da clandestini?

Per quanto concerne il lavoro nero dei lavoratori stranieri, basterebbe garantire loro l’impunità a fronte della denuncia.

Perché un clandestino in nero non denuncia quasi mai chi lo sfrutta?

Oggi, se un lavoratore straniero denuncia il lavoro nero rischia di essere il primo e magari l’unico a pagarne le conseguenze. Infatti quasi sempre chi lavora in nero è clandestino e se si reca in questura o all’ufficio del lavoro per sporgere denuncia scatta in automatico un procedimento nei suoi confronti.

Il reato di clandestinità?

È bene ricordare che con l’assurda introduzione del reato di clandestinità, chi incorre in questo reato è impossibilitato a richiedere il permesso di soggiorno.

C’è la convinzione che queste proteste aumentino le paure della gente, favorendo di conseguenza chi le cavalca. C’è realmente questo problema?

Indubbiamente il clima sociale di oggi non aiuta l’integrazione.  La vicenda di Brescia sta diventando un paradigma: ci sono alcuni lavoratori in cima ad una gru che minacciano di buttarsi, eppure una città di grandi tradizioni democratiche come Brescia (ma varrebbe anche per Lecco, Milano o  qualsiasi altra città) è completamente assente. È pur vero che la crisi aumenta i timori e le paure e la cultura leghista ha purtroppo seminato un clima di odio nei confronti dello straniero: le ronde, i rom, la sicurezza e temi affini sembrano essere diventati gli unici problemi del nostro Paese.  Per esperienza dico che sono problemi facilmente risolvibili: i tantissimi lavoratori stranieri presenti nelle fabbriche di Lecco non hanno mai creato problemi, così come non ci sono mai verificati episodi di razzismo nei nostri stabilimenti. Poi magari le stesse persone che lavorano con migranti e hanno in casa la badante ucraina per curare l’anziano genitore diventano “feroci” contro gli stranieri, in una sorta di doppiezza tra la propria esperienza e la situazione generale.

(Vignetta di Mauro Biani)

Comments

  1. Franco Ricci

    Certo è una forma di protesta eccessiva, direi addirittura sguaiata e contraria al bon ton. Si potrebbe sostituire con 15′ messi a disposizione di chi protesta a reti inificate in tv in orario tg (parlo naturalmente della sola RAI). Vanno bene anche 10′, anche solo 5′.

  2. Non capisco se è ironico o no. Se lo è me lo becco tutto ;). Se non è così, è un’idea non cosi male..