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Diritto di critica | October 20, 2020

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Alessandra, dottoranda senza futuro - Diritto di critica

Alessandra, dottoranda senza futuro

“Amo la letteratura e così tre anni fa ho deciso di iscrivermi al dottorato di ricerca in lettere”. Con occhi malinconici, in un grigio vagone della metropolitana romana, Alessandra G. racconta la sua storia. “Dopo la laurea non sapevo cosa fare. Mi è capitata questa occasione è ho deciso di coglierla al volo. D’altronde oggi chi ti paga quasi mille euro al mese?”

Alessandra è una ragazza minuta dai grandi occhi verdi vivaci, ma sul suo viso c’è tutta l’inquietudine per quello che verrà dopo. Prova a sorridere ma non c’è molto che possa renderla felice. “Da gennaio non avrò più la borsa di dottorato per questo mi dovrò sbrigare a completare la mia tesi”. E Poi? “Non lo so, io non so cosa potrò fare. All’Università non c’è nessuna speranza di entrare come docente o come ricercatore”.

Tra poco il suo ateneo, a cui lei ha dedicato tempo e risorse, la lascerà al suo destino. Nessuna possibilità di rimanere in università con uno stipendio: “Ho 28 anni, non posso rimanere lì come cultore della materia, una formula piacevole per dire ricercatrice non retribuita”.

Così Alessandra si morde il labbro e guarda per un attimo del vuoto. Non aspetta nemmeno l’ovvia domanda che segue: “Non so chi me l’abbia fatto fare, se tornassi indietro forse non riprenderei la stessa strada, anche se, essendomi laureata in lettere, non sarei mai riuscita a guadagnare gli stessi soldi di questi tre anni”, che sono comunque una miseria.

Il vagone della metropolitana prosegue nel tunnel mentre la sua testa, ancora assonnata, oscilla silenziosa tra frenate e accelerazioni. “Sto andando in biblioteca, devo finire il mio lavoro”. Si aprono le porte e con un mesto sorriso saluta, mentre svanisce nel fiume di persone verso le scale mobili.

Comments

  1. diego87

    non capisco il senso di questo articolo……

    1) la ragazza fa il dottorato da 3 anni? giusto? quindi nno è che le tolgono la borsa….semplicemente ha finito il dottorato….

    2) perchè non ci dite qualcosa di più? sono sicuro che la ragazza in questione sia molto intelligente….ma non date dettagli….sa la lingue? ha fatto stage? o pensate he sia sufficente che studi perchè le venga dato un lavoro?

    3) questo è giornalismo o pietismo?

    4) mille euro una miseria???? questa frase è uno schiaffo alla povertà!

    • giovanna nicolosi

      Alessandra deve sapere che lei fa questo dottorato con mille euro al mese,(e condivido con diego che è uno schiaffo alle famiglie che vivono in 3-4 persone con la stessa cifra) ma ci sono ragazzi che fanno lo stesso lavoro senza borsa,e non perchè hanno meno capacità ma perchè non hanno un professore che li sostiene, e di conseguenza non avere questi famosi mille euro al mese.Una di queste è mia figlia ,che per portare avanti il dottorato deve lavorare come commessa.

  2. 1) Non ho detto che alla ragazza tolgono la borsa perché il ministro dell’Istruzione ha deciso così. Scadono i tre anni, deve discutere la sua tesi (rapidamente visto che sono finiti i soldi della borsa) ma si ritrova ora senza prospettive e senza un titolo di studio “utile”, nemmeno per i concorsi

    2) Non ho detto che ha diritto ad un lavoro più di altri. Con l’Università non ha mai avuto modo di fare stage e non è particolarmente brava con le lingue straniere. Una ragazza normalissima. Il problema è un altro: perché in Italia l’Università paga delle borse di studio (in questo caso di dottorato) a giovani che poi si ritrovano con un diploma inutile e soprattutto senza possibilità concrete di fare della ricerca un lavoro retribuito?

    3) Non ho detto che mille euro sono una miseria. Tutt’altro. 1.000 euro sono una quantità di soldi “enorme” rispetto ai co.co.co. e co.co.pro che offrono oggi le aziende. Peccato che siano comunque di meno rispetto alla paga di un operaio non specializzato impiegato a tempo pieno (40 ore settimanali)

  3. Bea

    Per me non é stato neppure questione di provare, nonostante la laurea in tempi minimi (4 anni invece che cinque,) e a pienissimi voti, la conoscenza di quattro lingue moderne (e tre antiche) e una pubblicazione; mi é stato subito fatto chiaro che nel mio Ateneo non ci sarebbe stato posto per me (forse senza borsa, ma non era detto) e che me ne sarei dovuta andare a cercar fortuna da un’altra parte.
    Così io ed i miei due relatori ci siamo rimboccati le maniche e adesso da due anni sono in Inghilterra (con borsa), dove le prospettive non sono più rosee, ma quanto meno c’é un minimo di spiraglio -sia nell’accademia che nella possibilità di trovare un lavoro in altri settori- in più anche per chi come me fa materie umanistiche.